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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
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		<title>Murnau – Drone EP 2</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 13:46:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[In Primo Piano]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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		<description><![CDATA[Ambientazione: Venezia, isola della Giudecca (soprannominata “Isola dei pinguini” per le temperature poco accoglienti nella stagione invernale). Guardo alla finestra. Nebbia, nebbia, nebbia. “Bello, caratteristico!”, direte voi. Si, vi rispondo io, ma dopo quattro giorni di latitanza il sole inizia a mancarti. Specialmente se sei un “terùncello” abituato a ben altre condizioni climatiche. Meglio leggere, và. Cioran, Sulla musica.
&#60;&#60;Spesso quello che rende unica la musica è la dimensione della notte, l’arte di spremere le ombre per estrarne l’essenza&#62;&#62;.
Vero. Mi vengono in mente tanti musicisti che riescono in quest’arte. Nella classica c’era Chopin con i suoi notturni. Nel jazz Thelonious Monk con la sua...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/murnau1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15574 colorbox-15572" title="murnau1" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/murnau1-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Ambientazione: Venezia, isola della Giudecca (soprannominata “Isola dei pinguini” per le temperature poco accoglienti nella stagione invernale). Guardo alla finestra. Nebbia, nebbia, nebbia. “Bello, caratteristico!”, direte voi. Si, vi rispondo io, ma dopo quattro giorni di latitanza il sole inizia a mancarti. Specialmente se sei un “terùncello” abituato a ben altre condizioni climatiche. Meglio leggere, và. Cioran, Sulla musica.</p>
<p style="text-align: justify;">&lt;&lt;Spesso quello che rende unica la musica è la dimensione della notte, l’arte di spremere le ombre per estrarne l’essenza&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;">Vero. Mi vengono in mente tanti musicisti che riescono in quest’arte. Nella classica c’era Chopin con i suoi notturni. Nel jazz Thelonious Monk con la sua ‘Round About Midnight. E poi ci sono gruppi come Mogwai o Sigùr Ros: basta ascoltarne pochi brani per sentirsi catapultati nelle notti piovose e glaciali di Glasgow e Reykjavik. Ma come la mettiamo con i Murnau? Anche loro riescono a spremere le ombre per estrarne l’essenza, ma vengono tutti e quattro dalla nostra Reggio “caciàrona”. Provo a schiarirmi le idee ascoltando il loro ultimo EP, Drone 2.</p>
<p style="text-align: justify;">Nach dem Sturm: sembrano cori ma sono chitarre. È il trionfo del delay, vero e proprio marchio di fabbrica di casa Murnau. Miglior accoglienza sonora non potrebbe esserci per chi vuole perdersi nelle plumbee atmosfere create da Claudio Nastasi (voce, chitarre ed effetti dei Murnau).</p>
<p style="text-align: justify;">Quiet e Before the rain: altre due preziose “gocce” murnauiane che integrano magistralmente lo sfondo sonoro ambient creato col primo brano.</p>
<p style="text-align: justify;">Pause: piacevole intermezzo con qualche eco della gloriosa scuola di Cure e Joy Division. Last hope sound nasce dall’efficace sovrapposizione di due linee di chitarra che attirano ipnoticamente l’attenzione di chi le ascolta. Titoli di coda ed ultime carezze sonore sono affidate al piacevole ritorno di Quiet e a Winther Breath che chiudono l’Ep.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, dato che non ci facciamo mancare niente, vi propongo la mia chiacchierata-pseudointervista con l’artefice dell’Ep, Claudio Nastasi.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/droneep2.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15575 colorbox-15572" title="droneep2" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/droneep2.jpg" alt="" width="537" height="537" /></a></p>
<p><strong>Allora, Claudio, come nasce questo Drone 2?</strong><br />
Prima di completare i lavori per il nostro secondo album (la cui uscita dovrebbe avvenire a metà 2012), volevamo pubblicare alcuni brani strumentali post-rock per proseguire nel progetto Drone che aveva avuto un discreto seguito in rete.</p>
<p><strong>Hai registrato tu da solo?</strong><br />
Si. Sono partito da alcune basi pre-registrate in fase di prova. Ho cercato poi di dare ai brani un insieme unitario, molto emozionale, quasi si trattasse di una colonna sonora.</p>
<p><strong>So che ti “rifugi” spesso a Gambarie. Quanto ti hanno ispirato le atmosfere aspromontane?</strong><br />
Effettivamente alcune basi sono nate lì tra maggio e giugno del 2011. Ovviamente di notte e con pochi ma buoni mezzi di registrazione.</p>
<p><strong>Domanda standard: come si articola il tuo metodo di composizione? E quello col gruppo?</strong><br />
Beh, non c&#8217;è proprio un metodo. Spesso si parte da sensazioni o da piccole melodie che ti girano in testa e che devi riuscire ad esprimere col tuo strumento.<br />
Anche col gruppo avviene più o meno lo stesso: chi ha delle idee inizia ad improvvisare. Ognuno poi ci mette del suo e suoniamo fino a quando l’improvvisazione non inizia a prendere una forma interessante che possa poi diventare un brano vero e proprio.</p>
<p><strong><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/murnau2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15576 colorbox-15572" title="murnau2" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/murnau2-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Domande più generali. Il musicista che si limita a suonare è ormai in via d’estinzione. So che curi ogni minimo dettaglio della promozione del tuo gruppo. Come ti sei mosso per far nascere e pubblicizzare Drone 2?</strong><br />
Molti musicisti ancora non si rendono conto delle potenzialità che può offrirti uno strumento come internet. Ormai non basta più avere una pagina su myspace o caricare un video su youtube, ma bisogna saper interagire quotidianamente con la rete.<br />
Per quanto riguarda l’Ep,  è stato pubblicato in collaborazione con la net-label Mag Music (www.magmusic.it/mag-music-productions) che ci darà una mano nella promozione. Inoltre, prossimamente arriveranno recensioni di webzine, specialmente francesi e statunitensi.</p>
<p><strong>Fornisci tutte le coordinate per chi volesse acquistare l’Ep o più semplicemente per contattarvi.</strong><br />
Chiunque è interessato all’acquisto lo può fare direttamente al sito <a href="http://murnau.bandcamp.com/album/drone-ep-2" target="_blank">http://murnau.bandcamp.com/album/drone-ep-2</a> con la modalità name your price che permette di acquistare anche un singolo brano con offerta libera. Altrimenti basta contattarci su Facebook, Twitter o Youtube: basta digitare “murnauband” per trovarci.</p>
<p><strong>Ultima domanda. Siete tutti di Reggio ma avete suonato in giro per l’Italia.  Quali sono gli aspetti positivi e quelli invece più limitanti della scena musicale reggina e calabrese?</strong><br />
Al contrario di quanto viene detto da molti, le band a Reggio ci sono e sono vive. Purtroppo manca la coesione fra di loro. Forse è colpa della mentalità del “reggino-medio”, troppo orgoglioso per collaborare a costruire qualcosa che possa avvantaggiare tutti. Tempo fa mi ero messo a disposizione per dare consigli gratis alle band per autogestirsi: nessuno mi ha contattato.<br />
Anche a livello regionale ho riscontrato lo stesso problema. C’è una scena ricca come quella cosentina, ma si sono costruiti un muro attorno. Per quanto ci riguarda è stato più facile organizzare delle date al Nord piuttosto che a Cosenza…</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Raul Catalano</strong></p>
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		<title>Le cinque giornate siciliane: la ri-nascita della giustizia sociale</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:09:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/movimentoforconi430.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15537 colorbox-15535" title="movimentoforconi430" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/movimentoforconi430-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Questo termine a chi, come me, è nato negli anni 80, rievoca solamente i libri di storia. “Movimenti popolari”, “moti rivoluzionari”, “rivolte dal basso”,  sono tutti termini che non mi sarei mai sognata di poter utilizzare parlando di attualità. Ma come asserì, per primo, Machiavelli: &lt;&lt; La storia si ripete!&gt;&gt;. E ancora una volta, a dare l’esempio è la parte più sfregiata del Paese.. il Mezzogiorno.. la Sicilia! La rivolta popolare promossa da l’ormai famosissimo Movimento dei forconi e Forza d’urto, che ha preso piede in tutto il territorio siculo ha ottenuto risultati a dir poco inaspettati. Il movimento ha trovato la piena e totale partecipazione, anche solo solidale, di tutto il popolo siciliano, che nonostante abbia subito gli aspetti negativi della rivolta, quali disagi e problemi di ordine pubblico, ha comunque appoggiato le migliaia di dimostranti che si sono stanziati in tutta l’isola, dimostrando e insegnando ancora una volta il vero significato delle parole orgoglio e dignità.</p>
<p style="text-align: justify;">“Si’ un omu camina calatu torci la schina, se un populu torci la storia!”.. &lt;&lt; Se un uomo cammina chino piega la schiena permanentemente, se lo fa un popolo, cambia la storia!&gt;&gt;  Questo è lo slogan della rivolta messa in piedi da agricoltori, allevatori, pescatori, autotrasportatori, commercianti e braccianti, ai quali si sono uniti giovani studenti e disoccupati, che pretendono prima di tutto, di riavere indietro la propria dignità di uomini e lavoratori. Le varie manifestazioni sono iniziate Lunedì scorso su tutta l’isola, protraendosi per ben cinque giorni di fila, con lo stop incondizionato degli autotrasportatori, i quali hanno bloccato tutti i punti strategici di entrata ed uscita dalla regione, paralizzando qualsiasi attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Una battaglia culturale e sociale che è partita dal basso, da chi è stanco di essere inascoltato, costretto a chinare il capo per trovare un lavoro, che si ritrova a pagare le conseguenze più dure di una crisi causata dalla spregiudicatezza del mondo capitalistico e finanziario che nulla  ha che vedere con le leggi e le regole della realtà dei contadini, pescatori e allevatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Tale movimento è arrivato agli onori della cronaca nazionale a gran fatica e grazie soprattutto ai social network. I coordinatori ringraziano soprattutto la stampa internazionale che si è occupata della vicenda più di quanto abbia fatto la stampa italiana, la quale assieme alla classe politica siciliana e nazionale, sembra siano stati sordi e impassibili nei confronti di un evento che evidenzia una situazione di disperazione sociale che non può e non deve essere più sottovalutata con continue promesse che puntualmente poi vengono disattese.</p>
<p style="text-align: justify;">Una rappresentanza del movimento è riuscita a farsi ricevere dal Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo al quale, oltre a chiedere un chiarimento su che fine abbiano fatto i 2 miliardi di euro, stanziati dall’Unione Europea per il settore agricolo siciliano oramai al tracollo, ha avanzato la pretesa della risoluzione delle tante promesse basate sul rilancio dell’autonomia economica della regione. Nell’incontro si è discusso anche del rimborso delle accise sul carburante, sulla defiscalizzazione delle accise petrolifere ed elettriche, visto che la Sicilia paga già un pesante tributo ambientale per la presenza dei vari insediamenti petrolchimici lungo le proprie coste, dilaniate dai continui scavi (ricordiamoci che la Sicilia produce il 60% del carburante venduto in Italia). A queste si sono aggiunte le richieste per il blocco delle procedure Serit-Equitalia per allevatori, agricoltori, autotrasportatori e pescatori che hanno dichiarato fallimento,  e il rilancio dell&#8217;agricoltura,  iniziando dalla protezione sulle produzioni locali il cui prezzo e’ aggredito dalla merce proveniente da Paesi extracomunitari. Infatti, nonostante sia il settore che impiega il numero più alto di persone e sostanzia il PIL regionale, oggi interi ettari di agrumeti vengono lasciati nell’incuria totale e i frutti cadere dagli alberi, poiché i costi di produzione superano di ben dieci volte il prezzo di mercato a cui i produttori devono attenersi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma le trattative sono sfumate, e trascorsi i cinque giorni di blocco (il numero legale massimo consentito agli autotrasportatori),  i coordinatori di forza d’urto e Movimento dei forconi hanno annunciato che la protesta si trasferirà a Roma, per far sentire la loro voce anche e soprattutto al governo nazionale, che in questi giorni ha proprio fatto orecchie da mercante.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/forconi.bmp"><img class="alignright  wp-image-15538 colorbox-15535" title="forconi" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/forconi.bmp" alt="" width="384" height="256" /></a>Oltre ai tentativi di censura, il movimento ha subito pure tentativi di delegittimazione attraverso dichiarazioni riguardanti la probabilità che a guidare la manifestazione  fossero delle aree estremiste di destra, quali forza nuova, la quale comunque ha dichiarato di essere vicina e appoggiare il movimento (dichiarazione sulla quale non mi sembra ci sia niente di sconvolgente, visto che Destra o Sinistra, Estremisti o Moderati, siamo tutti disoccupati senza alcun futuro)! A ciò si è aggiunta una dichiarazione del Presidente di Confindustria della Sicilia, il quale ha dichiarato che all’interno del movimento vi sarebbero dei personaggi discutibili, legati ad ambienti mafiosi. Uno dei rappresentanti del movimento, Martino Morselli del Movimento dei Forconi, ha risposto continuando a dichiarare a oltranza l’assoluto carattere apolitico e apartitico del movimento, per quanto riguarda personaggi legati ad ambienti mafiosi, afferma, basterebbe che chi sa facesse i nomi alle autorità competenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è successo in Sicilia è una delle tante spie che si stanno accendendo in tutta Italia e che testimoniano un malessere sociale che si protrae oramai da anni. E’ l’evidente sensazione dei cittadini, non solo siculi, che si sentono abbandonati da chi dovrebbe rappresentare e salvaguardare i loro interessi e invece si preoccupa solo di aumentarne i propri. E’ la richiesta accorata da parte di chi oramai non ha più niente da perdere! Il movimento nato in Sicilia  è la prova evidente che il popolo può e deve prendere in mano le redini della vita politica del paese.</p>
<p style="text-align: justify;">“La politica in senso generale,  riguarda “tutti” i soggetti facenti parte di una società, e non esclusivamente solo chi fa politica attiva. Il suo significato implica anche l’occuparsi, in qualche modo, di come viene gestito lo Stato o le sue substrutture territoriali. In tal senso “fa politica” anche chi, subendone effetti negativi ad opera di coloro che ne sono istituzionalmente investiti, scende in piazza per protestare”.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Francesca Squillaci</strong></p>
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		<title>Non solo liberalizzazioni. Anche norme in favore dei giovani nel prossimo decreto del Governo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 11:14:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[I taxisti stanno scatenando il loro inferno prima ancora che il decreto sulle liberalizzazioni venga presentato al pubblico. Le aspre critiche della categoria contro l&#8217;atto del governo si basano sul testo di una bozza di legge che circola da qualche giorno sui giornali.
Insieme ai taxisti hanno annunciato mobilitazioni notai, avvocati, farmacisti, benzinai e altre categorie, tutte toccate dal futuro decreto legge sulle liberalizzazioni. Sempre se verrà approvato così come si legge nella bozza precedentemente linkata.
Analizzando con attenzione il testo vengono fuori anche altre questioni. L&#8217;occhio che legge è il mio, un 29enne italo/meridionale altamente scolarizzato e perfettamente calato nella crisi globale e nazionale...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/Sciopero_precari_30_11_2010_003.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15510 colorbox-15503" title="Sciopero_precari_30_11_2010_003" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/Sciopero_precari_30_11_2010_003-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>I taxisti stanno scatenando il loro inferno prima ancora che il decreto sulle liberalizzazioni venga presentato al pubblico. Le aspre critiche della categoria contro l&#8217;atto del governo si basano sul <a href="http://www.ilsole24ore.com/pdf2010/SoleOnLine5/_Oggetti_Correlati/Documenti/Economia/2012/bozza-LIBERALIZZAZIONI.pdf?uuid=04660a9e-41ff-11e1-bd5b-050cd99c9700" target="_blank">testo di una bozza di legge</a> che circola da qualche giorno sui giornali.</p>
<p style="text-align: justify;">Insieme ai taxisti hanno annunciato mobilitazioni notai, avvocati, farmacisti, benzinai e altre categorie, tutte toccate dal futuro decreto legge sulle liberalizzazioni. Sempre se verrà approvato così come si legge nella bozza precedentemente linkata.</p>
<p style="text-align: justify;">Analizzando con attenzione il testo vengono fuori anche altre questioni. L&#8217;occhio che legge è il mio, un 29enne italo/meridionale altamente scolarizzato e perfettamente calato nella crisi globale e nazionale attuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai miei occhi questo potrebbe essere uno dei testi di legge più favorevoli alle giovani generazioni da quando ho preso coscienza della mia vita nella collettività. Ogni volta si sente parlare di soldi, assegni e presunti bonus destinati ai giovani, ma solitamente si esauriscono in finanziamenti ad imprese che ti affittano un anno per farsi dare i soldi dallo stato e poi magari ti tengono in nero, oppure ti mandano via cercando altri nelle tue stesse condizioni. Riguardo gli stage mi limito a dire che tutti i trentenni sanno cosa vuol dire fare volontariato presso uno o più datori di lavoro per mesi e a volte anni. Ovvero lavorare senza percepire alcuna retribuzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, nella bozza del decreto sulle liberarizzazioni norme che possono rimettere in carreggiata una e più generazioni ce ne sono. Niente di eccezionale, per carità, ma date le ultime esperienze e la situazione di estrema difficoltà tutto fa brodo. Per alcune cose questo brodo ha anche un buon sapore. Vediamo nel dettaglio di che si tratta:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Art. 4 &#8211; Accesso dei giovani alla costituzione di Società a responsabilità limitata</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Primo pezzo forte. Viene data la possibilità a tutti coloro che non hanno compiuto il 35esimo anno di attività di formare una &#8220;Società semplificata a responsabilità limitata&#8221;. La procedura sarebbe semplicissima e non richiederebbe altri adempimenti burocratici: è sufficiente una comunicazione telematica unica al registro delle imprese. Basta, tutto qui. Oneri monetari? La società deve avere un capitale sociale simbolico di un (1!) euro contro gli attuali 10.000 minimo. La società è esente da qualunque tipo di bollo di segreteria, ecc Al compimento del 35esimo anno di età del titolare o di uno dei soci, questi o esce dalla società oppure questa si trasforma in una Società a responsabilità limitata classica, così come lo sono tutte ora, con i relativi oneri economici e burocratici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato di questa norma potrebbe essere quello di favorire l&#8217;innovatività e la creatività dei giovani che avrebbero così tutto il tempo per mettere in piedi la loro impresa, realizzare i loro sogni, e quindi poter avere le risorse sufficienti per adempiere agli obblighi economici e legali del caso. Va da se che tutti coloro che oggi vorrebbero costituire un&#8217;impresa ma non ne hanno le possibilità economiche grazie a questa legge potrebbero farlo!</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/yuppies_i_giovani_di_successo.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15511 colorbox-15503" title="yuppies_i_giovani_di_successo" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/yuppies_i_giovani_di_successo.jpg" alt="" width="527" height="394" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Art. 8 &#8211; Tutela delle microimprese da pratiche commerciali ingannevoli ed aggressive</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si stabilisce la massima tutela delle piccole imprese (anche quelle neocostituite dagli under35 di cui all&#8217;art precedente) nei confronti di pratiche commerciali scorrette ad opera di liberi professionisti. Tutela anche nei confronti di pubblicità ingannevole e pubblicità comparativa illecita.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Art. 10 &#8211; Disposizioni sulle tariffe professionali</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Vengono cancellate in toto le &#8220;tariffe minime&#8221; e le &#8220;tariffe massime&#8221; per le prestazioni dei liberi professionisti. Si tratta di un abbattimento all&#8217;ingresso del mercato che potrebbe essere sfruttato dai giovani professionisti che potrebbero fare concorrenza ai vecchi patriarchi attraverso prezzi competitivi che gli consentano di crearsi un portfolio di clienti in maniera autonoma piuttosto che dover entrare sotto l&#8217;ala protettiva di chi ha già uno studio avviato.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/libero-professionista.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15514 colorbox-15503" title="libero-professionista" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/libero-professionista.jpg" alt="" width="528" height="363" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Art. 12 &#8211; Accesso dei giovani all&#8217;esercizio delle professioni</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/1988-yuppies-lg-55229257.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15515 colorbox-15503" title="1988-yuppies-lg-55229257" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/1988-yuppies-lg-55229257-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" /></a>Questo è l&#8217;altro pezzo forte per i giovani italiani che potrebbe arrivare con il decreto sulle liberalizzazioni. Tutti i giovani potrebbero svolgere il periodo di praticantato professionale e/o di tirocinio durante gli ultimi due anni di università!!! Così come dovrebbe essere <em>a norma di logica</em>. Durante il periodo universitario si impara anche il mestiere di modo che appena usciti dall&#8217;esperienza universitaria si possa sostenere l&#8217;esame di ammissione all&#8217;ordine professionale! Gli unici per cui non vale questa disposizione sono i medici. Pensate amici aspiranti architetti, avvocati, notai, giornalisti, ecc ecc Il governo nella sua stessa spiegazione della norma sostiene che l&#8217;obiettivo è di non far gravare sulle famiglie per troppo tempo il costo della formazione dei propri figli (che come è noto oltre ai 5 anni minimo di università prevede anche 2 anni che quasi sempre sprovvisto di equo corrispettivo economico).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Art. 14 &#8211; Potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica, accesso alla titolarità delle farmacie e disciplina della somministrazione di farmaci generici</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Aumenta il numero delle farmacie per numero di abitanti, una ogni 3000. Alla gestione delle nuove farmacie potranno partecipare tutti i possessori dei titoli necessari (laurea specifica) in maniera associata. I giovani farmacisti che attualmente non riescono a superare l&#8217;imbuto dell&#8217;ingresso alla professione a causa del basso numero di esercenti e della loro gestione familiare e familistica (un farmacista può trasferire la gestione al figlio anche se questi non è ancora in possesso dei titoli di studio necessari&#8230;) potrebbero bypassare l&#8217;ostacolo con le nuove assegnazioni. E così avverrebbe in futuro ogni qual volta un comune avesse una farmacia da assegnare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Art. 15 &#8211; Incremento del numero dei notai e concorrenza nei distretti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Aumento del numero complessivo dei notai sul territorio nazionale di 1500 unità nei prossimi 3 anni. 500 nuovi notai l&#8217;anno attraverso concorso pubblico. Va da se che in un ambito così ristretto come quello notarile, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Notaio" target="_blank">4.554 il numero complessivo dei notai a giugno 2010</a>, un aumento del33% di unità in 3 anni è un&#8217;apertura notevole nei confronti degli giovani aspiranti professionisti.</p>
<p style="text-align: justify;">Per semplicità e amore di chiarezza non ho tenuto presente le numerose norme che destano in molti più di qualche critica. Vedi la svendita dei servizi locali o l&#8217;incentivo alla produzione di energia da idrocarburi anche se c&#8217;è pure dell&#8217;altro, come allargamento delle fattispecie e dei tempi per adire class action o come l&#8217;accelerazione dello smantellamento degli attuali siti nucleari in Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo articolo era mio interesse focalizzare l&#8217;attenzione alle norme che si rivolgono direttamente e apertamente alla popolazione giovanile di questo paese. Norme che possono tranquillamente non chiamarsi liberalizzazioni ma semplicemente <em>norme normali</em>, di un paese che vuole evitare il prolungarsi dello stato di sfruttamento lavorativo delle sue generazioni più fresche, creative ed energiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben diverso è il discorso per le liberalizzazioni di assicurazioni, servizi, energia, taxi, edicole, benzinai e altre categorie per cui ci sarebbe bisogno di un capitolo specifico per ognuna di esse.</p>
<p style="text-align: justify;">La parola &#8220;liberalizzazione&#8221; può avere dei risvolti pericolosi, nel sistema economico attuale è servita troppo spesso a favorire i grossi gruppi, a discapito delle piccole imprese e dei lavoratori (licenziamenti di massa, salari molto più bassi all&#8217;ingresso) ma d&#8217;altronde la cancrena-paese richiede una terapia d&#8217;urto che scrosti il marciume da ogni settore. Senza tralasciarne alcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Non ci piove che questo governo sia il più esperto e consapevole del sistema economico attuale e dunque è lecito immaginare che le norme da esso apportate genereranno benefici economici secondo i paradigmi classici di quello stesso sistema stesso che ci ha portato a questa crisi terribile! Quello che si cerca di fare è di correggere gli errori nel sistema economico attuale non di sperimentarne uno nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto certo è che idee, semplici ed eque, ma anche efficaci, come quelle descritte in precedenza nessuno le aveva mai proposte. Queste rispecchiano, a loro modo, un profondo interesse del governo per la situazione drammatica delle giovani generazioni di italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questo non bisogna vergognarsi di dare atto al governo Monti.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>16 gennaio 2012: già dodici le donne uccise</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 00:50:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>

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		<description><![CDATA[Rosetta, Grazyna, Antonella, Enza, Sharna, Stefania, Nunzia, Daniela, Fabiola, Lenuta, Jenny, Sara.
Sono le dodici donne uccise nel nostro Paese in queste due prime settimane del 2012.
Uccise a Ragusa, Civitanova Marche, Putignano, Marano, Monza, Trapani, Avellino, Ferrara, Milano, Trento.
Uccise con armi da fuoco, con percosse, strangolate, soffocate, gettate dalla finestra, incendiate. Donne uccise dal marito, dal fidanzato, dal convivente, dal “cliente”, dall’ex marito, dall’ex fidanzato, dal padre o dal genero.  Donne uccise da un uomo.
Omicidi commessi non per gelosia, non per follia, non per disperazione. Le cause di questi omicidi hanno radici ben più profonde. Non sono episodi isolati ne storie eccezionali. Si...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Rosetta, Grazyna, Antonella, Enza, Sharna, Stefania, Nunzia, Daniela, Fabiola, Lenuta, Jenny, Sara.<br />
Sono le dodici donne uccise nel nostro Paese in queste due prime settimane del 2012.<br />
Uccise a Ragusa, Civitanova Marche, Putignano, Marano, Monza, Trapani, Avellino, Ferrara, Milano, Trento.<br />
Uccise con armi da fuoco, con percosse, strangolate, soffocate, gettate dalla finestra, incendiate. Donne uccise dal marito, dal fidanzato, dal convivente, dal “cliente”, dall’ex marito, dall’ex fidanzato, dal padre o dal genero.  Donne uccise da un uomo.<br />
Omicidi commessi non per gelosia, non per follia, non per disperazione. Le cause di questi omicidi hanno radici ben più profonde. Non sono episodi isolati ne storie eccezionali. Si tratta di violenza di genere, ed è un fenomeno tanto diffuso quanto dimenticato. Nel 2010 le donne uccise sono state 127; in cinque anni &#8211; dal 2005 al 2010 &#8211; sono state uccise 650 donne. Nel 2011 si stima – sulla base delle notizie riportate dai media &#8211; che le donne uccise siano state 137.<br />
Non soltanto omicidi, più o meno efferati, uccisioni piò o meno mediatiche. C’è qualcosa di più, di altro, qualcosa che non trova eco nelle cronache, qualcosa di non detto. Chi lavora per contrastare tutte le forme di violenza contro le donne, sa che l’omicidio rappresenta spesso la tragica conclusione di un lungo e sofferto periodo di violenza fisica e psicologica agita dal marito, compagno, fidanzato o ex contro la donna.  Periodo di cui quasi sempre non c’è traccia nelle storie raccontate, e che, per questo motivo, sembrano assumere la caratteristica dell’eccezionalità, e trovano spesso come unica spiegazione l’eccesso di follia e di rabbia.<br />
Chi, come la nostra associazione da anni incontra e supporta le tante, troppe, donne vittime di violenza, sa che dietro un episodio di violenza verso la moglie, la figlia, l’amante o la prostituita, non c’è soltanto quell’unico uomo che la agisce in quel particolare momento e luogo, ma c’è un sistema culturale e sociale, che in qualche modo, ancora oggi, continua a supportare tale tipo di violenza. Un sistema mediatico che rappresenta la donna come oggetto ad uso e consumo dei desideri maschili, un sistema economico che contrasta il lavoro delle donne e quindi la loro libertà, un sistema politico che esclude o strumentalizza la politica femminile, un sistema educativo isituzionale e familiare che dimentica i saperi delle donne e trasmette ancora stereotipi legati al genere.<br />
Questo nuovo anno, da poco iniziato ma già segnato da un numero tanto alto di donne uccise, pone quindi l’urgenza di osservare questi episodi, e a quelli ancora più numerosi e sommersi di donne che vivono diverse situazioni di violenza, con un altro sguardo, uno sguardo capace di vedere in profondità le relazioni uomo-donna, capace di vedere la storia non raccontata delle donne vicine e lontane, capace di capire che la violenza alle donne non è un fatto privato ne un episodio isolato. Uno sguardo che diventi cambiamento. Quel cambiamento indispensabile per far si che domani non ci sia la quattordicesima vittima della violenza di genere del 2012.</p>
<p><strong>Associazione Frida – </strong><br />
<strong>“Donne che sostengono le donne contro la violenza di genere”</strong><br />
Piazza Guido Rossa n. 16 56024 -<br />
località Ponte a Egola, San Miniato (Pi)<br />
Sito web : <a href="http://www.associazionefrida.it/" target="_blank">http://www.associazionefrida.it/</a></p>
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		<title>Il Ministero dell&#8217;Interno manda gli ispettori antimafia al comune di Reggio</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jan 2012 18:03:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[19.28 &#8211; Secondo il Corriere della Calabria il prefetto Varatta ha inviato una relazione al ministero ma non si sa con certezza se è stata nominata una commissione. Questo stesso giorno il prefetto ha ricevuto un pacco bomba
19.23 &#8211; Il Corriere della Calabria pubblica un pezzo a firma Lucio Musolino in cui non si conferma la notizia dal Ministero, anche RTV dà la notizia ma dal comune nessuna conferma.
18.55 &#8211; del 18 gennaio 2012 solo il Corriere della Calabria dà la notizia come &#8220;flash&#8221; da ormai più di un&#8217;ora.
Il ministero dell&#8217;Interno avrebbe disposto l&#8217;accesso antimafia al comune di Reggio.
La notizia sarebbe confermata anche dal consigliere e capo dell&#8217;opposizione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/palazzo-san-giorgio-PP.jpg"><img class="wp-image-15492 alignnone colorbox-15488" title="palazzo-san-giorgio-PP" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/palazzo-san-giorgio-PP.jpg" alt="" width="550" height="254" /></a></p>
<p><strong>19.28 -</strong> Secondo il Corriere della Calabria il prefetto Varatta ha inviato una relazione al ministero ma non si sa con certezza se è stata nominata una commissione. Questo stesso giorno il prefetto ha ricevuto un pacco bomba</p>
<p><strong>19.23 -</strong> Il Corriere della Calabria pubblica un pezzo a firma Lucio Musolino in cui non si conferma la notizia dal Ministero, anche RTV dà la notizia ma dal comune nessuna conferma.</p>
<p><strong>18.55</strong> &#8211; del 18 gennaio 2012 solo il <a href="http://www.corrieredellacalabria.it/stories/Cronaca/2837__il_ministero_dellinterno_dispone_laccesso_al_comune_di_reggio_calabria/"><strong>Corriere della Calabria dà la notizia</strong></a> come &#8220;flash&#8221; da ormai più di un&#8217;ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ministero dell&#8217;Interno avrebbe disposto l&#8217;accesso antimafia al comune di Reggio.</p>
<p style="text-align: justify;">La notizia sarebbe confermata anche dal consigliere e capo dell&#8217;opposizione di centro sinistra al comune Massimo Canale che sul suo profilo facebook scrive che <a href="http://www.facebook.com/massimo.canale/posts/192455107520570?notif_t=share_reply" target="_blank"><strong>la notizia è sicura anche se &#8220;la stanno approfondendo&#8221;</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa potrebbe essere una notizia BOMBA nel vero senso della parola. Gli ispettori avrebbero qualche mese di tempo per certificare l&#8217;infiltrazione delle ndrine all&#8217;interno dell&#8217;istituzione comunale e dei rappresentati del popolo eletti nell&#8217;ultima tornata elettorale. Se il riscontro dovesse essere positivo il consiglio comunale dovrebbe essere sciolto per mafia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto avviene in un giorno in cui alla prefettura viene ritrovato <strong><a href="http://www.strill.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=118424:reggio-intercettato-pacco-bomba-destinato-al-prefetto-varratta&amp;catid=40:reggio&amp;Itemid=86" target="_blank">un plico bomba destinato ad un poliziotto</a></strong> e al prefetto Varatta e in consiglio comunale si tiene una seduta surreale per cui <a href="http://www.zoomsud.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=26844:la-citta-metropolitana-cronaca-semiseria-del-suo-consiglio-comunale&amp;catid=82:primo-piano&amp;Itemid=136" target="_blank"><strong>la maggioranza che ha convocato il consiglio per discutere di bilancio e politiche sociali si dà, è il caso di dirlo, latitante</strong></a>. L&#8217;unico rappresentante presente per certificare il non raggiungimento della quota legale consente, sbagliando qualche calcolo, di ottenere la suddetta quota per cui il centro sinitra può approvare le proprie proposte.</p>
<p style="text-align: justify;">Reggio Calabria è messa peggio della nave da crociera Costa affondata pochi giorni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">La città è in questa situazione da qualche anno, finalmente, forse, qualcuno delle alte sfere se ne è accorto. E guarda caso è successo appena mandato a casa il tappo sul malaffare nazionale del Governo Berlusconi e del Ministro dell&#8217;Interno leghista Maroni.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimaniamo in attesa di ulteriori conferme o smentite.</p>
<p style="text-align: justify;">su twitter seguite l&#8217;hashtag<a href="https://twitter.com/#!/search?q=%23modelloreggio" target="_blank"><strong> #modelloreggio</strong></a> per tutte le ultime novità!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ci sono libri&#8230; &#8211; Il Meno Possibile</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2012/01/16/ci-sono-libri-il-meno-possibile/</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Jan 2012 10:35:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ci sono libri...]]></category>
		<category><![CDATA[In Evidenza]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[“Cambia lo superficial
cambia también lo profundo
cambia el modo de pensar
cambia todo en este mundo”
J. Numhauser
Il meno possibile di Giulia Di Marco esce a due anni dal primo successo editoriale: Il rospo nel pozzo, edito anch’esso dalla Città del Sole e si propone come un romanzo breve nonostante la struttura sia costituita da racconti, solo all’apparenza a sé stanti e senza legami l’uno con l’altro. Rispetto al primo testo della Di Marco si nota un’evoluzione stilistica, un differente uso del linguaggio, meno elaborato e più diretto; le parole non descrivono più un paesaggio interiore mutevole e stanco, ma uno sguardo su quel Mondo che tanto affascina l’autrice. La struttura ricorda una clessidra...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/il_meno_possibile__di_marco_cop.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15462 colorbox-15461" title="il_meno_possibile__di_marco_cop" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/il_meno_possibile__di_marco_cop.jpg" alt="" width="264" height="370" /></a></p>
<p align="center"><em>“Cambia lo superficial<br />
cambia también lo profundo<br />
cambia el modo de pensar<br />
cambia todo en este mundo”<br />
</em>J. Numhauser</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.cdse.it/index.php?id=537"><em>Il meno possibile</em></a> di Giulia Di Marco esce a due anni dal primo successo editoriale: <a href="../../../../../../2010/07/21/ci-sono-libri-il-rospo-nel-pozzo/"><em>Il rospo nel pozzo</em></a>, edito anch’esso dalla <a href="http://www.cdse.it/">Città del Sole</a> e si propone come un romanzo breve nonostante la struttura sia costituita da racconti, solo all’apparenza a sé stanti e senza legami l’uno con l’altro. Rispetto al primo testo della Di Marco si nota un’evoluzione stilistica, un differente uso del linguaggio, meno elaborato e più diretto; le parole non descrivono più un paesaggio interiore mutevole e stanco, ma uno sguardo su quel Mondo che tanto affascina l’autrice. La struttura ricorda una clessidra che si restringe nel racconto ‘La bella bambina’, vero cuore e significato di tutto il romanzo: come i granelli di sabbia passando da una parte all’altra mutano il loro <em>status</em> al passaggio attraverso la strettoia della clessidra, così la narrazione oltrepassando il racconto succitato si riapre, raggiunge un nuovo equilibrio. I personaggi dei racconti sono protagonisti e comparse del romanzo, a volte presenze prepotenti quasi nello sguardo di Giulia, che sente la necessità di osservarli, capire le loro Vite, altre volte semplici pensieri, momenti di vita reale che si riaffacciano sullo schermo dei ricordi come al cinema, luogo tanto caro alla scrittrice reggina. L’autrice ricostruisce la consapevolezza del sé attraverso l’osservazione e la conoscenza dell’Altro, lo osserva minuziosamente, cerca quale parte del suo essere faccia parte delle generalità umane e quale parte si rifletta come unicità su quell’Altro che tanto ha temuto ne <em>Il rospo nel pozzo</em>. L’osservazione della realtà con occhi nuovi unitamente alla scrittura vengono utilizzate come vera e propria terapia.</p>
<p style="text-align: justify;">Emerge una assunzione di consapevolezza sia della propria identità che del proprio percorso emotivo e di crescita personale tanto da modificare anche il rapporto con i luoghi: Stromboli non è più una fuga dal quotidiano male di vivere, ma un rifugio in cui cullare i propri sogni e ripartire.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autrice esprime un senso di colpa per l’Amore non ricevuto, nonostante lo ricerchi e rielabori sotto varie forme, il conflitto con se stessa è origine e causa di questa insoddisfazione emotiva, affrontata adesso a viso aperto. <em>Il meno possibile</em> apre e risolve il senso di inadeguatezza e il trauma per la perdita del padre in giovane età, per gli incontri disattesi e illusi, per una Vita vissuta con troppi rimpianti consapevoli.</p>
<p align="center"><em>Non chiederti mai, Leucònoe,<br />
quale termine serbano per le nostre<br />
vite gli Dèi. E non provarci<br />
nemmeno con gli oroscopi d’Oriente:<br />
non è bene saperlo. Quanto meglio<br />
accettare quello che sarà!<br />
Sia che Giove regali altri inverni,<br />
sia che questo &#8211; che ora il Tirreno affligge<br />
contro scogli leggeri &#8211; fosse l’ultimo,<br />
tu sii saggia: versa il vino, e in questo<br />
breve lasso, dai un taglio<br />
alla speranza lontana del futuro.<br />
Mentre ancora parliamo, il tempo<br />
già si dà alla fuga:<br />
gli stiamo antipatici.<br />
Goditi la giornata, dunque.<br />
E al domani credi<br />
il meno possibile.<br />
</em>(traduzione di Carlo Ernesto Menga)</p>
<p style="text-align: right;" align="center"><strong>Letizia Cuzzola</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>In ricordo di Peppino Impastato</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:17:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[Peppino impastato, nato a Cinisi il 5 gennaio 1948 è stato un politico, un attivista con il gruppo “musica e cultura” ed ideatore e conduttore di radio Aut, una radio libera dove lui e i compagni, che lo hanno seguito nel suo breve viaggio di vita, si sono fregiati di questo canale di comunicazione per denunciare tutto ciò che accadeva in Sicilia e nel paese natio, nel mentre di quegli anni particolari per l’Italia. La particolarità di questo personaggio risiede, non solo nel coraggio della denuncia ma soprattutto in una ferma volontà di ribellione ad un fenomeno mafioso nel quale era sempre vissuto. Aveva respirato l’aria dei boss e dei picciotti,  vicende di parenti mandati al confino dai fascisti perché mafiosi, e capire sin da...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="420" height="315" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/Gd3bCzwb_Pc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="420" height="315" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/Gd3bCzwb_Pc?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/7836001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15469 colorbox-15466" title="783600[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/7836001-246x300.jpg" alt="" width="246" height="300" /></a>Peppino impastato, nato a Cinisi il 5 gennaio 1948 è stato un politico, un attivista con il gruppo “musica e cultura” ed ideatore e conduttore di radio Aut, una radio libera dove lui e i compagni, che lo hanno seguito nel suo breve viaggio di vita, si sono fregiati di questo canale di comunicazione per denunciare tutto ciò che accadeva in Sicilia e nel paese natio, nel mentre di quegli anni particolari per l’Italia. La particolarità di questo personaggio risiede, non solo nel coraggio della denuncia ma soprattutto in una ferma volontà di ribellione ad un fenomeno mafioso nel quale era sempre vissuto. Aveva respirato l’aria dei boss e dei picciotti,  vicende di parenti mandati al confino dai fascisti perché mafiosi, e capire sin da bambino che lo zio Cesare Manzella  lo fecero saltare in aria con la sua Giulietta non perché fosse esattamente un galantuomo. A tutto questo rispose con libri, manifestazioni e con “Onda Pazza”, un programma radiofonico d’impronta satirica, dove si prendeva gioco di mafiosi e politici.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella notte tra l’8 e il 9 maggio del ’78 tutto questo finì con un carica di tritolo sui binari della ferrovia del paese. Assassinato dalla mafia democristiana, così recita il suo epitaffio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-15470 colorbox-15466" title="peppino[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino1-300x221.jpg" alt="" width="300" height="221" /></a>Tutte le parole di cui siamo a conoscenza sarebbero davvero riduttive per ricordare la grandezza di questo personaggio, di questo ragazzo, poco più che trentenne, che ha tentato di estirpare un  cancro dal suo interno. Proprio per questo, in occasione del suo compleanno <a href="http://www.radio100passi.net/radio/"><strong>Radio100 Passi</strong></a>, sulla stessa linea di radio Aut, ha voluto ricordare Peppino con una maratona radiofonica toccando temi come integrazione, mafia, politica ed attivismo sul territorio.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti i personaggi e gli interventi, ma su tutti vorrei menzionare il fratello,  Giovanni Impastato, che oltre a  denunciare l’attentato di cui è stato vittima nella sua pizzeria nel non lontano dicembre scorso, ha voluto ricordare Peppino con vari aneddoti che almeno per qualche minuto lo hanno fatto rivivere e sentirlo ancora più parte delle nostre esistenze.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/muscul1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15471 colorbox-15466" title="muscul[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/muscul1-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>Ma non solo Radio100Passi, anche una web radio della nostra città, Seven Radio, ha voluto ricordare Peppino in modo molto particolare nel loro appuntamento settimanale “Quelli Di Alfredo” in onda ogni giovedì. Trasmissione d’intrattenimento che con lo scherzo, l’ironia e soprattutto l’autoironia riesce ad inserire argomentazioni valide, ma con la leggerezza e la spontaneità di chi fa le cose non tanto per farle. La formula scelta non è stata basata solo sulla mera parola dei conduttori, Emilio Catalano,  Gianfranco Scafidi e Domenico Praticò,  ma soprattutto sulla messa in onda di uno spezzone autentico di un intervento radiofonico di Peppino. Trasmettere la sua voce come bagaglio per il futuro ad imperitura memoria di ciò che è stato e non dovrebbe più essere.</p>

<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/peppino_41/' title='peppino_4[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino_41-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="peppino_4[1]" title="peppino_4[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/peppino1/' title='peppino[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="peppino[1]" title="peppino[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/peppino-impastato1/' title='peppino-impastato[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino-impastato1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="peppino-impastato[1]" title="peppino-impastato[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/peppino%20impastato_280xfree1/' title='peppino%20impastato_280xFree[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/peppino%20impastato_280xFree1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="peppino%20impastato_280xFree[1]" title="peppino%20impastato_280xFree[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/muscul1/' title='muscul[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/muscul1-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="muscul[1]" title="muscul[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/modica_423-12-59-38-20781/' title='Modica_423-12-59-38-2078[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/Modica_423-12-59-38-20781-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="Modica_423-12-59-38-2078[1]" title="Modica_423-12-59-38-2078[1]" /></a>
<a href='http://www.liberareggio.org/2012/01/10/in-ricordo-di-peppino-impastato/lapide-peppinoimpastato11/' title='lapide-peppinoimpastato1[1]'><img width="150" height="150" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/lapide-peppinoimpastato11-150x150.jpg" class="attachment-thumbnail colorbox-15466" alt="lapide-peppinoimpastato1[1]" title="lapide-peppinoimpastato1[1]" /></a>
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<p style="text-align: right;"><strong>Claudia Toscano</strong></p>
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		<title>Rosarno dai campi e dalle banchine</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 10:34:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[Ricordare sì, reagire anche. È questo il senso del secondo anniversario della rivolta di Rosarno,  avvenuta il 7 gennaio del 2010. Perché, dopo due anni, la situazione non è migliorata: in assenza di politiche agricole, le condizioni dei braccianti non accennano a migliorare.
Due anni dopo
«Cari fratelli e sorelle rosarnesi, siamo lavoratori africani di tante nazionalità», scrivono i braccianti stranieri in una lettera rivolta alla città. «Malgrado la triste situazione che si è verificata due anni fa, che ha fatto male a tutti, ci troviamo di nuovo insieme, nella vostra città e sulla vostra terra. Quella situazione triste ce la portiamo nel nostro cuore, così come voi nel vostro». Un messaggio che tutti i rosarnesi hanno...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ricordare sì, reagire anche. È questo il senso del secondo anniversario della rivolta di Rosarno,  avvenuta il 7 gennaio del 2010. Perché, dopo due anni, la situazione non è migliorata: in assenza di politiche agricole, le condizioni dei braccianti non accennano a migliorare.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/rosarno_immigrati_verso_trasferimento.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-15454 colorbox-15453" title="rosarno_immigrati_verso_trasferimento" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/rosarno_immigrati_verso_trasferimento.jpg" alt="" width="548" height="345" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Due anni dopo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Cari fratelli e sorelle rosarnesi, siamo lavoratori africani di tante nazionalità», scrivono i braccianti stranieri in una lettera rivolta alla città. «Malgrado la triste situazione che si è verificata due anni fa, che ha fatto male a tutti, ci troviamo di nuovo insieme, nella vostra città e sulla vostra terra. Quella situazione triste ce la portiamo nel nostro cuore, così come voi nel vostro». Un messaggio che tutti i rosarnesi hanno potuto leggere, dopo che l’Amministrazione comunale ha deciso di affiggere manifesti</p>
<p style="text-align: justify;">sui muri della cittadina calabrese. È stato un modo «per facilitare un processo di integrazione che diventa sempre più indispensabile», spiega a left il sindaco Elisabetta Tripodi. Ma una lettera non può bastare. «Se non prima si mette fine a questa emergenza umanitaria ed abitativa », tuona Giuseppe Pugliese dell’associazione Africalabria, «difficilmente si potrà parlare di convivenza in questi territori». Rosarno non è solo sinonimo di ’ndrangheta e conflitti etnici. Negli ultimi mesi, la cittadina calabrese è diventata un laboratorio d’esperienze di lotta. Per la prima volta, braccianti, produttori, portuali di Gioia Tauro e ambientalisti si sono uniti per la «difesa della terra ». Finalmente una classe lavoratrice che inizia a prendere coscienza di sé, in un territorio asfissiato dalla ’ndrangheta e dilaniato dall’assenza di politiche per la crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, i postumi della rivolta del 2010 si fanno ancora sentire. «C’è molta rabbia. Non tanto rispetto</p>
<p style="text-align: justify;">ai migranti, quanto al mondo dell’informazione dell’informazione», prosegue la prima cittadina  Elisabetta Tripodi. «Molti ritengono che l’immagine di Rosarno sia stata infangata dal taglio con cui i giornalisti hanno raccontato la rivolta. È innegabile che quei fatti siano successi e che ci sia stato razzismo, ma si è trattato di una minoranza». Una minoranza armata.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Risposte dal basso</strong></p>
<p style="text-align: justify;">E con la crisi economica l’abbandono dei campi diventa sempre più frequente, mentre la grande distribuzione impone ai piccoli produttori prezzi sempre più bassi. «Per rispondere agli interessi dei grandi speculatori, sono nate realtà come Sos Rosarno e la campagna Ingaggiami contro il lavoro nero», spiega Arturo Lavorato di Equosud. «Stiamo provando a offrire un’alternativa praticabile ai piccoli contadini che vogliono convertirsi al biologico perché la soluzione alla crisi non passa attraverso lo sfruttamento di chi è più debole ma dalla solidarietà e dalla cooperazione sociale». L’obiettivo di Equosud è favorire l’emersione dal lavoro nero attraverso l’applicazione di un prezzo equo ai produttori in cambio della regolarizzazione dei braccianti. Una produzione etica che consente</p>
<p style="text-align: justify;">di sperimentare un diverso rapporto tra migranti e piccoli proprietari. «Chiediamo che i terreni agricoli rimangano tali e che possano offrire occupazione degna ai lavoratori, immigrati e non, e un reddito ai proprietari », prosegue Lavorato. «Lo chiederemo il 7 gennaio a san Ferdinando (Rc), lo chiederemo dal 13 e 14 gennaio in tante città d’Italia, con la campagna Ingaggiami contro il lavoro nero».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Istituzioni latitanti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Quest’anno è aumentato il numero dei migranti, ci sono circa mille persone», dice Elisabetta Tripodi. «Abbiamo riaperto il campo di accoglienza il 17 dicembre, un intervento finanziato esclusivamente con le nostre risorse. La Regione Calabria, infatti, ha detto che quest’anno non intende sostenere oneri finanziari». Ma i vecchi container della Protezione civile non bastano a ospitare un numero così alto di lavoratori stagionali. «Abbiamo richiesto altri container ma ancora non sono arrivati», continua il sindaco. «E senza un alloggio, i migranti occupano casolari abbandonati.</p>
<p style="text-align: justify;">Col rischio che nelle periferie nascano nuove tensioni». Il Comune, secondo Elisabetta Tripodi, non è in grado di sobbarcarsi tutte le spese. Senza il sostegno di tutti Rosarno non sarà in grado di garantire un’accoglienza adeguata. «Sapevamo che a riflettori spenti il cerino sarebbe rimasto in mano al Comune e così è stato», denuncia la prima cittadina. «Abbiamo lanciato l’allarme già a novembre, dicendo che i numeri sarebbero aumentati e che da soli non ce l’avremmo potuta fare. La Prefettura reggina ha aperto un tavolo al quale sono state invitate altre amministrazioni pubbliche, ma non basta: serve il sostegno della Protezione civile, regionale e nazionale». Più rosea appare la situazione sul fronte dei progetti a lungo termine. Secondo il sindaco, a settembre si è ottenuto un finanziamento per la costruzione di circa 34 alloggi da 4 unità, che potrebbero dare ospitalità a circa 150 migranti, riutilizzando alcuni beni confiscati alla mafia. E a giorni dovrebbero partire i lavori per il villaggio della solidarietà, la struttura che sorgerà su un bene sequestrato grazie ai fondi del Pon sicurezza assegnati al Comune: circa 1 milione 800mila euro. «La nostra difficoltà è gestire questa stagione e, considerati i lunghi tempi burocratici, anche la prossima probabilmente», conclude Elisabetta Tripodi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutti anelli di una stessa catena</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ma gli sfruttati, nella Piana di Gioia Tauro non sono solo i lavoratori stagionali. I portuali sono a rischio da tempo. «Non bisogna cadere nella trappola della guerra tra ultimi», sostiene Domenico Macrì del Coordinamento portuali Sul (Sindacato unitario dei lavoratori), nonché cassintegrato del Porto di Gioia Tauro. Il Porto, ovvero il più grande terminal per transhipment del Mar Mediterraneo, è gestito dalla Medcenter container terminal (Mct), del gruppo Contship Italia. Traffici in calo ed esuberi a gogò con la società che dichiara una perdita finanziaria di circa un milione di euro al mese. «Dal 2009 ad oggi i licenziamenti hanno colpito circa il 50 per cento dei lavoratori del Porto. In particolare quelli dell’indotto, come Sorgenia e Rfi», dice Domenico Macrì. «Qui, il Porto è come la Fiat a Torino, se perdono il lavoro 1600 persone è una catastrofe per tutto il territorio». Sono circa 1.500 i lavoratori impiegati senza alcuna prospettiva futura. Dalle dichiarazioni della Mct e dagli incontri avvenuti con il ministero dei Trasporti e la Regione Calabria l’unica certezza emersa è l’assenza di prospettive di sviluppo almeno fino al 2015. «Fino a luglio 2012 siamo coperti da una tranche di cassa integrazione straordinaria, ma se non c’è un aumento dei volumi, anche piccolo, non può essere rinnovata e questo vuol dire la possibilità di passare in mobilità. L’azienda ha presentato un piano di risanamento aziendale che non prevede investimenti, ma tagli sul personale e sui mezzi. Quindi andiamo dritti verso la mobilità», sostiene Macrì. Del resto la concessione cinquantennale di Mct, prevede un minimo di 600 lavoratori, per la sopravvivenza dei contributi, perciò un’ulteriore riduzione del personale non comprometterebbe la stessa esistenza del Porto. Per Macrì è necessario «superare il monopolio di Mct sulla banchina, questa è la sola strada per invertire la rotta e superare una crisi dei volumi sempre più nera». «La crisi che colpisce il settore agricolo affonda le sue radici nelle stesse logiche di potere che creano la crisi al porto di Gioia Tauro. Non si può più accettare un sistema governato dalle lobby del Nord che, con il benestare della ’ndrangheta, decidono il destino del nostro territorio. Il 7 gennaio saremo al fianco dei braccianti africani, lavoratori come noi, per difendere insieme la nostra terra».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tratto da left avvenimenti n.01 del 6 gennaio 2012</em></p>
<p style="text-align: right;">gentilmente offerto da <strong>Tiziana Barillà</strong></p>
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		<title>Lo Stato Del “Video” In Calabria</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2012 15:45:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti & Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Media & Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Riceviamo & Pubblichiamo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;riceviamo e pubblichiamo&#8230;
2011. 150° anniversario dell&#8217;unità d&#8217;Italia. 54° Esposizione Internazionale d&#8217;Arte di Venezia. Ecc&#8230; ecc&#8230; Un anno fatto di numeri e di eventi, di iniziative e di anniversari legati e non all&#8217;Unità d&#8217;Italia.
Unità? Ma di cosa?
Tralasciando alcune cose e parlando di ciò che vorrei dire: da circa un mese si è conclusa la Biennale di Venezia, per alcuni un evento molto importante per altri un po&#8217; di meno, con tante aspettative e anche quest&#8217;anno con diversi padiglioni sparsi in tutta Italia, tra questi quello calabrese.
La questione di cui vorrei parlare è prettamente legata al video, in tutte le sue intense e svariate sotto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em>&#8230;riceviamo e pubblichiamo&#8230;</em></p>
<p style="text-align: justify;">2011. 150° anniversario dell&#8217;unità d&#8217;Italia. 54° Esposizione Internazionale d&#8217;Arte di Venezia. Ecc&#8230; ecc&#8230; Un anno fatto di numeri e di eventi, di iniziative e di anniversari legati e non all&#8217;Unità d&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify;">Unità? Ma di cosa?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/tv.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-15445 colorbox-15444" title="tv" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2012/01/tv.jpg" alt="" width="262" height="192" /></a>Tralasciando alcune cose e parlando di ciò che vorrei dire: da circa un mese si è conclusa la Biennale di Venezia, per alcuni un evento molto importante per altri un po&#8217; di meno, con tante aspettative e anche quest&#8217;anno con diversi padiglioni sparsi in tutta Italia, tra questi quello calabrese.</p>
<p style="text-align: justify;">La questione di cui vorrei parlare è prettamente legata al <em>video, </em>in tutte le sue intense e svariate sotto categorie. Ho citato la Biennale per un semplice motivo, quello di collegare il titolo di questo pezzo ad una riflessione che in questi ultimi mesi si discute e si dibatte in diverse salse e in diversi luoghi in Italia e cioè “Lo stato dell&#8217;Arte”.  Si è parlato molto di questo argomento, si son fatti parecchi convegni, parecchie mostre, si sono sprecati soldi e qualcuno ne ha approfittato per trarne il proprio profitto, ma quello che invece non si è fatto e che di doveva almeno cercare di discuterne è che nessuno si è mai posto il problema del <em>video, </em>dello stato di quest&#8217;arte in Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">Vorrei soffermarmi di più sul <em>video</em> in Calabria e sul suo stato attuale, ma non indagando in maniera statistica e puntigliosa, bensì dal punto di vista prettamente divulgativo, indipendente ed artistico. Per quello che ho conosciuto, per quello che ho visto, per quello che ho “palpato” con le mie mani, mi son reso conto che lo stato del <em>video </em>nella nostra regione non gode di buona visibilità, ma non perché non si ha conoscenza, semplicemente perché non se ne vuole parlare. Sono pochissime le realtà dove si parla e si “mostra” questa forma d&#8217;arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci sono parecchi artisti calabresi che nell&#8217;arco di quest&#8217;anno si son fatti strada con le proprie mani, facendo conoscere le proprie opere con molta difficoltà, ma con risultati, alla fine, apprezzabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Molti di loro hanno ottime capacità artistiche, sia da un punto di vista di linguaggio espressivo oltre che di forma e di concetto dell&#8217;opera e usano questo mezzo, il video, non semplicemente come forma espressiva per manifestare le proprie idee, ma molti usano questo linguaggio come “ricerca visiva” di un percorso di studi e di vita che sfocia poi sotto forma di comunicazione artistica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si è mai fatto nulla di concreto per cambiare questo stato di trascuratezza dell&#8217;Arte nelle nostre città calabresi e molte volte ci troviamo in difficoltà a dare visibilità alle nostre ricerche e attività artistiche. Mi riferisco soprattutto alle strutture artistiche e poi a quelle pubbliche che non si impegnano molto dal punto di vista di valorizzazione dei propri artisti sul territorio. E&#8217; inutile che si realizzino manifestazioni eventi o festival (artistici) al solo scopo di far vedere ad un pubblico inerme che la città fa qualcosa per l&#8217;Arte, presentando sempre le stesse cose e gli stessi artisti o tramite conoscenze politiche. Così non parliamo di valorizzazione dell&#8217;arte, bensì della sua ghettizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho visitato parecchie mostre e gallerie della nostra regione, soprattutto di arte contemporanea, termine che oramai si usa senza distinzione per qualsiasi cosa, e mi son reso conto che pochissimi hanno dato uno spazio rilevante al <em>video. </em>Perché?</p>
<p style="text-align: justify;">Forse per il fatto che ancora siamo legati a vedere l&#8217;opera d&#8217;arte “classica” nella sua forma espositiva? Oppure perché lo spettatore/ fruitore non è ancora abituato a vedere questa forma d&#8217;arte in movimento?</p>
<p style="text-align: justify;">Le domande sono varie su questo argomento, ma non riesco a trovare una risposta plausibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte volte in questi luoghi espositivi dove si trovano ancora “rare” le opere in <em>video, </em>lo spettatore non viene catturato da questa forma d&#8217;arte, sarà per un fattore culturale o di ignoranza, ma stranamente reagisce in maniera negativa o in quelle poche eccezioni che si sofferma a visionare l&#8217;opera lo fa per semplice curiosità e non per un piacere di conoscenza. Mi è anche capitato di vedere diverse persone che si prestano a guardare in <em>video </em>come se fosse un&#8217;opera pittorica o scultorea, uno sguardo fugace e via al prossimo quadro o scultura.</p>
<p style="text-align: justify;">Altre volte, quando un gallerista o un curatore decide di inserire una sezione di <em>video,</em> in una mostra piuttosto che in un concorso, capita spesso che ci si imbatte in questioni personali o d&#8217;amicizia, presentando artisti che molto spesso ripropongono le loro opere in maniera “serigrafica”, mi è capitato di vedere delle opere in <em>video</em> e non solo, di artisti che in una mostra presentano un&#8217;opera e qualche mese dopo in un altro evento ripresentano la stessa opera con qualche piccola modifica di tecnica o di supporto, o esempio più eclatante, alla biennale padiglione Calabria, artisti che ripropongono la loro opera da diversi anni, sempre la stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo come si fa a dare spazio ad artisti più giovani che devono crescere e formarsi in questo campo? Difficile.</p>
<p style="text-align: justify;">Di recente mi è capitato di essere stato invitato a diverse mostre e concorsi di arte contemporanea, dove mi chiedevano di presentare una mia opera. Premetto che loro intendevano opere, solo quelle pittoriche e scultoree. Detto questo, quando gli rispondevo che ero interessato a partecipare, loro mi chiedevano se potevo mandargli una fotografia dell&#8217;opera. E visto che io mi occupo di video, difficilmente potevano valutarlo da un semplice <em>still o frame. </em>Quando gli dicevo che dovevo mandargli il file video, li la risposta usciva senza esitazioni &lt;ma lei si occupa di video?&gt; mi chiedevano, ed io &lt;sì&gt;, &lt;ah&#8230; ci dispiace, ma noi non siamo attrezzati per questo tipo di opere, non abbiamo i mezzi tecnici per farlo&gt;. Io rimango basito.</p>
<p style="text-align: justify;">Una mostra o concorso di livello internazionale non ha a disposizione un lettore e un televisore per la fruizione di un video? Mi sembra esagerato.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, la <em>videoarte</em> nasce negli Stati Uniti intorno alle seconda metà degli anni &#8217;60, da lì si sviluppa e incomincia a prendere piede in tutto il resto del mondo, si presenta ovunque, in gallerie, in proiezione private, in eventi artistici e non solo. Adesso nel 2011, l&#8217;era della tecnologia avanzata, in Calabria non si riesce a dar visibilità a questa forma artistica, non si riesce a valorizzarla e soprattutto non gli si dà spazio nei luoghi che dovrebbero accoglierla?</p>
<p style="text-align: justify;">Sconcertato!</p>
<p style="text-align: justify;">Un plauso va a tutte quelle persone che si occupano di arte e che con tanta caparbietà inseriscono la v<em>ideoarte</em> nei circuiti giusti per essere vista.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>videoarte</em>, tanto per citare una famiglia del cinema, non ha un potere comunicativo convenzionale, ed è forse questo un motivo che spinge lo spettatore a denigrarla e a non dargli la giusta attenzione?</p>
<p style="text-align: justify;">Invece, nella sua <em>interiorità</em>, la <em>video arte</em> è uno dei pochi mezzi di “cultura digitale” che riesce ad essere espressiva e allo stesso tempo libera da ogni mezzo di contaminazione esistente.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Michele Tarzia</em></p>
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		<title>&#8220;L&#8217;altro Risorgimento&#8221;, tra la Vallata del Sant&#8217;Agata, la musica e il web</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 14:24:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[Il 28 dicembre a Mosorrofa (RC) presso la Pizzeria Dal Conte si è svolto l’incontro dal titolo “L’altro risorgimento”, organizzato e promosso dall’Associazione Culturale “Paleafonì” e al quale anche noi di Liberareggio abbiamo partecipato.
Un incontro all’insegna della ri-scoperta di una storia non ufficiale ancora oggi celata. Un incontro che, al termine di un anno importante ma anche travagliato per la nostra Italia (l’anno del 150° anniversario dell’Unità ma anche l’anno in cui è esplosa la crisi), ha proposto interessanti riflessioni sul risorgimento, sul meridionalismo e sulle varie forme di resistenza e rivendicazione che vanno dalla musica ai blog, dal giornalismo informale agli archivi storici, dalla scuola...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 28 dicembre a Mosorrofa (RC) presso la Pizzeria Dal Conte si è svolto l’incontro dal titolo “L’altro risorgimento”, organizzato e promosso dall’Associazione Culturale “Paleafonì” e al quale anche noi di Liberareggio abbiamo partecipato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un incontro all’insegna della ri-scoperta di una storia non ufficiale ancora oggi celata. Un incontro che, al termine di un anno importante ma anche travagliato per la nostra Italia (l’anno del 150° anniversario dell’Unità ma anche l’anno in cui è esplosa la crisi), ha proposto interessanti riflessioni sul risorgimento, sul meridionalismo e sulle varie forme di resistenza e rivendicazione che vanno dalla musica ai blog, dal giornalismo informale agli archivi storici, dalla scuola alla strada.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne è emerso un quadro complesso ma a tinte forti e chiare. Voglia di riscatto, di conoscenza e consapevolezza ma anche necessità di azioni concrete da parte di un Sud che deve prendersi le proprie responsabilità nel momento stesso in cui esige di riscuotere i propri, innegabili crediti.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo da una serie di interessanti studi condotti dal prof. Orlando Sorgonà e riguardanti i fatti del risorgimento nella vallata del Sant’Agata, si è passati all’analisi del termine “Terrone”, alla sua origine, alle sue interpretazioni e declinazioni illustrate efficacemente da Letizia Cuzzola (LiberareggioLab) che ha anche spiegato quale sia l’urgenza di raccontare il Sud dal Sud per il Sud.</p>
<p style="text-align: justify;">Ospiti anche i Kalafro, collettivo musicale calabrese da qualche anno impegnato attivamente nella promozione del Sud e del “meridionalismo” attraverso la musica. Nicola Casile, una delle voci della band, ha spiegato come si possano inserire i temi del meridionalismo e del brigantaggio nell’attività musicale, e quale ruolo possa avere un veicolo espressivo così importante.</p>
<p style="text-align: justify;">Il pubblico presente era numeroso, e la continua proposta di input e spunti di riflessioni ha creato i presupposti per un dibattito e un confronto che, purtroppo, si è protratto a microfoni spenti a causa dei tempi troppo stretti per una tematica così ampia e articolata.</p>
<p style="text-align: justify;">L’augurio è che iniziative come questa possano ripetersi sempre più spesso, e che non restino relegate  entro lo spazio temporale di un anniversario.</p>

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		<title>Migranti di Rosarno, il bello della Rivolta il 27 dicembre al Random</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Dec 2011 11:56:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati Stampa]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>

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		<description><![CDATA[REGGIO, una serata tra riflessione, cinema e teatro per rilanciare il dibattito Al via il monitoraggio 2011/12 insieme al circolo di Legambiente
Migranti di Rosarno, il bello della Rivolta
Appuntamento il 27 dicembre al Random con la proiezione
di “A chjana” e la performance di Casales in “La Spremuta”
 A quasi due anni dalla rivolta di Rosarno, reteRADICI vuole riaprire il dibattito con una serata di riflessione, arte e cultura. Mentre i lavoratori migranti sono tornati a centinaia nella Piana, tutte le problematiche analizzate nel dossier “RADICI/ROSARNO &#8211; monitoraggio autunno inverno 2010/2011” rimangono irrisolte. Non solo: si assiste allo stucchevole scaricabarile delle istituzioni e a una campagna...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center">REGGIO, una serata tra riflessione, cinema e teatro per rilanciare il dibattito Al via il monitoraggio 2011/12 insieme al circolo di Legambiente</p>
<p align="center"><strong>Migranti di Rosarno, il bello della Rivolta</strong></p>
<p align="center"><em>Appuntamento il 27 dicembre al Random con la proiezione </em></p>
<p align="center"><em>di “A chjana” e la performance di Casales in “La Spremuta”</em></p>
<p style="text-align: justify;"> A quasi due anni dalla rivolta di Rosarno, reteRADICI vuole riaprire il dibattito con una serata di riflessione, arte e cultura. Mentre i lavoratori migranti sono tornati a centinaia nella Piana, tutte le problematiche analizzate nel dossier “RADICI/ROSARNO &#8211; monitoraggio autunno inverno 2010/2011” rimangono irrisolte. Non solo: si assiste allo stucchevole scaricabarile delle istituzioni e a una campagna d’odio che di fatto tende a fomentare nuove ritorsioni sui migranti. Parlano di emergenza, ma la verità è che a Rosarno i neri fanno paura perché hanno il coraggio di denunciare. E la ‘ndrangheta non può tollerare un nuovo insediamento dei migranti: quando fanno gruppo, gli africani sono al di fuori del controllo criminale. È chiaro però che, nonostante le promesse, l’arrivo degli stagionali fa riemergere problematiche non ancora affrontate: né una nuova bidonville né i campi di accoglienza sono la soluzione. La serata del 27 dicembre sarà l’occasione  per discuterne insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma quello che reteRADICI si propone di fare è rilanciare l’immagine positiva degli africani e della rivolta: una lezione di civiltà che viene dai cittadini migranti e scuote le coscienze di noi calabresi. E lo faremo attraverso due opere dall’alto tasso artistico!</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta del cortometraggio <strong>“A chjana” </strong>di <strong>Jonas Carpignano</strong>, <strong>vincitore del Premio per il miglior corto nella sezione Controcampo del Festival del cinema di Venezia del 2011</strong>,<strong> </strong>e del <strong>monologo teatrale “La spremuta”</strong> di <strong>Beppe Casales</strong>, un’artista veneto che ha realizzato un eccellente spettacolo sulla rivolta di Rosarno incrociando sapientemente storie di ‘ndrangheta e migranti coraggiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della serata saranno disponibili le copie del dossier “RADICI/ROSARNO – monitoraggio 2010/2011” e del film documentario girato da Luciano Pensabene “Rosarno, un anno dopo”.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dalle 18.30, nel corso del dibattito che precederà le esibizioni artistiche sarà inoltre presentata la campagna di monitoraggio che la reteRADICI intende svolgere anche quest’anno nella Piana di Rosarno. Una campagna che vedrà operare in sinergia gli attivisti della rete e del circolo di Reggio di Legambiente con importanti collaborazioni nazionali. A testimonianza che la questione Rosarno è, ancora oggi, una questione globale, da affrontare facendo rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Reggio Calabria, 22 dicembre 2011</p>
<p align="right">Cristina Riso</p>
<p align="right">Portavoce</p>
<p align="right">reteRADICI</p>
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		<title>Incontro-spettacolo su “L’altro Risorgimento” nella vallata del S. Agata</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 12:14:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[LiberaReggio]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Associazione culturale “Nino Iero” (Mosorrofa – RC), comunica che in data 28 Dicembre 2011 alle ore 17:30, presso la pizzeria “Dal Conte” di Mosorrofa (via Anzario, 1 – Mosorrofa – Reggio Calabria), si svolgerà l’incontro-spettacolo “L’altro Risorgimento” che tratterà i temi del Risorgimento, del brigantaggio e della Questione Meridionale con particolare riferimento a vicende, fatti e studi riguardanti  l’area della vallata del S. Agata.
Sono previsti gli interventi di Orlando Sorgonà su “Liberali, borbonici e briganti nella vallata del S. Agata”, di Nicola Casile del gruppo musicale Kalafro su “Questione meridionale nella musica contemporanea” e dell’Associazione culturale LiberareggioLab su...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/12/altrorisorgimento.jpg"><img class="alignnone  wp-image-15408 colorbox-15407" title="altrorisorgimento" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/12/altrorisorgimento.jpg" alt="" width="531" height="749" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L’Associazione culturale “Nino Iero” (Mosorrofa – RC), comunica che in data 28 Dicembre 2011 alle ore 17:30, presso la pizzeria “Dal Conte” di Mosorrofa (via Anzario, 1 – Mosorrofa – Reggio Calabria), si svolgerà l’incontro-spettacolo “L’altro Risorgimento” che tratterà i temi del Risorgimento, del brigantaggio e della Questione Meridionale con particolare riferimento a vicende, fatti e studi riguardanti  l’area della vallata del S. Agata.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono previsti gli interventi di Orlando Sorgonà su “Liberali, borbonici e briganti nella vallata del S. Agata”, di Nicola Casile del gruppo musicale Kalafro su “Questione meridionale nella musica contemporanea” e dell’Associazione culturale LiberareggioLab su “Comunicare e promuovere il Sud dal Sud”. Si cercherà di capire inoltre come la questione meridionale e il brigantaggio vengano interpretati in chiave musicale, sia attraverso la musica tradizionale popolare, sia attraverso la musica contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">A fine serata è previsto un intervento musicale dal titolo “La voce dei briganti” a cura del gruppo di musica popolare “Paleafonì”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Culturale “Nino Iero” di Mosorrofa (RC) e dall’Associazione Culturale “Paleafonì” di San Salvatore (RC) in collaborazione con la Proloco Reggio Calabria – San Salvatore”.</p>
]]></content:encoded>
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