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	<title>www.LiberaReggio.org &#187; artigianato</title>
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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
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		<title>Cornetto&amp;Cappuccino &#8211; Rivoluzione Kenoclastica. Intervista a Christian Zucconi</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 06:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avere le idee chiare nei primi anni di vita non è cosa di poco conto. Se alla chiarezza ci aggiungi determinazione, talento, passione e fortuite coincidenze, potresti rischiare di ritrovarti poco più che trentenne a vedere esposte le tue creazioni proprio lì, dove nel lontano 1984, ti trovasti per la prima volta a tu per tu con Michelangelo Buonarroti. Protagonista di questo incontro è l’artista Christian Zucconi, che all’età di sei anni si imbatte in un racconto che parla di un giovinetto che vuole fare lo scultore ad ogni costo. Inizia così il suo percorso, un percorso contornato di ricerca, metodo e geniale intuizione. Nel 1996 Christian apre il proprio laboratorio di scultura e due anni dopo inaugura la sua prima personale dal titolo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Avere le idee chiare nei primi anni di vita non è cosa di poco conto. Se alla chiarezza ci aggiungi determinazione, talento, passione e fortuite coincidenze, potresti rischiare di ritrovarti poco più che trentenne a vedere esposte le tue creazioni proprio lì, dove nel lontano 1984, ti trovasti per la prima volta a tu per tu con <a href="http://www.liberareggio.org/tag/michelangelo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con michelangelo">Michelangelo</a> Buonarroti. Protagonista di questo incontro è l’artista <a href="http://www.liberareggio.org/tag/christian-zucconi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con christian zucconi">Christian Zucconi</a>, che all’età di sei anni si imbatte in un racconto che parla di un giovinetto che vuole fare lo scultore ad ogni costo. Inizia così il suo percorso, un percorso contornato di ricerca, metodo e geniale intuizione. Nel 1996 Christian apre il proprio laboratorio di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/scultura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con scultura">scultura</a> e due anni dopo inaugura la sua prima personale dal titolo <em>Marmo e Figura</em>. La sua ricerca si spinge oltre fino ad intuire che forse sarebbe necessario sondare le potenzialità del precetto michelangiolesco di “levare il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/superfluo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con superfluo">superfluo</a>”. Distruggere, svuotare, ricomporre: queste le azioni da compiere per tornare dove tutto è cominciato. Nel mese di aprile scorso si è conclusa a Milano, nelle sale del Castello Sforzesco, <strong>Rivoluzione Kenoclastica</strong>. Quattordici innovative opere di Zucconi hanno dialogato con l’arte antica, accanto alla stessa michelangiolesca Pietà Rondanini di quando era bambino. Un dialogo emozionante che è valso all’artista la definizione di artigiano-poeta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come e quando ti avvicini all’arte?</strong><br />
Da sempre. Il mio primo ricordo è una scultura: una &#8220;Maternità&#8221; di Bot di proprietà della mia famiglia. All&#8217;inizio utilizzavo i moccoli delle candele per ricopiarla nella cera. Non sapevo ancora leggere, ma il tatto e le tre dimensioni fanno parte di me come le ossa che mi tengono in piedi. Ho sempre sentito il bisogno di <em>toccare per sentire</em>, ed oggi mi accade la stessa cosa, quando per razionalizzare incubi e angosce li trasformo in qualcosa di concreto e palpabile.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/ancilla_domini_01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9627 colorbox-9622" title="ancilla_domini_01" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/ancilla_domini_01.jpg" alt="" width="297" height="450" /></a><br />
Ancilla domini</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Parlami della tecnica da te inventata.</strong><br />
Concettualmente è molto semplice, un cosiddetto &#8220;uovo di Colombo&#8221;: partendo dall&#8217;idea michelangiolesca di levare il superfluo, mi sono chiesto quanto ancora si potesse levare. Va da sé che il materiale all&#8217;interno di una scultura in pietra sia quanto di più superfluo e inutilmente pesante si possa immaginare. Tuttavia, se la risposta teorica alla domanda non pone grosse difficoltà, la sua messa in pratica è piuttosto destabilizzante: sia nella scultura in bronzo che in creta, lo svuotamento dell&#8217;opera finita è intrinseco alla tecnica tradizionale, ma nella pietra è quasi un controsenso, tanto che con questi presupposti e finalità, mai nessuno finora ha tentato l&#8217;operazione. Dal punto di vista prettamente tecnico è invece molto più complessa, anche se ovviamente la difficoltà è in ogni caso proporzionale alla capacità dello scultore. Pur ponendo diversi problemi estetici e strutturali che vanno risolti, il processo di svuotamento è infatti abbastanza meccanico, si deve soltanto conoscere tanto bene il materiale da sapere qual è lo spessore minimo da raggiungere e fermarsi un attimo prima.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché parli di </strong><strong>rivoluzione kenoclastica</strong><strong>?</strong><br />
Assieme a Rudy Chiappini, il curatore di &#8220;Rivoluzione Kenoclastica&#8221;, avevamo deciso di far capire già dal titolo che stavamo presentando una tecnica veramente rivoluzionaria per la scultura in pietra. Ora, se è vero che alcuni frettolosi giornalisti hanno visto la mostra come &#8220;una rassegna di pretesa nuova scultura&#8221;, è altrettanto vero che la maggior parte della critica ha compreso la portata effettivamente rivoluzionaria della kenoclastia. Al di là delle implicazioni semantiche, la kenoclastia è infatti una innovazione primariamente tecnica. La &#8220;rivoluzione&#8221;, ovvero il ribaltamento di tutto ciò che è conforme alla tradizione, è paragonabile all&#8217;introduzione degli stralli nella costruzione dei ponti. Sostenere una campata da sopra invece che da sotto implica lunghezza maggiore e forme più leggere; allo stesso modo, svuotare una scultura significa avere la possibilità di inserire strutture e cavi, abbattere drasticamente i pesi e arrivare quindi a soluzioni formali che nella pietra sarebbero altrimenti improponibili. Se si vuole un esempio lampante, basta prendere in esame la mia &#8220;Salomè&#8221;, in cui una bambina a grandezza naturale si sostiene in punta di piedi con un braccio completamente esteso senza l&#8217;apporto di quei sostegni esterni e visibili che ogni scultura in pietra ha sempre avuto bisogno di avere . Basti pensare al &#8220;tronchetto&#8221; del David. Questo non significa che la tecnica kenoclastica permetta sculture <em>migliori</em>, non l&#8217;ha mai pensato nessuno degli organizzatori della mostra e non lo penso nemmeno io, l&#8217;arte non è scienza misurabile, tuttavia è innegabile che permetta sculture <em>diverse</em>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/zucconi_oedipus_01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9626 colorbox-9622" title="zucconi_oedipus_01" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/zucconi_oedipus_01.jpg" alt="" width="297" height="450" /></a><br />
Edipo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dall’idea alla materializzazione di essa: potresti descrivermi l’iter creativo?</strong><br />
Parte tutto da un&#8217;immagine che per i più svariati motivi mi attraversa la mente come un lampo: chiarissima, precisa. Assieme o subito dopo l&#8217;immagine arriva l&#8217;ispirazione letteraria, che, essendo impregnato di classicismo, spesso deriva dalla cultura greco-romana, ma non viene mai prima. Tante volte temi interessanti sulla carta non hanno portato nessuna immagine, quindi li ho tralasciati. Se l&#8217;immagine iniziale deve essere troppo elaborata a tavolino vuol dire che non funziona e la accantono, ma a volte è praticamente definitiva. E&#8217; successo con &#8220;Edipo&#8221; e i versi sofoclei della &#8220;pioggia nera&#8221;, è successo con quella &#8220;Cena in Emmaus&#8221; che prima ancora di essere finita sta già creando rumore. Leggendo Silio Italico, durante il passo del suicidio collettivo ho avuto la vividissima visione della Cena in Emmaus con il Cristo e i due discepoli morti a tavola. Da lì il passo è stato brevissimo: nessun disegno preparatorio, soltanto io, il blocco e l&#8217;idea precisa di quello che ho visto. La tecnica del &#8220;levare&#8221;, al di là delle innovazioni tecnologiche che velocizzano soltanto le operazioni, è praticamente identica a quella di duemila anni fa, quindi attacco il blocco in taglio diretto e arrivo a finire la scultura in modo tradizionale. A quel punto entra in scena la kenoclastia: rompo, svuoto, ricompongo i pezzi utilizzando grappe metalliche e cavi che consentano una statica perfetta e infine monto la figura nella struttura in ferro che fabbrico io stesso e che è parte integrante dell&#8217;opera.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il nome di uno scultore, quello di un pittore e quello di un poeta.</strong><br />
Skopas, Apelle, Omero. Oppure Michelangelo, Michelangelo, Michelangelo.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/zucconi_crucifixio_01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9625 colorbox-9622" title="zucconi_crucifixio_01" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/zucconi_crucifixio_01.jpg" alt="" width="297" height="450" /></a><br />
Crucifixio</p>
<p><strong>Arte <a href="http://www.liberareggio.org/tag/contemporanea/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con contemporanea">contemporanea</a>: tra pregiudizi, molte critiche e pochi consensi. Qual è la tua personale visione?</strong><br />
Credo che il problema maggiore riguardo l&#8217;arte in generale, non solo contemporanea, sia la mancanza di cultura visiva da parte dello <em>spettatore contemporaneo</em>. Sostenere che &#8220;guardare non significa necessariamente anche vedere&#8221; è una banalità, ma fa parte di quelle banalità non insulse che sotto una veste sgualcita per il troppo uso nasconde spunti di pensiero e ricerca ancora validi e percorribili. Detto questo, è altrettanto innegabile che, in molti casi la tendenza odierna essendo quella di dare più importanza al senso o alla portata provocatoria dell&#8217;opera più che alla sua &#8220;costruzione&#8221;, lo spettatore spesso non comprende il percorso soggettivo dell&#8217;artista o, in casi estremi, si sente preso per il naso. Certamente sarà un mio limite, ma io vedo ancora l&#8217;arte come manufatto. Questo perché sono convinto che sia la forma a generare il contenuto, e non il contrario. Per me l&#8217;arte dovrebbe essere la totale espressione dell&#8217;adagio latino <em>forma dat esse rei</em>, sentenza talmente definitiva che dovrebbe spingerci a non perdere troppo tempo a tavolino, sicuramente non più o non altrettanto del tempo da passare in laboratorio. In altre parole: più polvere e sudore, meno elucubrazioni mentali. La mia mostra al Castello Sforzesco ne è stata la prova: il putiferio che alcune immagini hanno loro malgrado scatenato dimostra che per &#8220;scandalizzare&#8221;mnon si devono per forza mettere a fuoco i principi morali correnti per poi demolirli sistematicamente con operazioni che rischiano di scadere nel banale <em>vero </em>oppure nella facile ironia &#8220;di superficie&#8221;. Dovrebbe essere la forma stessa, se dotata di effettiva forza icastica, a toccare quei profondi meccanismi che portano gli occhi di uno spettatore a vedere in un&#8217;opera alcunché di osceno o scandaloso, quando in verità l&#8217;oscenità e lo scandalo partono proprio da lui, dai moti interiori innescati dall&#8217;immagine. In definitiva, la mia personale visione, che non vuole assolutamente porsi come apodittica ma è semplicemente <em>opinione</em>, sta tutta in un ritorno al valore del lavoro, comprendente anche l&#8217;accezione di mestiere, e alla ricerca formale prima che concettuale, pur nella consapevolezza (e chi conosce la mia scultura sa cosa intendo) che un&#8217;opera debba avere più strati di lettura e, quindi, un saldo retroterra culturale e filosofico che la sostenga.</p>
<p><strong>Vittorio Sgarbi o Francesco Bonami?</strong><br />
Rudy Chiappini.</p>
<p><strong>Progetti futuri?</strong><br />
In ottobre un&#8217;iniziativa editoriale, con l&#8217;uscita di un libro a firma di Paolo Chiapparoli che racconterà le mie sculture da un punto di vista filosofico e teologico e per il quale ho scritto la prefazione. In dicembre invece, dopo sette anni di restauri, avrò l&#8217;onore di inaugurare la riapertura del Palazzo della Civiltà Italiana all&#8217;EUR, conosciuto anche come Colosseo Quadrato. Ma il grande evento espositivo sarà nella primavera-estate del 2011, quando con la mostra ROMA-THEATRUM TEMPORIS, esporrò le mie ultime sculture nei Fori Imperiali e nei Mercati di Traiano, luoghi che fin da bambino mi affascinano e nei quali potrò esprimere nel modo più profondo e unico la mia visione estetica e filosofica.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/zucconi_depositio_christi_01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-9628 colorbox-9622" title="zucconi_depositio_christi_01" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/zucconi_depositio_christi_01.jpg" alt="" width="297" height="450" /></a><br />
Depositio Christi</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Teodora Malavenda</strong></p>

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		<title>A Palizzi, i Sentieri del Suono</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 08:27:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Portare le persone nei luoghi stessi della musica e della tradizione, rendere il visitatore protagonista in momenti di pratiche di vita quotidiana, nel pieno rispetto di un mondo che sta scomparendo. Vogliamo offrire attraverso itinerari legati alla cultura, all’enogastronomia, all’artigianato, e alla musica l’occasione di ripercorrere la vita dei nostri paesi ormai quasi abbandonati&#8221;
Inizia così la presentazione di Mimmo Morello dell&#8217;evento &#8220;Sentieri del suono&#8221; che si terrà a Palizzi (RC) il 26, 27 e 28 giugno. L&#8217;area grecanica della provincia di Reggio è un territorio ricchissimo di cultura, sviluppatasi dall&#8217;incontro di differenti culture e costumi mediterranei, di storia e di storie, di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Portare le persone nei luoghi stessi della musica e della tradizione, rendere il visitatore protagonista in momenti di pratiche di vita quotidiana, nel pieno rispetto di un mondo che sta scomparendo. Vogliamo offrire attraverso itinerari legati alla cultura, all’enogastronomia, all’<a href="http://www.liberareggio.org/tag/artigianato/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con artigianato">artigianato</a>, e alla musica l’occasione di ripercorrere la vita dei nostri paesi ormai quasi abbandonati&#8221;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3750 colorbox-3747" title="palizzi_sentieri_del_suono" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/palizzi_sentieri_del_suono-223x300.jpg" alt="palizzi_sentieri_del_suono" width="223" height="300" />Inizia così la presentazione di Mimmo Morello dell&#8217;evento <a href="http://sentieridelsuono.blogspot.com/"><strong>&#8220;Sentieri del suono&#8221;</strong></a> che si terrà a <a href="http://www.liberareggio.org/tag/palizzi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con palizzi">Palizzi</a> (RC) il 26, 27 e 28 giugno. L&#8217;area grecanica della provincia di Reggio è un territorio ricchissimo di cultura, sviluppatasi dall&#8217;incontro di differenti culture e costumi mediterranei, di storia e di storie, di musica e artigianato, di ottimo cibo e di gran buon vino.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniziativa organizzata dall&#8217;associazione culturale &#8220;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/sentieri/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con sentieri">Sentieri</a> del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/suono/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con suono">Suono</a>&#8221; con la collaborazione di Le radici del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/suono/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con suono">suono</a>, l&#8217;associazione Odisseas, l&#8217;Ass. culturale Palizzi e con il patrocinio del comune di Palizzi si inserisce in un contesto che mira a sviluppare incontri tra la realtà locale e la curiosità di chi vuole scoprirne la storia e i costumi. Si tratta dunque di un progetto di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/turismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con turismo">turismo</a> <a href="http://www.liberareggio.org/tag/sostenibile/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con sostenibile">sostenibile</a> e <a href="http://www.liberareggio.org/tag/responsabile/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con responsabile">responsabile</a> ma lo definirei soprattutto &#8220;Turismo rispettoso&#8221; della realtà locale. Sono, infatti, disponibili 15 posti letto nelle abitazioni restrutturate del paese di Palizzi; 3 pernottamenti per un totale di 180 euro con pranzi, cene e spostamenti compresi. I numeri, come vedete da voi, non sono di massa ma la qualità delle cose da vedere e da provare è senza dubbio di forte impatto culturale e tradizionale. Adatto a chi vuole scoprire una terra quasi del tutto abbandonata.</p>
<p style="text-align: justify;">Il programma è ricco di eventi ed incontri. Nei tre giorni, i visitatori avranno la possibilità di incontrare e conoscere gli artigiani della zona che lavorano e producono gli strumenti musicali tipici della tradizione locale, potranno dunque assistere a spettacoli di Sonu a ballu in zone davvero suggestive come le viuzze del borgo o il Ponte delle Schiccio (per chi non lo conoscesse è un torrente praticamente incontaminato che nel suo percorso forma anche diverse cascate molto suggestive).</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre alla musica e all&#8217;artigianato la faranno da padrona i prodotti tipici locali, quelli della più radicata tradizione culinaria ed enogastronomica. Si partirà dalla lavorazione del, famosissimo in zona, pane di Palizzi che si accompagna a meraviglia con i prodotti dell&#8217;agricoltura locale. Provare per credere!!! Non mancherà il pranzo a base di capra e capretto il tutto annaffiatto dal vino dei Catoi, le cantine delle case del paese, che saranno aperte per tutti e tre i giorni dell&#8217;iniziativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-3751 colorbox-3747" title="Marchio_Sentieri_del_Suono" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/06/Marchio_Sentieri_del_Suono-300x132.jpg" alt="Marchio_Sentieri_del_Suono" width="300" height="132" />A condire il tutto ci penseranno diversi incontri con esperti della storia locale che accompagneranno i visitatori, guidandoli nell&#8217;antico borgo e narrandone la storia; ci saranno passeggiate musicali e la visione del film &#8220;I Ceramèddhe &#8211; raduno di zampogne in Calabria&#8221;, alla presenza dell&#8217;autore Nino Cannatà.</p>
<p style="text-align: justify;">Musica, artigianato, cibo, cultura, storia e semplicità. Questi gli ingredienti di una tre giorni per pochi intimi che non ha l&#8217;obiettivo di arricchire a dismisura gli abitanti della zona quanto, più che altro, si pone l&#8217;obiettivo di arricchire l&#8217;esperienza di vita che proveranno i visitatori e chi parteciperà a questa tre giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">Per saperne di più potete scrivere a questo indirizzo email: <strong>sentieridelsuono@gmail.com.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Unica precisazione, qualora decideste di partecipare all&#8217;iniziativa, preparatevi bene dal punto di vista dei trasporti. Palizzi non è facilissima da raggiungere, è necessario un mezzo privato. Ma, soprattutto, se ci arrivate tramite la lettura del volantino e non conoscete la zona vi avverto che le indicazioni per raggiungere il paese sono a dir poco approssimative&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/8moGy-wRoHs&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/8moGy-wRoHs&amp;hl=it&amp;fs=1&amp;color1=0x5d1719&amp;color2=0xcd311b" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: left;"><em>ps. &#8211; piccola curiosità: sono venuto a conoscenza di questa iniziativa dopo aver trovato per caso (grazie ad alcuni amici a dire la verità) il suddetto volantino ad una festa della cultura nel quartiere popolare romano della Garbatella&#8230;</em></p>
<p style="text-align: left;">Sito web iniziativa<br />
<a href="http://sentieridelsuono.blogspot.com/">I sentieri del suono</a></p>

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