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	<title>www.LiberaReggio.org &#187; Cinema</title>
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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
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		<title>Giornate del Cinema dello Stretto. La FICC incontra il cinema italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 08:16:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti & Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<description><![CDATA[“Ho visto con i miei occhi cambiare la faccia di un paese con la nascita di un circolo del cinema, giovani e anziani si animavano improvvisamente e cominciavano a discutere. Ho visto aspettare con ansia l’arrivo del nuovo film e il nuovo film lasciare dietro di sé un’idea, un sentimento, qualcosa che prima non c’era, e centinaia di abitanti di quel piccolo paese che prima andavano a vedere i film come un vizio, andare a vedere i film con il bisogno di entrare nel giro dei giudizi del mondo”
Cesare Zavattini
Dal 1999 e per i successivi sette anni Reggio Calabria ha felicemente ospitato il Festival Internazionale dei Circoli del Cinema, la cui ultima edizione si è tenuta nell’ormai lontano 2007 a Matera. Ma i semi lanciati in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>“<em>Ho visto con i miei occhi cambiare la faccia di un paese con la nascita di un <a href="http://www.liberareggio.org/tag/circolo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con circolo">circolo</a> del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a>, giovani e anziani si animavano improvvisamente e cominciavano a discutere. Ho visto aspettare con ansia l’arrivo del nuovo film e il nuovo film lasciare dietro di sé un’idea, un sentimento, qualcosa che prima non c’era, e centinaia di abitanti di quel piccolo paese che prima andavano a vedere i film come un vizio, andare a vedere i film con il bisogno di entrare nel giro dei giudizi del mondo”</em></p>
<p>Cesare Zavattini</p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">Dal 1999 e per i successivi sette anni <a href="http://www.liberareggio.org/tag/reggio-calabria/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Reggio Calabria">Reggio Calabria</a> ha felicemente ospitato il <em>Festival Internazionale dei Circoli del Cinema</em>, la cui ultima edizione si è tenuta nell’ormai lontano 2007 a Matera. Ma i semi lanciati in quegli anni hanno continuato a germogliare nonostante le difficoltà e la superficialità di quanti non hanno mai realmente compreso l’importanza ed il valore non solo culturale del Festival.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/GCS.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10915 colorbox-10912" title="GCS" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/GCS-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" /></a>Uno di quei semi è germogliato nelle <em>Giornate del Cinema dello <a href="http://www.liberareggio.org/tag/stretto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con stretto">Stretto</a>. La </em><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ficc.it/"><em>FICC</em></a></span><em> incontra il cinema italiano</em>, manifestazione organizzata dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.circolozavattini.it/">Circolo del Cinema “Cesare Zavattini”</a></span> di Reggio Calabria e dal <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.cineforumorione.it/">Cineforum “Don Orione”</a></span> di Messina e promossa dalla Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, che si è svolta dal 16 al 19 Dicembre  2010 alternando proiezioni tra le due rive dello Stretto, nell’ammirevole tentativo non solo di costruire un <a href="http://www.liberareggio.org/tag/ponte/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ponte">ponte</a> culturale (l’unico <a href="http://www.liberareggio.org/tag/ponte/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ponte">ponte</a> realisticamente realizzabile) tra Reggio e Messina, ma di omaggiare il cinema italiano meno distribuito ed il pubblico del suo diritto alla libertà di scelta, come ben prevede la <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ficc.it/sottosezioni.php?cdisplay=10011&amp;id_s=175"><em>Carta dei Diritti del Pubblico</em></a></span>, firmata a Tabor durante il 26° Congresso della <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.ficc.info/">Federazione Internazionale dei Circoli del Cinema</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 17 Dicembre, in collaborazione con <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.legambientecalabria.org/">Legambiente</a></span>, il pubblico ha potuto assistere gratuitamente alla proiezione, presso il Cinema Aurora, di due <em>bijoux</em> del nuovo cinema italiano: <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=Uh9KzdS11So"><em>In amabile Azzurro</em></a></span> di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/arturo-lavorato/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con arturo lavorato">Arturo Lavorato</a> e Felice D’Agostino e <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://ilsangueverde.blogspot.com/"><em>Il sangue verde</em></a></span> di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://andreasegre.blogspot.com/">Andrea Segre</a></span>.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/in-amabile-azzurro.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-10916 colorbox-10912" title="in amabile azzurro" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/in-amabile-azzurro.jpg" alt="" width="240" height="193" /></a> <a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/sangue-verde.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-10917 colorbox-10912" title="sangue verde" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/sangue-verde-300x282.jpg" alt="" width="207" height="194" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ad introdurre la <em>Giornata</em> reggina dell’evento è stata Lidia Liotta per Legambiente, che ha sottolineato come le <em>Giornate del Cinema dello Stretto</em> siano idealmente una continuazione del Festival dei cineclub di cui si sente terribilmente la mancanza. Legambiente ha già fatto un gemellaggio con il <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.festambiente.it/index.php?c=festambiente&amp;id=clorofilla-film-festival">Clorofilla Film Festival</a></span> di Grosseto, ma il Cinema offre sempre e comunque una possibilità di comunicazione non solo sui temi strettamente ambientali, ma si pone come strumento di conoscenza diretta dei fatti e di diffusione informativa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/arturo.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-10918 colorbox-10912" title="arturo" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/arturo.jpg" alt="" width="172" height="229" /></a>A seguire Arturo Lavorato ha presentato <em><a href="http://www.liberareggio.org/tag/in-amabile-azzurro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con in amabile azzurro">In amabile azzurro</a></em>, facendo notare ai presenti come il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/documentario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con documentario">documentario</a> oggi in Italia difficilmente riscontri l’interesse della stampa. Questo film per i due registi calabresi è il più importante e significativo dal punto di vista formale e politico, mantiene saldo il principio per cui privilegiano la sperimentazione, preferiscono l’imperfezione pur di portare avanti sempre e comunque la ricerca. In questo film la comunità di Nicotera Marina ha partecipato attivamente, nessuno degli attori impiegati è un professionista,  prendendo parte ad un’operazione complicata: leggere la realtà magmatica, caotica che per molti versi resta una realtà di mistero. È  negli <a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/felice.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-10919 colorbox-10912" title="felice" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/01/felice.jpg" alt="" width="171" height="246" /></a>archetipi dei miti della tragedia greca che Arturo e Felice hanno cercato supporto per dare ordine. Si sono immersi nelle tragedie facendo un percorso poetico che trova espressione non solo nei testi, quanto proprio nella tensione dello sguardo nata da queste immersioni poetiche. Questo film ha avuto difficoltà nella distribuzione perché è un film difficile, è una difficoltà che D’Agostino e Lavorato rivendicano sul fronte della lotta contro l’imbarbarimento della percezione cinematografica: si chiama lo spettatore in causa nella decodificazione delle immagini viste per una nuova lettura del reale come davanti ad un dipinto, sottolineando come la comunicazione prediliga la via iconica. Questo film è il frutto della sospensione per quasi due anni del loro lavoro, per riprendere contatto col territorio, molte delle cicatrici del territorio della Piana corrispondono a lotte realizzate che hanno ispirato questo film. Arturo si dice lieto che <em>In amabile azzurro</em> venga proiettato qui rispetto ad una concezione ambientale considerata nella dimensione olistica: il vivere quotidiano è stravolto dai processi di sottosviluppo e degrado del nostro territorio. In questo film si mette in scena una lotta di classe, si svela quella<em> Calabria, colonia interna all’Italia, il terzo mondo dentro il primo, la miseria utile allo sviluppo </em>che <em>si pone allora come una realtà di scandalo, che illumina le contraddizioni del nostro ordine democratico e sfata i miti di questo falso universalismo borghese e progressista</em>. Consiglio a tutti di dare un’occhiata alla filmografia di D’Agostino e Lavorato per ri.scoprire la vera Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><a href="http://www.liberareggio.org/tag/il-sangue-verde/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con il sangue verde">Il Sangue verde</a></em> di Andrea Segre è stato presentato da Giuseppe Pugliese <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.africalabria.org/">dell’Osservatorio Migranti Rosarno</a></span> che ha fatto da mediatore ad Andrea Segre, giunto in Calabria dopo i Fatti di Rosarno con l’intenzione di  fare una sorta di parallelismo tra i vecchi e i nuovi immigrati. Segre mentre intervistava i ragazzi ha concepito l’idea finale del film, anche attraverso la voce di Peppino Lavorato che più volte ha suggerito di ripristinare il Premio Valarioti per assegnarlo alla comunità rosarnese. Segre con una prerogativa forse tipica degli artisti ha ripreso la storia di quella parte di territorio sottolineando come sembra impossibile che proprio a Rosarno si sia venuta a creare una situazione del genere con gli immigrati, considerato che Rosarno è stato storicamente un paese in cui ci si è ribellati, basti pensare alle lotte delle raccoglitrici di olive o di gelsomino (a tal proposito suggerisco la visione del documentario <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.terrelibere.it/video/allora-piangeranno-mentre-noi-cammineremo"><em>… Allora piangeranno mentre noi cammineremo</em></a></span>, di Arturo Lavorato e Felice D’Agostino, 2006).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Post Scriptum</strong>: Ho avuto il piacere di vivere l’ultima edizione del Festival Internazionale dei Circoli del Cinema nel 2007 e assicuro che non è un’esperienza come altre, ma qualcosa che ti resta dentro e pianta radici. Reggio come al solito tace o risponde quando ormai è tardi, ma l’augurio che faccio non solo a me come nostalgica di un evento che univa fisicamente, idealmente, spiritualmente quanti credono nella magia e forza del Cinema, ma a chi ci governa è che si ricreino le condizioni che hanno permesso alla nostra Città di ospitare una fra le poche manifestazioni che potrebbero ancora oggi definirsi davvero culturali.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Letizia Cuzzola</strong></p>

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		<title>AL C.S.O.A. CARTELLA DOPPIO APPUNTAMENTO CON IL DOCUMENTARIO</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Jan 2011 16:17:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi & Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[arturo lavorato]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[csoa cartella]]></category>
		<category><![CDATA[documentario]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>

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		<description><![CDATA[ORE 18.00: ASSEMBLEA &#8220;DOCUMENTARIO IN MOVIMENTO&#8221;
ORE 21.00: PROIEZIONE DI &#8220;PAISÀ &#8211; STORIE DI MIGRANTI IN CAMPANIA”
“Il documentario autoprodotto come strumento di informazione”, questo il titolo dell’assemblea che si terrà il 12 gennaio prossimo al C.s.o.a. “Angelina Cartella” di Gallico &#8211; via Quarnaro I, Gallico &#8211; dalle ore 18. Interverranno: Arturo Lavorato, filmmaker originario di Nicotera Marina (VV), autore di numerosi documentari che trattano soprattutto di tematiche sociali e di Calabria, tra cui il “Canto dei nuovi emigranti” e “Noi dobbiamo deciderci”; l&#8217;Associazione Sol Latino che, insieme al Teatro Primo di Reggio Calabria, è l’organizzatrice del Festival...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>ORE 18.00: ASSEMBLEA &#8220;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/documentario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con documentario">DOCUMENTARIO</a> IN MOVIMENTO&#8221;<br />
ORE 21.00: PROIEZIONE DI &#8220;PAISÀ &#8211; STORIE DI <a href="http://www.liberareggio.org/tag/migranti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con migranti">MIGRANTI</a> IN CAMPANIA”</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“<strong>Il documentario autoprodotto come strumento di informazione”</strong>, questo il titolo dell’assemblea che si terrà il <strong>12 gennaio</strong> prossimo al C<strong>.s.o.a. “Angelina Cartella”</strong> di Gallico &#8211; via Quarnaro I, Gallico &#8211; dalle ore 18. Interverranno: <strong><a href="http://www.liberareggio.org/tag/arturo-lavorato/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con arturo lavorato">Arturo Lavorato</a></strong>, filmmaker originario di Nicotera Marina (VV), autore di numerosi documentari che trattano soprattutto di tematiche sociali e di Calabria, tra cui il “Canto dei nuovi emigranti” e “Noi dobbiamo deciderci”; <strong>l&#8217;Associazione Sol Latino</strong> che, insieme al <a href="http://www.liberareggio.org/tag/teatro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Teatro">Teatro</a> Primo di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/reggio-calabria/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Reggio Calabria">Reggio Calabria</a>, è l’organizzatrice del Festival Internazionale del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">Cinema</a> Documentario la cui seconda edizione si terrà dal 25 al 27 febbraio prossimo; <strong>l&#8217;Associazione Y Cassiopea</strong> che ha prodotto numerosi documentari di denuncia sulle emergenze ambientali, per la tutela della biodiversità dei territori e la valorizzazione degli scambi storico-culturali; <strong>Claudio Metallo</strong>, autore del documentario &#8220;Fratelli di Tav&#8221;, vincitore di numerosi premi. Quest’ultimo ha lavorato per Al Jazeera International ed ha collaborato alla prima serie della trasmissione di Raitre &#8220;Presa Diretta&#8221; di Riccardo Iacona. Ha realizzato più di venti video tra cortometraggi e documentari. Collabora con la telestreet di Bologna “Teleimmagini”. Ha scritto, montato e diretto la prima sit-com del circuito telestreet (Brutti, sporchi e cattivi) in 42 puntate.</p>
<p style="text-align: justify;">Seguirà dalle ore 21 la proiezione del suo ultimo lavoro <strong>“Paisà – Storie di migranti in Campania”,</strong> realizzato insieme ai registi Manolo Luppichini e Jacopo Mariani.</p>

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		<title>Il lato oscuro del cinema: identità clandestine</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2010/09/10/il-lato-oscuro-del-cinema-identita-clandestine/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 17:39:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti & Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[circolo]]></category>
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		<category><![CDATA[zavattini]]></category>

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		<description><![CDATA[Da lunedì 27 settembre al Cinema Aurora di Reggio Calabria prenderà il via la rassegna cinematografica del Circolo del Cinema “Cesare Zavattini”. Anche quest’anno la selezione offre dieci film che hanno caratterizzato il buon cinema della passata stagione, che continuano a mostrare un cinema in perpetuo movimento artistico e produttivo nel panorama internazionale. Nella rassegna, inoltre, come sempre accade, non manca la promozione del cinema italiano più interessante, quello più invisibile e sconosciuto, maltrattato dalla distribuzione, ma necessario e di qualità.
La rassegna di quest’anno dal titolo “Identità clandestine” vuole raccontare il lato oscuro dell’esistenza umana, quella dimensione occulta e segreta della vita in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/Rassegna_2010_web.gif"><img class="alignnone size-large wp-image-9385 colorbox-9383" title="Rassegna_2010_web" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/09/Rassegna_2010_web-483x1024.gif" alt="" width="483" height="1024" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da lunedì 27 settembre al <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">Cinema</a> Aurora di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/reggio-calabria/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Reggio Calabria">Reggio Calabria</a> prenderà il via la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/rassegna/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con rassegna">rassegna</a> cinematografica del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/circolo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con circolo">Circolo</a> del Cinema “Cesare <a href="http://www.liberareggio.org/tag/zavattini/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con zavattini">Zavattini</a>”. Anche quest’anno la selezione offre dieci film che hanno caratterizzato il buon cinema della passata stagione, che continuano a mostrare un cinema in perpetuo movimento artistico e produttivo nel panorama internazionale. Nella rassegna, inoltre, come sempre accade, non manca la promozione del cinema italiano più interessante, quello più invisibile e sconosciuto, maltrattato dalla distribuzione, ma necessario e di qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">La rassegna di quest’anno dal titolo “<a href="http://www.liberareggio.org/tag/identita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con identità">Identità</a> clandestine” vuole raccontare il lato oscuro dell’esistenza umana, quella dimensione occulta e segreta della vita in cui “l’<a href="http://www.liberareggio.org/tag/identita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con identità">identità</a>” diventa “clandestina”, privando l’individuo di ogni rapporto sociale e chiudendo la propria esistenza tra le sbarre di una necessaria emarginazione. E i dieci film proposti lo faranno attraverso vari generi, la commedia, la commedia di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/costume/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con costume">costume</a>, il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/docufilm/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con docufilm">docufilm</a>, il dramma.</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 27 settembre aprirà la rassegna il film che forse più d’ogni altro ha colto nel segno raccontando in modo emozionante i dubbi e i timori di un uomo comune davanti al fenomeno dell’immigrazione: <em>Welcome </em>di Philippe Lioret.</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo stesso tema seguirà, lunedì 4 ottobre, <em>Machan </em>di Umberto Pasolini, piccola ma importante commedia, che narra una storia vera che vive delle vicende di queste reali identità clandestine che transitano dalla cronaca di questi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 11 ottobre con il film di Coppola, <em>Segreti di famiglia</em>, si entra nell’universo più oscuro di Tetro il protagonista che compie questo doloroso percorso nel passato magicamente raccontato dal genio del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/regista/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con regista">regista</a> americano.</p>
<p style="text-align: justify;">Ken Loach, lunedì 18 ottobre, con <em>Il mio amico Eric </em>trova una soluzione, tutta personale, al fallimento delle ideologie: con i toni della commedia e una vena leggermente surreale ci racconta la storia del protagonista per tirare fuori la testa da una disastrata condizione familiare grazie al “suo amico”, il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/grande/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con grande">grande</a> calciatore Cantona.</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 25 ottobre, sarà da leggere sempre all’interno di una prospettiva familiare il film di Pietro Marcello <em>La bocca del lupo</em>, vincitore del Torino Filmfestival del 2009.</p>
<p style="text-align: justify;">Così come, martedì 2 novembre, la stessa prospettiva <em>familiare </em>va utilizzata per entrare nel mondo di Tizza Covi e Rainer Frimmel gli autori di <em>Non è ancora domani &#8211; La pivellina</em>. Un film che ha raccolto i successi di Cannes e poi via via fino ad arrivare, poco e male, nelle sale di casa nostra. Lunedì 8 novembre, ancora il nucleo familiare farà da sfondo alla vicenda raccontata nel film cileno <em>Affetti e dispetti &#8211; La nana</em>, in cui la scontrosa cameriera Raquel racconta il nuovo Cile, ma soprattutto, con arguzia nello stile <em>sit-com</em>, la sua solitudine.</p>
<p style="text-align: justify;">Lunedì 15 novembre, non sarebbe stato possibile ignorare uno dei film più stimolanti e sorprendenti della stagione, <em>Il Profeta </em>di Jacques Audiard: il percorso di <em>formazione</em> di Malik che dall’esistenza carceraria e clandestina fa strada nel mondo della malavita è narrato con inusuale forza espressiva e incalzante capacità narrativa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’austriaca Jessica Hausner con il suo <em>Lourdes</em> &#8211; lunedì 22 novembre &#8211; ha raccolto i meritati riconoscimenti al Festival di Venezia 2009. Un film complesso che, con spirito laico, riesce a diventare amara riflessione sul dolore e sulla speranza di salvezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, lunedì 29 novembre, la rassegna si chiude con <em>The Hurt locker</em> della bravissima Katherin Bigelow. Vincitore di nove Oscar, per la prima volta assegnati ad una donna, nonostante tutto ciò è stato assolutamente ignorato dalla distribuzione. Vincere questa assurda censura di mercato per un film che narra, con impatto emotivo non comune, attraverso il dramma dei soldati che disinnescano gli ordigni durante la guerra in Iraq, l’effetto dopante della guerra e i suoi risvolti nella quotidianità, è diventato un preciso impegno del circolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il costo della tessera per tutte le proiezioni è di 20 euro. I tesserati avranno l’opportunità di scegliere tra due proiezioni che si svolgeranno presso il Cinema Aurora in Via S. Caterina alle ore 18,00 e alle ore 21,00.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Circolo del Cinema “Cesare Zavattini” &#8211; Reggio Calabria</em></p>

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		<title>Draquila: l&#8217;Italia che trema&#8230; in tutti i sensi</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2010/05/24/draquila-litalia-che-trema-in-tutti-i-sensi/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2010/05/24/draquila-litalia-che-trema-in-tutti-i-sensi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 24 May 2010 07:10:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[docufilm]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[sabina guzzanti]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>

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		<description><![CDATA[In Italia si sente sempre più spesso parlare di “controinformazione”, termine sempre più inflazionato che tende a indicare la diffusione di informazioni taciute, o riportate in modi significativamente diversi, dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione di un certo paese o altro ambito sociale e culturale. Generalmente chi presenta la propria opera come &#8220;controinformazione&#8221; implica che i media siano, in parte o totalmente, asserviti a interessi politici o economici e quindi non siano in grado di rappresentare oggettivamente la realtà; in questo senso la controinformazione è in genere associata a una denuncia di censure e di limiti alla libertà d’informazione.
Il nuovo film di Sabina Guzzanti,“Draquila: l’Italia che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/draquila.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-8366 colorbox-8361" title="draquila" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/draquila-209x300.png" alt="" width="209" height="300" /></a>In Italia si sente sempre più spesso parlare di “controinformazione”, termine sempre più inflazionato che tende a indicare la diffusione di informazioni taciute, o riportate in modi significativamente diversi, dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione di un certo paese o altro ambito sociale e culturale. Generalmente chi presenta la propria opera come &#8220;controinformazione&#8221; implica che i media siano, in parte o totalmente, asserviti a interessi politici o economici e quindi non siano in grado di rappresentare oggettivamente la realtà; in questo senso la controinformazione è in genere associata a una denuncia di censure e di limiti alla libertà d’informazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nuovo film di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/sabina-guzzanti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con sabina guzzanti">Sabina Guzzanti</a>,“Draquila: l’Italia che trema”, lo si potrebbe etichettare come  un lampante esempio di controinformazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “docu-film” tratta appunto il tema del tragico <a href="http://www.liberareggio.org/tag/terremoto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con terremoto">terremoto</a> che, alle ore 03:32 del 6 Aprile 2009, ha sconvolto la vita di migliaia di abruzzesi e di italiani impressionando l’intera penisola.</p>
<p style="text-align: justify;">A meno di 10 giorni dall’uscita della pellicola nelle sale, pellicola che andrà anche fuori concorso a Cannes, si è assistito ad un vero e proprio putiferio mediatico con accuse e critiche giunte da ogni parte controbilanciate da plausi e acclamazioni incondizionate.</p>
<p style="text-align: justify;">Le accuse più autorevoli sono giunte principalmente dagli esponenti, del Governo primo fra tutti il ministro Bondi il quale ha dichiarato che il film <a href="http://www.unita.it/news/sociale/98410/bondi_draquila_offende_litalia_cannes_il_ministro_declina_linvito_e_scoppia_la_polemica_con_i_finiani" target="_blank">&lt;&lt; </a><em><a href="http://www.unita.it/news/sociale/98410/bondi_draquila_offende_litalia_cannes_il_ministro_declina_linvito_e_scoppia_la_polemica_con_i_finiani" target="_blank">offende l’Italia intera&gt;&gt;</a> </em>aggiungendo che per questo boicotterà il Festival di Cannes.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche il capo della Protezione Civile italiana Guido Bertolaso (citato parecchie volte nel <a href="http://www.liberareggio.org/tag/documentario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con documentario">documentario</a>) ha affermato che &lt;&lt;<em>un film che presto sarà presentato in un festival del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a> che presenta una verità, che però non è tutta la verità e non faremo, credo, temo, come Italia, una <a href="http://www.corriere.it/cronache/10_maggio_04/bertolaso-draquila-sabina-guzzanti-aquila-terremoto_8f87fa16-5781-11df-8ce3-00144f02aabe.shtml" target="_blank">gran bella figura</a></em>».</p>
<p style="text-align: justify;">La replica è arrivata da Jack Lang ex ministro francese alla <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cultura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cultura">cultura</a> nonché emissario speciale di Sarkozy per la politica internazionale il quale si è espresso, a seguito della mancata partecipazione del ministro Bondi al Festival, affermando che un atteggiamento del genere rispecchia una &lt;&lt;<em>strana concezione della libertà&gt;&gt;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ma a cosa è dovuto tutto questo fermento e tutto questo misto di esecrazioni e apprezzamenti?</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente la risposta è insita all’interno della pellicola.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo documentario, che ha indotto qualcuno a sbilanciarsi in un paragone con i lavori del noto <a href="http://www.liberareggio.org/tag/regista/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con regista">regista</a> Michael Moore, amico della Guzzanti stessa nonché padre del genere “docu-film”, ha sicuramente il merito di riuscire a fare della vera e reale controinformazione distaccandosi a volte dal tema centrale che è quello appunto del terremoto in <a href="http://www.liberareggio.org/tag/abruzzo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con abruzzo">Abruzzo</a> e della corsa sfrenata alla ricostruzione per colpire ben altri temi poco “chiacchierati”.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno del lavoro infatti si possono apprezzare le mille sfaccettature di una simile tragedia, amalgamate ai disagi che un fenomeno del genere provoca, conditi dal dolore delle persone che lo subiscono e infine svelate dal potente occhio di una telecamera che si è accesa nel momento in cui tutte le altre si sono spente. In questo modo la regista, ideatrice, attrice Sabina Guzzanti è riuscita a mostrare agli occhi dell’opinione pubblica determinate realtà delle quali non si era a conoscenza, facendole raccontare ai protagonisti di questo drammatico avvenimento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’intero film infatti, si basa sulle testimonianze dei cittadini abruzzesi, sulle loro idee, sulle loro sensazioni, sui loro dolori e drammi personali e sulle loro opinioni che spesso nessuno ha ascoltato, il tutto egregiamente montato ad arte seguendo un filo logico temporale nitido che parte dalla rievocazione di quei fatidici momenti passando per il racconto del dopo-evento e finendo con il resoconto di una frettolosa (o tempestiva che dir si voglia) ricostruzione,  interconnesso con simpatiche animazioni dirette da una voce narrante e coadiuvato da musiche impeccabili in grado di esprimere al meglio l’emotività e il sentimento nascosti dietro ogni fotogramma.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non solo!</p>
<p style="text-align: justify;">La particolarità di questo film (che è anche il motivo che lo rende un mezzo di “controinformazione” nonché la causa di tutta la querelle scatenatasi in seguito) è che fa realmente capire cosa c’è stato dietro il terremoto ovvero, tutta una serie di appetibili situazioni che qualcuno è riuscito a sfruttare anche per un guadagno personale.</p>
<p style="text-align: justify;">È così che lo spettatore, che durante la visione è in grado di passare da una risata (amara) alla quasi commozione, viene a conoscenza di quanto l’invidiata Protezione Civile italiana sia davvero potente, tanto da riuscire ad abbattere qualunque ostacolo legale di qualunque grado nel momento di “crisi”, e di come abbia effettivamente giocato il ruolo di “<a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cinema/2010/05/03/visualizza_new.html_1788401030.html" target="_blank">braccio armato del governo</a>” dettando legge su ogni questione come l’installazione, il controllo e l’organizzazione delle tendopoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questo è soltanto uno (forse il più importante) dei sottotemi trattati all’interno del documentario. Ad esso vanno aggiunte varie altre tematiche quasi sempre connesse con la vicenda del sisma d’Abruzzo (vedi la scelta di effettuare il G8 a L’Aquila e i recenti mondiali di nuoto a <a href="http://www.liberareggio.org/tag/roma/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con roma">Roma</a>) o per lo meno legate all’attuale governo e alla classe politica italiana in generale, sia essa di destra o di sinistra, la cui immagine esce fortemente compromessa dalla pellicola, nonostante le numerose ed entusiastiche testimonianze pro Berlusconi pronunciate da una buona parte della cittadinanza aquilana e ingegnosamente inserite qua e la nella pellicola.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma all’interno di questo documentario cinematografico si vede un po’ di tutto ma più di ogni cosa si nota l’immenso lavoro costituito da oltre 700 ore di registrazione sul campo tipico di un “giornalismo d’inchiesta” spesso poco utilizzato ma in grado di scovare la notizia lì dove nessuno ha intenzione di farlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi vi scrive era tra i pochi fortunati eletti che ha potuto assistere alla prima del film al cinema Lumiere di Bologna giorno 4 Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Subito dopo la proiezione è seguito un rapido dibattito in sala presieduto da Sabina Guzzanti in persona, che pur essendo abbastanza emozionata, ha gentilmente risposto a una decina di domande in maniera esaustiva e aggiungendo quel pizzico di verve comica che la contraddistingue.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente le do atto di aver realizzato un interessantissimo progetto cinematografico riuscendo a farsi umilmente da parte (non appare quasi mai nel film tranne nella primissima scena nella quale imita il presidente Berlusconi seduto sulle macerie di un palazzo) per dare spazio ai veri protagonisti del film, ovvero coloro che questo terremoto, questo dramma, questo impatto tremendo con un qualcosa di inaspettato e disarmante…lo hanno vissuto veramente sulla loro pelle e che purtroppo saranno costretti a portarsi dietro nel loro cammino. Un cammino disseminato di macerie.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/W5MxegbDRfk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/W5MxegbDRfk&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Carmelo Spanti</strong></p>
<p style="text-align: left;">link<br />
- <a href="http://www.draquila-ilfilm.it/" target="_blank">Draquila &#8211; il film</a><strong><br />
</strong></p>

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		<title>Jafar Panahi ed il prezzo della libertà</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2010/05/03/jafar-panahi-ed-il-prezzo-della-liberta/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2010/05/03/jafar-panahi-ed-il-prezzo-della-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 03 May 2010 07:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[il cerchio]]></category>
		<category><![CDATA[indipendente]]></category>
		<category><![CDATA[iran]]></category>
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		<category><![CDATA[regista]]></category>
		<category><![CDATA[repressione]]></category>

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		<description><![CDATA[“Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi”
Boris Makaresko
Se la libertà ha un prezzo, questo è la libertà stessa: è la sera dell’1 Marzo 2010 quando a Teheran viene arrestato, senza un’accusa ufficiale, il regista iraniano Jafar Panahi insieme alla moglie, la figlia e altre 15 persone presenti in quel momento nell&#8217;abitazione ed impegnate a discutere sul progetto di un documentario sulle proteste di piazza contro Ahmadinejad. Immediate le proteste del mondo cinematografico mondiale, che si è mobilitato per la scarcerazione di Panahi,  attualmente ancora detenuto in stato di isolamento nel reparto 209 del cosiddetto &#8220;Hotel Evin&#8221;, attraverso la creazione di alcuni gruppi su facebook e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;">“<em>Essere innocenti è pericoloso perché non si hanno alibi”</em><br />
Boris Makaresko</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/04/iran1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8065 colorbox-8063" title="iran1" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/04/iran1-300x191.jpg" alt="" width="300" height="191" /></a>Se la libertà ha un prezzo, questo è la libertà stessa: è la sera dell’1 Marzo 2010 quando a Teheran viene arrestato, senza un’accusa ufficiale, il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/regista/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con regista">regista</a> iraniano <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jafar_Panahi">Jafar Panahi</a></span> insieme alla moglie, la figlia e altre 15 persone presenti in quel momento nell&#8217;abitazione ed impegnate a discutere sul progetto di un <a href="http://www.liberareggio.org/tag/documentario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con documentario">documentario</a> sulle proteste di piazza contro Ahmadinejad. Immediate le proteste del mondo cinematografico mondiale, che si è mobilitato per la scarcerazione di Panahi,  attualmente ancora detenuto in stato di isolamento nel reparto 209 del cosiddetto &#8220;Hotel Evin&#8221;, attraverso la creazione di alcuni <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.facebook.com/home.php?#%21/group.php?gid=336291924474&amp;ref=ts">gruppi</a></span> su facebook e l’organizzazione di una <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://roma.corriere.it/notizie/arte_e_cultura/10_marzo_26/cinema-maratona-iran-deleo-1602722344033.shtml">giornata</a></span> di proiezioni e incontri interamente dedicati al regista iraniano.</p>
<p style="text-align: justify;">Panahi, vincitore del Leone d&#8217;oro a Venezia nel 2000 con <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=29394">Il cerchio</a></span> e dell&#8217;Orso d&#8217;argento a Berlino con <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=43771">Offside</a></span>, si è da sempre schierato a favore del leader dell&#8217;opposizione Hossein Mussavi. Già nel Luglio scorso era stato arrestato durante una cerimonia in commemorazione di <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Morte_di_Neda_Agha-Soltan">Neda Soltan</a></span>, la ragazza uccisa durante le manifestazioni di protesta contro le elezioni che hanno riconfermato al potere Ahmadinejad. Nel febbraio scorso le autorità avevano negato a Panahi il visto per la Germania che prevedeva la partecipazione del regista al Festival del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a> di Berlino. Negli ultimi giorni si è unito alle proteste il Ministero degli Esteri francese, che ha lanciato un appello per la liberazione immediata di Panahi per poter partecipare al prossimo Festival di Cannes in quanto membro della giuria. A tal proposito Gilles Jacob, presidente del Festival, aveva annunciato il 15 Aprile scorso, a Parigi, durante la conferenza stampa di presentazione dei film selezionati, che il regista iraniano era stato chiamato a partecipare all&#8217;evento come membro della giuria presieduta dall&#8217;attore Tim Burton.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/04/Il-cerchio-Panahi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-8066 colorbox-8063" title="Il cerchio-Panahi" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/04/Il-cerchio-Panahi-210x300.jpg" alt="" width="210" height="300" /></a>Il cinema, in quanto mezzo libero e libertario, ha da sempre sollevato le ire dei governanti iraniani: la censura veniva applicata già ai tempi dello scià Mohammad Reza Pahlavi (al potere dal 1941 al 1979), quando il film considerato iniziatore di una nuova corrente, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.imdb.com/title/tt0064356/"><em>Gaav</em></a></span>, (1969) di Dariush Mehrjui e presentato al Festival del cinema di Berlino tre anni dopo, venne sì prodotto dallo Stato ma successivamente bandito dallo stesso per la visione opposta che dava del Paese rispetto a quella progressista che il governo voleva propagandare. La rivoluzione iraniana certo restrinse di molto le maglie della censura nel Paese ma, quando tornarono ad allargarsi, fu più che altro verso l’esterno, e spesso unicamente per permettere l’esportazione di film che erano stati discussi dalla stampa estera e che comunque in <a href="http://www.liberareggio.org/tag/iran/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con iran">Iran</a> non sarebbero mai stati proiettati in pubblico. Non sfuggono a questa regola nemmeno i registi più conosciuti come <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=6119">Mohsen Makhmalbaf</a></span> o <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=2992">Abbas Kiarostami</a></span>: molti dei loro film sono banditi nel loro Paese. Lo stesso film di Panahi, <em><a href="http://www.liberareggio.org/tag/il-cerchio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con il cerchio">Il cerchio</a></em> è ancora inedito in Iran per il rifiuto del regista di tagliarne 18 minuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il caso più recente di censura ha come protagonista il regista iraniano di origine curda <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://trovacinema.repubblica.it/attori-registi/bahman-ghobadi/178725">Bahman Ghobadi</a></span>, autore <a href="http://www.liberareggio.org/tag/de/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con de">de</a> <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://trovacinema.repubblica.it/film/i-gatti-persiani/375855">I gatti persiani</a></span>, girato in clandestinità e in pochi giorni per le strade di Teheran.</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito delle difficoltà di fare cinema in Iran, Panahi rispose in un’intervista del 2003 che: “E’ sicuramente difficile per chi vuole rimanere <a href="http://www.liberareggio.org/tag/indipendente/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con indipendente">indipendente</a> e fare i film che vuole. Io ho cercato di farlo e ne ho pagato le conseguenze. Spero di poter continuare a pagarle”.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Letizia Cuzzola</strong></p>

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		<title>Omaggio a Sebastiano Di Marco al Teatro Cilea</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2010/03/29/omaggio-a-sebastiano-di-marco-al-teatro-cilea/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2010/03/29/omaggio-a-sebastiano-di-marco-al-teatro-cilea/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Mar 2010 06:52:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti & Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi & Spettacoli]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Teatro]]></category>
		<category><![CDATA[cilea]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[circolo]]></category>
		<category><![CDATA[di marco]]></category>
		<category><![CDATA[omaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Posso dire che, nel bene e nel male, ma sempre sostenendo
ciò che sembrava giusto, abbiamo lavorato, studiato,
discusso, lottato, perso, vinto, sbagliato, inciso, insomma
vissuto; che abbiamo sempre cercato di capire perché
abbiamo perso e come e dove abbiamo sbagliato, e che
l&#8217;avere avuto molte volte ragione e l&#8217;aver a volte vinto non
è mai stato accompagnato da trionfalismo e dal disprezzo.
E che su questa strada vogliamo continuare.”
Sebastiano Di Marco
Il 19 e il 20 marzo 2010 sono due date che in maniera piuttosto trasversale hanno segnato la storia di questa città, vedendo il teatro comunale F. Cilea tornare a nuova vita, finalmente pieno di una cittadinanza attiva e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: center;"><em>Posso dire che, nel bene e nel male, ma sempre sostenendo<br />
ciò che sembrava giusto, abbiamo lavorato, studiato,<br />
discusso, lottato, perso, vinto, sbagliato, inciso, insomma<br />
vissuto; che abbiamo sempre cercato di capire perché<br />
abbiamo perso e come e dove abbiamo sbagliato, e che<br />
l&#8217;avere avuto molte volte ragione e l&#8217;aver a volte vinto non<br />
è mai stato accompagnato da trionfalismo e dal disprezzo.<br />
E che su questa strada vogliamo continuare.”</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Sebastiano <a href="http://www.liberareggio.org/tag/di-marco/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con di marco">Di Marco</a></em></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/opere.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7681 colorbox-7678" title="opere" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/opere-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Il 19 e il 20 marzo 2010 sono due date che in maniera piuttosto trasversale hanno segnato la storia di questa città, vedendo il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/teatro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Teatro">teatro</a> comunale F. <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cilea/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cilea">Cilea</a> tornare a nuova vita, finalmente pieno di una cittadinanza attiva e partecipe. L’evento che ha ‘compiuto l’atteso miracolo’ è l’<a href="http://www.liberareggio.org/tag/omaggio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con omaggio">Omaggio</a> a <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://blog.libero.it/sebadimarco/">Sebastiano Di Marco</a></span>, noto ai più come fondatore del Circolo del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">Cinema</a> ‘C. Chaplin’ e come uno dei pilastri del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci negli ormai lontani anni’ 80.</p>
<p style="text-align: justify;">Due anni fa si è formato il Comitato Promotore &#8220;1988-2008. Iniziative Culturali su Sebastiano Di Marco&#8221; costituito dalla Famiglia Di Marco, dal Circolo del Cinema &#8220;C. Chaplin&#8221;, dal Circolo del Cinema &#8220;C. <a href="http://www.liberareggio.org/tag/zavattini/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con zavattini">Zavattini</a>, dalla F.I.C.C. &#8211; Federazione Italiana dei Circoli del Cinema e dalla Città del Sole Edizioni chehanno organizzato in sinergia la manifestazione in commemorazione di Sebastiano Di Marco, figura eclettica e  fondamentale nello sviluppo dell’associazionismo nell’intera Calabria.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima serata si è aperta con la proiezione del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/documentario/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con documentario">documentario</a> ‘Quello che resta…’ di Dario Liotta, un viaggio a ritroso nella memoria del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/regista/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con regista">regista</a>, che ricostruisce la vita di Sebastiano, attraverso una serie di interviste a quanti hanno avuto la possibilità di conoscere e collaborare con Sebastiano, sia nelle attività del Circolo del Cinema sia nella didattica: ricordiamo infatti che l’autore reggino è stato per anni docente di Lingua e Letteratura Inglese al Liceo Scientifico Leonardo da Vinci. Al termine della commovente proiezione è seguito un dibattito, elemento fondamentale non solo per un reciproco scambio ma anche per la formazione delle personalità di ognuno, così come insegnato da Di Marco, cui uno dei più grandi meriti è stato proprio quello di porsi come un formatore di coscienze, capace di vedere laddove molti si rifiutavano di guardare…</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/reading.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-7680 colorbox-7678" title="reading" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/reading-300x175.jpg" alt="" width="300" height="175" /></a>Il successo della prima serata è stato bissato dalla seconda, articolata in tre momenti fondamentali: il <em>reading</em> con accompagnamento musicale di alcuni estratti dalla raccolta di poesie <em>Quello che resta</em> e dal testo narrativo <em>Psulla</em>, scritti da Sebastiano Di Marco negli ultimi anni della sua vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il momento, introdotto dalla sottoscritta, ha visto al pianoforte Giampiero Locatelli ed impegnata nella lettura Daniela Pellicanò. A seguire l’editore della Città del Sole Edizioni, Franco Arcidiaco, accompagnato sempre dalla sottoscritta e da Claudio Scarpelli e Tonino <a href="http://www.liberareggio.org/tag/de/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con de">De</a> Pace, presidenti rispettivamente  del Circolo del Cinema ‘C. Chaplin’ e  <strong>del Circolo del Cinema &#8220;C. Zavattini,</strong> ha presentato il testo <em>Opere</em> di Sebastiano Di Marco, che comprende tutti gli scritti dell’autore.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/lsd.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-7682 colorbox-7678" title="lsd" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/03/lsd-300x204.jpg" alt="" width="300" height="204" /></a>A concludere la serata, la magistrale rappresentazione teatrale di LSD, acronimo di Liceo Scientifico da Vinci, a cura di SpazioTeatro, con la regia di Gaetano Tramontana. L’opera teatrale è un giallo, ambientato nel Liceo, massima espressione dell’ironia di Di Marco, che immagina, con umorismo pirandelliano, una scuola che supera se stessa nel rigore e nella perfetta organizzazione di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Il successo dell’evento infonde speranza e la consapevolezza che questa città ha ancora bisogno di figure come quella di Sebastiano Di Marco, intellettuale concreto, operatore del sociale che ha saputo credere in un sogno che ancora perdura nell’attività dei circoli del cinema e nelle coscienze di quanti oggi mettono in pratica il suo insegnamento: oltre l’arte, la poesia, la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/musica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Musica">musica</a> ci sono il lavoro e la lotta, ma non oltre, assieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Concludo come il Professore avrebbe fatto, dicendo che <em>è stato bello </em>e che questa città può ancora credere e sperare in un futuro in cui la cultura non sia solo una parola da sbandierare per accaparrarsi le simpatie dei più, ma un percorso consapevole.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Letizia Cuzzola</strong></p>

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		<title>Tutto o Niente. Desiderio, mito, patologia nel piatto-donna (Prima Puntata)</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/04/28/tutto-o-niente-desiderio-mito-patologia-nel-piatto-donna-prima-puntata/</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2009 08:50:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti & Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[abbuffata]]></category>
		<category><![CDATA[cibo]]></category>
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		<category><![CDATA[mito]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione
Nel saggio, il cui presente articolo è la prima di tre puntate, ci occuperemo dell&#8217;analisi di due situazioni situate quantitativamente ai margini estremi della pratica di consumo del cibo. Partendo dall&#8217;esplorazione di due casi cinematografici più o meno celebrati, come La grande abbuffatta (1973) di Marco Ferreri e il più recente H2Odio (2006) di Alex Infascelli,  si vuole intrecciare un percorso che definisca in maniera chiara il rapporto tra genere, corpo e cibo intrattenuto nelle opere. Tali relazioni, verranno poi coinvolte nel confronto più radicale con il concetto di desiderio, che ognuna implicitamente contiene o attira su di sé e l&#8217;implicazione del grottesco che percorre le scene.
Le motivazioni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="left"><em><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2832 colorbox-2828" title="grandebouffe" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/grandebouffe-300x203.jpg" alt="grandebouffe" width="300" height="203" />Introduzione</strong></em></p>
<p align="justify">Nel saggio, il cui presente articolo è la prima di tre puntate, ci occuperemo dell&#8217;analisi di due situazioni situate quantitativamente ai margini estremi della pratica di consumo del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cibo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cibo">cibo</a>. Partendo dall&#8217;esplorazione di due casi cinematografici più o meno celebrati, come <em>La <a href="http://www.liberareggio.org/tag/grande/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con grande">grande</a> abbuffatta (1973) </em><a href="http://www.liberareggio.org/tag/di-marco/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con di marco">di Marco</a> Ferreri e il più recente <em>H</em><sub><em>2</em></sub><em>Odio </em>(2006) di Alex Infascelli,  si vuole intrecciare un percorso che definisca in maniera chiara il rapporto tra genere, corpo e cibo intrattenuto nelle opere. Tali relazioni, verranno poi coinvolte nel confronto più radicale con il concetto di desiderio, che ognuna implicitamente contiene o attira su di sé e l&#8217;implicazione del grottesco che percorre le scene.</p>
<p align="justify">Le motivazioni che hanno portato all&#8217;individuazione di questo corpus e successivo intreccio argomentativo, si possono individuare in una comunanza direzionale di atteggiamento verso il cibo, però in versi contrapposti (l&#8217;eccesso nel primo, l&#8217;eccesso di rinuncia dall&#8217;altro) e nella cronologia di produzione che contiene il periodo di concepimento del Postmoderno. Come scritto da Bragaglia, &#8220;in un <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a> dominato dall&#8217;eccesso quale è quello contemporaneo, si potrebbe quasi ipotizzare che il rapporto con il cibo assuma quasi obbligatoriamente gli aspetti della dismisura&#8221;.</p>
<p align="justify">L&#8217;approccio tenuto si inserisce in quelle tematiche raggruppate sotto il termine policomprensivo di <em>embodiment, </em>approfondito nel discorso sulla triade mente-corpo-cibo come un rapporto privilegiato, in questo caso, ultimo. Ciò avviene di pari passo con una raffigurazione dei generi impostata sui canoni culturali dell&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/identita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con identità">identità</a> sessuale. Al posto della classica prassi psicologica erede della filosofia aristotelica, che in una dialettica delle relazioni assegnava un posto preminente al soggetto nell&#8217;organizzazione della frase, e quindi al desiderio concedeva esistenza solo a condizione che vi fosse una mancanza, l&#8217;ottica che qui è sembrata più idonea e rivelatoria è stata quella della teoria evenemenziale degli Stoici, in cui la primità è assegnata all&#8217;evento (qui, uno particolarissimo, la morte) appunto e le posizioni sono, successivamente da questo, definite lungo percorsi fatti di cibo e di niente.</p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="justify"><em><strong>Prostituta (in lacrime): &#8221; Grotteschi e disgustosi! Ecco cosa siete! Perchè mangiate se non avete fame? Non è fame!&#8221;</strong></em></p>
<p align="justify">La battuta che si presta bene come titolo del paragrafo dedicato a <em>La grande <a href="http://www.liberareggio.org/tag/abbuffata/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con abbuffata">abbuffata</a>, </em>ripropone perfettamente l&#8217;etichetta scarna e veloce con la quale spesso il film è stato digerito. Tuttavia è un utile passo di partenza. L&#8217;etimologia ne svelerà il preludio, l&#8217;esito, ed insieme la contraddizione contenuta: &#8220;da grotta&#8221;, nel film uno stadio primitivo esploso in un ambientazione incredibilmente raffinata. Come detto sopra, tra gli intenti del saggio c&#8217;è anche quello di sviluppare un sottile nervo tematico di embodiment, soffermando l&#8217;attenzione sul corpo, come materia semiotica di un evento e sfatando  la naturalizzazione di una logica quale quella del &#8220;cibo è nutrimento e alimento: risposta ad un bisogno ed elaborazione di un desiderio&#8221;. Il  consumo del cibo pervade, travolge sin dal titolo, l&#8217;intera opera, in cui lo si consacra come pratica sociale (ritrovo di quattro amici di successo) e si eleva esponenzialmente la necessità di accompagnamento da un&#8217;eccedenza di femminile. Il primo passo consisterà nel ripercorrere i momenti salienti della tracciato filmico e la loro connotazione concettuale.</p>
<p align="justify">Una delle prime scene del film è quella del risveglio di Philippe (giudice), a letto imboccato dalla giunonica e anziana balia. La <a href="http://www.liberareggio.org/tag/donna/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con donna">donna</a>, appreso della misteriosa partenza di Philippe, per convincerlo a non abbandonarla cerca di impedirgli di prendere con sé la foto di quando lei lo allattava ancora neonato e in ultimo tentativo si sbottona la camicetta all&#8217;altezza del seno, porgendo nuovamente il suo corpo (nella parte per eccellenza adibita allo scopo del nutrire) e infine lo masturba: &#8220;Ti ho dato tutta la vita!&#8221;</p>
<p align="justify">All&#8217;arrivo nella villa in cui hanno deciso di trascorrere i loro ultimi giorni, Marcello (pilota d&#8217;aerei di linea), soffermatosi davanti alla statua di una donna nuda che sorregge il capo del poeta che aveva abitato la villa, l&#8217;avvicina con la delicatezza tattile riservata a una donna fatta di carni ed eccitandosi visibilmente all&#8217;arrivo della mano sul fondoschiena. Questa fase introduttiva potrebbe essere isolata come la fase voyeuristica del film, in cui l&#8217;avvicinamento sessuale è preteso, senza essere consumato se non attraverso &#8216;surrogati&#8217; e simulacri.</p>
<p align="justify">Con l&#8217;arrivo della sera, oltre alla giornata, si conclude anche la detta fase, con la squisita cena che gli amici intrattengono nella penombra, alla luce dei raggi di un proiettore che riempie la stanza di Pietà, divinità femminili e ballerine sulle cui &#8216;tette&#8217; i protagonisti leggono l&#8217;espressione di un&#8217;epoca.</p>
<p align="justify">Durante il pasto, tra la montagna di cibo che viene consumato, Marcello mostra le foto delle sue conquiste (hostess), davanti alle quali Ugo (cuoco) mostra un apprezzamento espresso in termini alimentari (&#8220;buona, molto buona&#8221;), arrivando a baciarne i particolari sulle cartoline. La donna prende parte alla cena, la parte della pietanza migliore e su cui prestare più attenzione: &#8220;Un ruolo di rispetto spetta naturalmente al bacio, che in Casanova non è, come generalmente si dice, la miniaturizzazione dell&#8217;amplesso, ma l&#8217;espressione del desiderio di mangiare l&#8217;oggetto che si bacia&#8221;.</p>
<p align="justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-2834 colorbox-2828" title="t974359a" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/t974359a-300x192.jpg" alt="t974359a" width="300" height="192" />Il giorno successivo la diade donna-cibo, si separa in termini autonomi che divengono di opposizione finanche seduzione. L&#8217;arrivo della scolaresca, della maestra, pone la competenza <a href="http://www.liberareggio.org/tag/de/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con de">de</a> cucinare dalla parte degli uomini, che operano un gioco di manipolazione complice, attraverso il quale la maestra non solo viene attirata fatalmente, ma inibita nel suo ruolo, trasformandola in una &#8216;grande&#8217; bambina. Inevitabilmente, però, i postumi della sera prima difficilmente avevano lasciato le menti dei protagonisti; ed ecco che Ugo si precipita ad adorare il fondoschiena della donna, ovviamente paragonandolo a delle meringhe, fino ad arrivare in seguito, a dedicarle un&#8217;intera torta:  &#8220;per te, l&#8217;ho fatta a forma del tuo culo&#8221;.</p>
<p align="justify">Con l&#8217;arrivo delle prostitute nella villa, il gioco non solo riprende, ma da intreccio virtualizzato, diviene finalmente realizzato fin in fondo. Non a caso Marcello presenta Gilda &#8220;nello splendore delle sue carni&#8221; e  poco dopo si guarda con compassione alla prostituta che rifiuta il cibo: &#8220;qui sei caduta male&#8230;&#8221; senza però fermare il gioco d&#8217;intrighi che ormai pervade tensivamente la scena, circolando tra i piatti, colpendo gli sguardi e posandosi sulle bocche.</p>
<p align="justify"><img class="alignright size-full wp-image-2835 colorbox-2828" title="la-grande-bouffe-andrea-ferreol-and-philippe-noire" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/la-grande-bouffe-andrea-ferreol-and-philippe-noire.jpg" alt="la-grande-bouffe-andrea-ferreol-and-philippe-noire" width="374" height="254" />&#8220;Se escludi il cibo, tutto è epifenomeno: &#8216;vanitas vanitatum&#8217; dixit Ecclesiastes&#8221; predica Michel (conduttore televisivo) ingozzando la donna che gli è stata assegnata. Sempre nella stessa serata ci sarà l&#8217;avvicinamento della maestra a Philippe: &#8220;&#8230;povero il mio pulcino [...] hai trovato la fatina del focolare&#8221; riproponendo la forma del personaggio come un Edipo realizzato e l&#8217;identificazione della maestra con la balia, pronta a servirgli una fellatio e porgergli abbondante il seno; lui in ossequio a quel modello perfetto, la chiederà in sposa.</p>
<p align="justify">&#8220;Sul tavolo operatorio, la rossa muore, il corpo della donna: vanità!&#8221; continua l&#8217;omelia Michel, prendendo plena manu pezzi di cibo e lanciandoli violentemente addosso al corpo nudo della ragazza bionda. Sarà proprio lui però, poco dopo, sofferente per una crisi di aerofagia, ad essere imboccato dall&#8217;amico Ugo, associando nuovamente la funzione del cibo come nutrimento alle convenzioni culturali, in questo caso quelle di una mamma che accudisce: &#8220;Mangia piccolo Michel. Se non mangi, non puoi morire!&#8221;  e ribaltandole quindi, in una mamma che attraverso il cibo, uccide.</p>
<p align="justify">Il giorno seguente, le donne, giudicando pazzi il gruppo di amici, decidono di abbandonare la villa, ad eccezione però della maestra. L&#8217;unica che si presta apertamente al gioco di identificazione, rimandi e compenetrazione tra donna e cibo. Per ringraziarla ed eleggerla definivamente a prediletta del gruppo, Ugo &#8216;scriverà&#8217; il suo nome sulla pasta del pranzo. Un pasto infinito, che continuerà inevitabilmente nell&#8217;altra mensa, il letto della stanza cinese, dove le stesse portate, cibo e donna, vengono consumate indiscriminatamente, concludendo un&#8217;identificazione totale. Qui, il &#8216;mangiare&#8217; la donna è anche un sistema di annientamento, di neutralizzazione di una forza potenzialmente oscura e assassina, come viene notato nella scena in cui la maestra uccide il tacchino al posto del titubante Philippe. Michel, rivolgendosi a Marcello: &#8220;Guarda&#8230;è lei che lo uccide: donna assassina!&#8221;</p>
<p align="justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-2836 colorbox-2828" title="artn37_ferreri_eredita_grandeabbuffata3" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/artn37_ferreri_eredita_grandeabbuffata3-300x200.jpg" alt="artn37_ferreri_eredita_grandeabbuffata3" width="300" height="200" />Un&#8217;assassina con la quale non hanno però paura di addormentarsi, quando stretta tra i loro corpi nello stesso letto, riprende le vesti rassicuranti della accuditrice dolce e tenera verso dei bambini invecchiati. Una dolcezza estrema e una disponibilità che, quando Marcello prende la donna nel giardino, dietro la statua, il geloso Philippe non ha dubbi a definire di pura benevolenza: &#8220;Lei lo fa per bontà!&#8221;.</p>
<p align="justify">I quattro continueranno a preferire al nome di lei epitteti come &#8216;quaglia&#8217;, &#8216;passera&#8217;, ribadendo continuamente la sua natura di oggetto di un sesso qui più che altrove &#8216;orale&#8217;.</p>
<p align="justify">Alla tensione di ingordigia raffinata che si accumula nella prima parte del film, corrisponde una parte successiva di puro sfogo, escremento, liberazione. E&#8217; così che, forse per un guasto alle tubature, forse per il contraccolpo delle spinte sfrenate delle loro orge, che Marcello sarà inondato di &#8216;merda&#8217; nel bagno, fino ad allagare la casa. Uno spirito punitore, adorato, rincorso, per tutte le loro azioni precedenti,come una pena da espiare tra risate e piena accettazione della propria colpevolezza, Ugo: &#8220;L&#8217;odore della merda non ci lascerà mai più&#8221;.</p>
<p align="justify">Marcello, ricoperto di escrementi, decide di andarsene, lasciando però sfuggire tra le urla, la sua vera paura, quella di morire. Dunque un personaggio che esprime effettivamente un desiderio di fuga; ma come già è stato lasciato intendere dalle espressioni dei protagonisti all&#8217;arrivo nella villa, in quel luogo non ci sarà più spazio per i desideri: &#8220;Questa volta è diverso!&#8221;. E infatti, Marcello arriva appena a salire sulla Bugatti, ma non riesce ad (non può volere) eseguire il proprio desiderio, quindi annulla una volontà, e muore di freddo, ghiacciato nell&#8217;abitacolo.</p>
<p align="justify"><img class="alignright size-medium wp-image-2837 colorbox-2828" title="la20grande20abbuffata_jpg" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/la20grande20abbuffata_jpg-300x213.jpg" alt="la20grande20abbuffata_jpg" width="300" height="213" />Per gli amici superstiti, forse per l&#8217;avvicinarsi alla morte, c&#8217;è l&#8217;occasione dell&#8217;ultimo pasto, dai richiami quasi religiosi un magnifico Duomo di Firenze fatto di: &#8220;Uova, che secondo i Giudei sono simbolo di morte&#8221;. Ognuno sfiorato da un ultimo tocco, quasi deliberativo da parte della maestra, adesso mortifera in sottoveste nera che però lascia ancora sporgere prepotente il seno, che accompagna al piano Michel prima della sua ultima crisi e non nega ad Ugo un&#8217;ultima masturbazione che lo condurrà, a bocca piena, dritto all&#8217;infarto.</p>
<p align="justify">Letteralmente un piatto di dolcezza in più é concesso a Philippe, cui porterà due enormi budini di zucchero a forma, neanche a dirlo, di &#8216;tette&#8217;, conducendolo al suo colpo diabetico finale, con la foto della balia in mano, e il capo esanime che cade sul seno della maestra.</p>
<p align="justify"><img class="alignleft size-full wp-image-2838 colorbox-2828" title="8010020028658" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/8010020028658.jpg" alt="8010020028658" width="200" height="289" />Come si è ripetuto, il film naviga tra una completa identificazione, un&#8217;opposizione, un inclusione reciproca tra cibo e donna, entrambe in un&#8217;ottica ovviamente di consumo. In questo senso, e richiamando il precedente giudizio della donna-assassina, è d&#8217;obbligo ricordare una situazione presente in un altro film di Ferreri, <em>L&#8217;ape regina </em>(1963). E&#8217; un film con intenti differenti (ma non troppo) e in cui ad essere oggetto di consumo è l&#8217;uomo, da parte della donna. In quel film, Ferreri intona un accordo particolare e suggestivo del mondo naturale in cui, quando è la donna a consumare l&#8217;uomo, lo è in modo fatale. Un&#8217;uomo di mezza età prende finalmente moglie e dopo il matrimonio scopre che la moglie desidera più di tutto il resto, consumarlo di sesso al puro fine di procreare (nel film caratterizzato come effetto d&#8217;ispirazione cattolica). Riuscita nello scopo, la donna ritira notevolmente le attenzioni precedentemente riservate al marito. Questi morirà nello stesso momento in cui suo figlio verrà alla luce. E&#8217; una fusione interessante che vedremo tornare più avanti.</p>
<p align="justify">Per adesso, ritornando al nostro discorso di consumo della donna, ovviamente quando diciamo &#8216;donna&#8217;, qui diciamo esclusivamente al suo corpo. Avvicinando la lente, vediamo che nel film, alle convenzioni culturali che identificano il genere maschile e femminile, è dedicata complessivamente attenzione in maniera alternata. Iniziando dal collegamento maestra-mamma, i quattro amici sono personaggi di successo che non hanno nessun problema a prestarsi a delle mansioni &#8216;esclusivamente&#8217; femminili come cucinare e pulire la casa &#8211; seppur lo facciano con quell&#8217;alone altrettanto discriminatorio ch&#8217;è l&#8217; &#8216;alto livello&#8217;: il cuoco è uno chef, la casa è una villa di lusso ecc.- e per buona parte del film queste sono le loro mansioni principali. La donna, ad eccezione dell&#8217;invaghimento di Philippe e delle attenzioni saltuariamente richieste dagli altri alla maestra, non esiste come personalità-personaggio, ma si integra completamente nel tracciato evenemenziale di cui abbiamo detto. I quattro amici sono riuniti quasi in preda ad una forza istintuale e superiore, alla quale non possono sfuggire. Tutta la loro grande abbuffata viene eseguita come un requiem raffinatissimo che li condurrà alla morte.</p>
<p align="justify"><img class="alignright size-medium wp-image-2839 colorbox-2828" title="lagrandeabbuffata1" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/lagrandeabbuffata1-300x168.jpg" alt="lagrandeabbuffata1" width="300" height="168" />Ora, è alquanto problematico parlare di desiderio di morte, perchè un desiderio si rivolge, &#8216;crea&#8217; una mancanza. La morte non è una mancanza, è un fatto, un evento, e tutta la tensione che si conserva nella vita, equivale alla distanza che da essa si vuole tenere, consapevoli della sua ineluttabilità. I protagonisti sono persone che ormai tendono all&#8217;invecchiamento, e la loro riunione è un ultimo acuto che vogliono eseguire per andare incontro all&#8217;evento nello spirito che ritengono loro più consono, ovvero con un ultimo istante di splendore, di piacere, ch&#8217;è l&#8217;unica accezione del termine lussuria che realmente sussiste nell&#8217;intera vicenda. E&#8217; evidente la congruenza con il concetto artistico di natura morta, visto che il film è un istantanea della massima luce toccata da quattro individui ormai indirizzati alla marcescenza corporale della vecchiaia.</p>
<p align="justify"><img class="alignleft size-medium wp-image-2840 colorbox-2828" title="marcello-mastroianni-ne-la-grande-abbuffata-21949" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/marcello-mastroianni-ne-la-grande-abbuffata-21949-300x201.jpg" alt="marcello-mastroianni-ne-la-grande-abbuffata-21949" width="300" height="201" />E&#8217; l&#8217;ossimoro del desiderio del nulla che prende piede sulla scena, conservando il senso teatrale del grottesco, questo sì, ma inficiandolo immediatamente con la scelta degli attori di mantenere i loro veri nomi nel film. Ciò apre all&#8217;ipotesi di un remoto ma esplicito barlume di realtà che conquista lo schermo, restituendosi in quegli aspetti più propriamente &#8216;realistici&#8217; e rappresentativi della <a href="http://www.liberareggio.org/tag/societa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con società">società</a> che essi in alcuni momenti ripresentano, come Marcello che prende la prostituta rossa all&#8217;interno dell&#8217;auto o cerca di penetrare quella bionda con il collettore del motore.</p>
<p align="justify">Sembra una burla, nel pieno stile del personaggio reale, l&#8217;affermazione di Ugo tra le prime frasi del film, davanti alla foto del tacchino: &#8220;Bello, troppo bello! Sembra persino falso&#8221;, ma è un primo rimpianto, un goffo tentativo di restare aggrappati al fittizio del grottesco, un desiderio, per questo improponibile da realizzare nella situazione del film.</p>
<p align="justify">Dunque esiste solo il percorso verso la morte, e il cammino che si seglie di percorrere. Se volessimo &#8216;scarnare&#8217; letteralmente la nozione di embodiment, paradossalmente tutto il discorso de <em>La grande bouffe </em>si potrebbe vedere come un dis-embodiment, una rincorsa mentale disperata, verso la disgregazione del corpo attraverso l&#8217;esplosione di materia, di cibo, di corpo in divenire. Una ricerca di liberazione che si compie in un isolamento ascetico come nel secondo film preso in analisi.</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>&#8230;CONTINUA&#8230;</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giovanni Modaffari</strong></p>
<p>Bibliografia:</p>
<p>- Bragaglia, 	Cristina <em>Eccessi e disturbi alimentagli sugli schermi degli 	ultimi decenni: per un confronto Italia-USA </em>in 	Muzzarelli, M.G. e Re, Lucia <em>IL cibo e le donne nella 	<a href="http://www.liberareggio.org/tag/cultura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con cultura">cultura</a> e nella storia </em>2006 	CLUEB pag.203</p>
<p><!-- 	 	 --></p>
<p align="left">- Barthes, Roland 1975 <em>Miti d&#8217;oggi </em>Einaudi</p>
<p align="left">- Gaeta, Livio e Luraghi, Silvia 2003 <em>Introduzione alla linguistica cognitiva </em>Carocci</p>
<p align="left">- Muzzarelli, Maria Giuseppina e Tarozzi, Fiorenza 2003 <em>Donne e cibo. Una relazione nella storia </em>Mondadori Bruno</p>
<p align="left">- Muzzarelli, Maria Giuseppina  e Re, Lucia 2006 <em>Il cibo e le donne nella cultura e nella storia. Prospettiva interdisciplinare </em>CLUEB</p>
<p align="left">- Zanetto, Giuseppe 2007 <em>I miti greci </em>Biblioteca Universale Rizzoli</p>

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		<title>La settimana della ReggioSfera</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 08:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Settimana della ReggioSfera]]></category>
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		<description><![CDATA[13 aprile 2009 &#8211; Dove si getta la carta dell&#8217;uovo di Pasqua?
Non solo libri&#8230;
Sapevate che le centinaia di migliaia di carte che avvolgono le centinaia di migliaia di uova di pasqua venduti nelle scorse settimana non sono riciclabili? In questo post un paio di link utili sul tema del riciclaggio.
14 aprile 2009 &#8211; Autoscatti osè, nuova moda dei teenager
Osteria.. del vecchio pazzo..
Viene riportato un articolo su una pratica sempre più diffusa tra i i giovani americani. Si fotografano nudi o semi nudi scambiandosi le proprie foto su internet e i telefonini. Tralasciando gli &#8220;scandali pornografia&#8221; che non hanno fondamenta &#8220;umane&#8221;, rimane il problema dello sgomento di una...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-220 colorbox-2780" title="reggiosfera1" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/10/reggiosfera1-300x159.jpg" alt="reggiosfera1" width="300" height="159" /></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://librienonsolo.splinder.com/post/20310678/Dove+si+getta+la+carta+dell%27uo"><strong>13 aprile 2009 &#8211; Dove si getta la carta dell&#8217;uovo di Pasqua?</strong></a><br />
<em>Non solo libri&#8230;</em><br />
Sapevate che le centinaia di migliaia di carte che avvolgono le centinaia di migliaia di uova di pasqua venduti nelle scorse settimana non sono riciclabili? In questo post un paio di link utili sul tema del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/riciclaggio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con riciclaggio">riciclaggio</a>.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://blog.libero.it/Fernandez/6886893.html"><strong>14 aprile 2009 &#8211; Autoscatti osè, nuova moda dei teenager</strong></a><br />
<em>Osteria.. del vecchio pazzo..</em><br />
Viene riportato un articolo su una pratica sempre più diffusa tra i i giovani americani. Si fotografano nudi o semi nudi scambiandosi le proprie foto su internet e i telefonini. Tralasciando gli &#8220;scandali pornografia&#8221; che non hanno fondamenta &#8220;umane&#8221;, rimane il problema dello sgomento di una generazione che non riesce a comprendere il fatto che la generazione successiva vive in un mondo completamente diverso.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://stampaunirc.blogspot.com/2009/04/urbanistica-e-legalita-incontro-con.html"><strong>15 aprile 2009 &#8211; Urbanistica e legalità: incontro con Nicola Gratteri</strong></a><br />
<em>Blog Ufficio Stampa Università Mediterranea</em><br />
Nicola <a href="http://www.liberareggio.org/tag/gratteri/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con gratteri">Gratteri</a>, procuratore aggiunto della Direzione Nazionale Antimafia di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/reggio-calabria/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Reggio Calabria">Reggio Calabria</a>, ha tenuto un incontro all&#8217;università Mediterranea su urbanistica e legalità. Sul blog dell&#8217;ufficio stampa dell&#8217;Università potete trovare una cronaca della giornata e i video dell&#8217;intervento del Magistrato. Una breve ricostruzione di cosa è la &#8216;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/ndrangheta/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ndrangheta">ndrangheta</a> e di come &#8220;lavora&#8221; nell&#8217;ambito del cemento e dell&#8217;urbanistica.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://mauriziomorabito.wordpress.com/2009/04/16/ma-chi-se-ne-importa-di-santoro/"><strong>16 aprile 2009 &#8211; Ma chi se ne importa di Santoro&#8230;</strong></a><br />
<em>Maurizio Morabito</em><br />
Post ironico sulla facenda <a href="http://www.liberareggio.org/tag/santoro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con santoro">Santoro</a>. Il punto è che uno che viene cacciato dalla Rai non è protagonista dell&#8217;abolizione del diritto di parola ma, al <a href="http://www.liberareggio.org/tag/massimo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con massimo">massimo</a>, una negazione di un privilegio (quello di partecipare ad un programma in rai). Vauro non morirà di fame, è sicuro ma questo non toglie che il privilegio di poter parlare in rai deve essere dato solo agli amici di chi governa&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://territoriot.noblogs.org/post/2009/04/17/carta-d-intenti-della-rete-no-ponte"><strong>17 aprile 2009 &#8211; Carta d&#8217;intenti della Rete No Ponte</strong></a><br />
<em>TerritoRioT</em><br />
La carta degli intenti e degli obbiettivi che il movimento di opposizione alla costruzione del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/ponte/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ponte">Ponte</a> sullo <a href="http://www.liberareggio.org/tag/stretto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con stretto">Stretto</a> e di difesa del territorio dello <a href="http://www.liberareggio.org/tag/stretto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con stretto">Stretto</a> si è data in vista di una nuova riproposizione del progetto del Ponte.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.italianamericangirl.com/2009/04/tribute-holiday-audrey-hepburn-gregory.html"><strong>18 aprile 2009 &#8211; Tribute &#8220;Roman Holiday&#8221;- Audrey Hepburn &amp; Gregory Peck. </strong></a><br />
<em>Italian American Girl</em><br />
Tributo video a <a href="http://www.liberareggio.org/tag/roma/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con roma">Roma</a> da parte di due grandissimi attori americani e di uno dei film che ha promosso di più l&#8217;immagine dell&#8217;Italia nel <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a> d&#8217;oltreoceano.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://grandprixnews.myblog.it/archive/2009/04/19/gp-cina-la-gara.html"><strong>19 aprile 2009 &#8211; GP Cina: la gara</strong></a><br />
<em>GrandPrixNews di Fabiano Polimeni</em><br />
Il &#8220;nostro&#8221; Fabiano offre col suo post una cronaca asciutta, pulita e completa del gran premio di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/formula-1/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con formula 1">Formula 1</a> svoltosi in Cina. Un posto, e un blog, per tutti gli appassionati di questo sport e dei motori in genere.
</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>ps. &#8211; se conosci blog o blogger reggini attivi nell&#8217;ultimo mese non esitare a segnalarceli tramite i commenti.</em></p>

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		<title>I &#8216;Pirati&#8217; sotto processo</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/02/26/i-pirati-sotto-processo/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2009/02/26/i-pirati-sotto-processo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2009 10:58:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Media & Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<description><![CDATA[The Pirate Bay  è un sito internet svedese dedicato all&#8217;indicizzazione, ed è quindi a tutti gli effetti un motore di ricerca, di file .torrent per la rete BitTorrent.
I responsabili del sito  sono in questi giorni sotto processo per il reato di violazione dei diritti d&#8217; autore sui file condivisi.  Non è uno dei tanti processi che hanno visto battagliare l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento a siti o servizi dedicati al peer to peer, perché Pirate Bay è visto come un simbolo di una filosofia libertaria e di un modo di vivere la rete che non tiene in alcun conto il copyright. In altre parole, dopo una eventuale condanna e la conseguente chiusura, nulla più sarà come prima per l&#8217;universo del peer to peer, che,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://thepiratebay.org/"><img class="size-medium wp-image-1881 alignleft colorbox-1880" title="the_pirate_bay_logo" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/the_pirate_bay_logo-300x300.jpg" alt="the_pirate_bay_logo" width="300" height="300" />The Pirate Bay </a> è un sito internet svedese dedicato all&#8217;indicizzazione, ed è quindi a tutti gli effetti un motore di ricerca, di file <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/.torrent">.torrent</a> per la rete <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/BitTorrent">BitTorrent</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">I responsabili del sito  sono in questi giorni sotto processo per il reato di violazione dei diritti d&#8217; autore sui file condivisi.  Non è uno dei tanti processi che hanno visto battagliare l&#8217;industria dell&#8217;intrattenimento a siti o servizi dedicati al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Peer-to-peer">peer to peer</a>, perché Pirate Bay è visto come un simbolo di una filosofia libertaria e di un modo di vivere la rete che non tiene in alcun conto il copyright. In altre parole, dopo una eventuale condanna e la conseguente chiusura, nulla più sarà come prima per l&#8217;universo del peer to peer, che, secondo alcune stime, coinvolge almeno 10 milioni di italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 10 agosto 2008 The Pirate Bay ha annunciato che i provider italiani hanno bloccato l&#8217;accesso al sito su ordine del sostituto procuratore di Bergamo <img class="alignright size-medium wp-image-1882 colorbox-1880" title="news-pirate_bay" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/news-pirate_bay-300x179.jpg" alt="news-pirate_bay" width="300" height="179" />Mancusi<a name="cite_ref-1"></a>; il sito ha prontamente costruito un nuovo dominio al fine di ristabilire la raggiungibilità da parte degli utenti italiani. Il 24 settembre 2008 il Tribunale di Bergamo ha accolto il ricorso degli avvocati di The Pirate Bay e revocato il provvedimento di sequestro preventivo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;attuale  processo è celebrato in seguito ai ricorsi presentati da diversi giganti dei media, tra cui Warner Bros, Mgm Pictures, Colombia Pictures Industries, 20th Century Fox, Sony Bmg, Universal e la Emi.</p>
<p style="text-align: justify;">A maggio del 2006 la polizia svedese effettuò una serie di retate, sequestrando diversi server e computer del portale The Pirate Bay, e chiudendolo temporaneamente. Fondato nel 2003, nel corso degli anni, il portale  era diventato un punto di riferimento per coloro che utilizzano i sistemi di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/condivisione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con condivisione">condivisione</a> di file  &#8220;bitTorrent&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1883 colorbox-1880" title="SWEDEN-INTERNET-PIRACY-JUSTICE" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/pirate_bay_3-300x184.jpg" alt="SWEDEN-INTERNET-PIRACY-JUSTICE" width="300" height="184" />I quattro imputati, tutti di nazionalità svedese &#8211; ovvero i tre amministratori del sito, il 28 enne Svartholm Warg, i trentenni Peter Sunde e Fredrik Neij, e il finanziatore, il 48enne Carl Lundstrom &#8211; sono finiti alla sbarra per il loro presunto coinvolgimento sul download  di file musicali, film o videogiochi tutelati dal copyright. Tra le prove dell&#8217;accusa, oltre a delle testimonianze dirette, vi sono anche delle comunicazioni via e-mail.</p>
<p style="text-align: justify;">A Stoccolma gli accusati hanno respinto le imputazioni e alla seconda udienza buona parte di queste sono già cadute per fraintendimenti sul funzionamento del protocollo.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, Fredrik Neij è intervenuto per spiegare che le schermate che il pubblico ministero stava mostrando non provavano nulla: un torrent non contiene materiale coperto da copyright, e  non è detto che utilizzandolo si finisca necessariamente sui <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/BitTorrent_tracker">tracker</a> di ThePirateBay. Senza contare, ha poi aggiunto, che esistono anche torrent senza tracker (che utilizzano il protocollo <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Distributed_hash_table">DHT</a>). Eventualità che il pubblico ministero Håkan Roswall ha ammesso di non conoscere. In pratica, i server di The Pirate Bay non contengono propriamente materiale protetto da copyright, in quanto i file sono presenti solo nei computer degli utenti. Il sito si limita quindi a mettere in contatto gli utenti senza ospitare i loro file.</p>
<p style="text-align: justify;">Il processo, che attira l&#8217;attenzione di molti internauti, ma anche di diverse industrie, si è aperto martedì a Stoccolma ed oggi (19/02) è giunto alla terza giornata di attività, con la richiesta di proscioglimento da parte della difesa, vista la riduzione dei capi d&#8217;accusa.</p>
<p>Ifpi (International Federation of the Phonographic Industry), che rappresenta i dententori dei diritti sulle opere in questione, chiede invece un risarcimento che si aggira sui 10 milioni di euro. Entro poche settimane si dovrebbe giungere al verdetto finale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Giuseppe Rosaci</strong></p>
<p>Fonti:<br />
- <a href="http://www.voceditalia.it/">www.euronews.net<br />
- www.pcworld.it<br />
- www.voceditalia.it<br />
</a>- it.wikipedia.org</p>

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		<title>La settimana della ReggioSfera</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2008/12/15/la-settimana-della-reggiosfera-9/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Dec 2008 09:31:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[La Settimana della ReggioSfera]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[de]]></category>
		<category><![CDATA[falcomatà]]></category>
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		<description><![CDATA[8 dicembre 2008 &#8211; Ricordando Massimo Troisi
Aschenazia
Non so se c&#8217;è una precisa ricorrenza per questo ricordo al grande attore napoletano. Quello che so è che non guasta mai ricordare un uomo che dopo mille volte che vedi i suoi tanti film non riesci a non rivederi!!! Se per disgrazia non lo conosceste ancora, il video di ricordo nel blog è un ottimo stuzzichino che vi renderà curiosi di conoscerlo&#8230;
9 dicembre 2008 &#8211; Polpi, ricci e donne incinte&#8230; Tra Scilla e Cariddi
MalaMovies
Grande pezzo questo del blog MalaMovies. Una chicca di cinematografia dello stretto con dubbi risvolti magici. Un pezzo di storia cinematografica e reggina sconosciuto ai più e che rivive tra le pagine di questo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-186 colorbox-964" title="ReggioSfera" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/10/reggiosfera-300x159.jpg" alt="ReggioSfera" width="300" height="159" /></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://pinoamoruso.blogspot.com/2008/12/ricordando-massimo-troisi.html"><strong>8 dicembre 2008 &#8211; Ricordando Massimo Troisi</strong></a><br />
<em>Aschenazia</em><br />
Non so se c&#8217;è una precisa ricorrenza per questo ricordo al <a href="http://www.liberareggio.org/tag/grande/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con grande">grande</a> attore napoletano. Quello che so è che non guasta mai ricordare un uomo che dopo mille volte che vedi i suoi tanti film non riesci a non rivederi!!! Se per disgrazia non lo conosceste ancora, il video di ricordo nel blog è un ottimo stuzzichino che vi renderà curiosi di conoscerlo&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://malamovies.blogspot.com/2008/12/polpi-ricci-e-donne-incinte-tra-scilla.html"><strong>9 dicembre 2008 &#8211; Polpi, ricci e donne incinte&#8230; Tra Scilla e Cariddi</strong></a><br />
<em>MalaMovies</em><br />
Grande pezzo questo del blog MalaMovies. Una chicca di cinematografia dello <a href="http://www.liberareggio.org/tag/stretto/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con stretto">stretto</a> con dubbi risvolti magici. Un pezzo di storia cinematografica e reggina sconosciuto ai più e che rivive tra le pagine di questo ottimo blog scillese che vi invito caldamente a sfogliarvi con attenzione. Ne vedrete delle belle!</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.olympuslabs.org/2008/12/10/il-mondo-del-lavoro-e-le-stranezze-di-questo-stato/"><strong>10 dicembre 2008 &#8211; Il mondo del lavoro e le stranezze di questo stato</strong></a><br />
<em>OlympusLabs &#8211; Francesco Biacca</em><br />
Gran bel post. La quotidiana battaglia che un giovane si trova ad affrontare quando si &#8220;immette&#8221; (nelle stanze <em>giuste</em> si usa questa parola) nel mondo del lavoro. Quelli che stanno nelle stanze di cui parlavo tra le parentesi si grattano e non vogliono vedere quale è davvero la realtà! Di conseguenza fanno leggi che non hanno legami col mondo terreno e ti &#8220;inducono&#8221; a violarle. E se lo facessero apposta?</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://antoniomorellionline.wordpress.com/2008/12/11/grazie-professore/"><strong>11 dicembre 2008 &#8211; Grazie Professore</strong></a><br />
<em>Antonio Morelli</em><br />
Un doveroso ricordo del sindaco <a href="http://www.liberareggio.org/tag/falcomata/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con falcomatà">Falcomatà</a> con un bel video.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.antoninomonteleone.it/2008/12/12/tanti-baci-a-giuseppe-de-stefano/"><strong>12 dicembre 2008 &#8211; Tanti baci a Giuseppe De Stefano</strong></a><br />
<em>Il blog di Antonino Monteleone</em><br />
Uno dei maggiori latitanti reggini è stato catturato dalle forze dell&#8217;ordine. I giornali ne hanno parlato ma non hanno raccontato diversi particolari della vicenda. Ci ha pensato Antonino a raccontare di frasi, di amicizie e parentele, di stranezze e incongruenze, di mancanze e di assenze di chi dovrebbe esserci, sempre.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://annalisacostanzo.wordpress.com/2008/12/13/a-causa-del-maltempo-danni-anche-a-bovalino-careri-e-natile/"><strong>13 dicembre 2008 &#8211; A causa del maltempo danni anche a Bovalino, Careri e Natile</strong></a><br />
<em>Il blog di Annalisa Costanzo</em><br />
Questa settimana è stata dedicata soprattutto alle distruzioni legate alla furia del tempo. I media mainstream hanno parlato molto del Tevere, LiberaReggio ha parlato di Bova Marina e Annalisa ci racconta, invece, cosa è successo in altri 3 paesi della jonica reggina.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://reggiopress.blogspot.com/2008/12/aspromonte-gambarie-imbiancata.html"><strong>14 dicembre 2008 &#8211; Aspromonte. Gambarie imbiancata</strong></a><br />
<em>ReggioPress</em><br />
Quanto è bella la neve a mezz&#8217;ora dal mare&#8230;
</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: right;">ps. &#8211; se conoscete altri blog e blogger reggini attivi nell&#8217;ultimo mese segnalateceli e fateceli conoscere tramite i commenti al post.grazie.</p>

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		<title>Pupilla</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Nov 2008 11:46:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Arti & Culture]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[Core]]></category>
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		<description><![CDATA[L&#8217;articolo seguente vuole essere la risposta a quello di D. Celentano, &#8220;L&#8217;identità in vendita&#8221; apparso su questa testata quattro giorni or sono in quanto il mio commento all&#8217;articolo necessita di essere motivato.
&#8220;Là dove i cani non riescono a seguire la peste per la violenza del profumo dei fiori, in una prateria solcata dall&#8217;acqua, cha ai margini si sollevava per precipitare poi fra rocce scoscese, nell&#8217;ombelico della Sicilia, vicino Enna, avvenne il ratto di Core. Nel momento in cui la terra si squarciò e ne apparve la quadriga di Ade, Core stava guardando il narciso. Guardava il guardare. Stava per coglierlo. Allora Core fu rapita dall&#8217;invisibile, verso l&#8217;invisibile. Core non...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h5>L&#8217;articolo seguente vuole essere la risposta a quello di D. Celentano, &#8220;<a href="http://www.liberareggio.org/2008/11/18/lidentita-in-vendita/">L&#8217;identità in vendita</a>&#8221; apparso su questa testata quattro giorni or sono in quanto il mio commento all&#8217;articolo necessita di essere motivato.</h5>
<address><em>&#8220;Là dove i cani non riescono a seguire la peste per la violenza del profumo dei fiori, in una prateria solcata dall&#8217;acqua, cha ai margini si sollevava per precipitare poi fra rocce scoscese, nell&#8217;ombelico della Sicilia, vicino Enna, avvenne il ratto di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/core/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Core">Core</a>. Nel momento in cui la terra si squarciò e ne apparve la quadriga di Ade, <a href="http://www.liberareggio.org/tag/core/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Core">Core</a> stava guardando il narciso. Guardava il guardare. Stava per coglierlo. Allora <a href="http://www.liberareggio.org/tag/core/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Core">Core</a> fu rapita dall&#8217;invisibile, verso l&#8217;invisibile. <a href="http://www.liberareggio.org/tag/core/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Core">Core</a> non significa soltanto ‘fanciulla&#8217;, ma ‘pupilla&#8217;. E la pupilla, come disse Socrate ad Alcibiade, è ‘la parte più eccellente dell&#8217;occhio&#8217;, non solo perché ‘è quella che vede&#8217;, ma perché è quella dove chi guarda incontra, nell&#8217;occhio dell&#8217;altro il ‘simulacro di chi guarda&#8217;. E se, come voleva Socrate, la massima delfica del ‘Conosci te stesso&#8217; può essere capita solo traducendola in ‘Guarda te stesso&#8217;, la pupilla diventa il tramite unico della conoscenza di sé. <a href="http://www.liberareggio.org/tag/core/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Core">Core</a> guardava il giallo ‘prodigio&#8217; del narciso. [...] Narciso è anche il nome di un giovane che si perse nel guardare se stesso.<br />
</em><em>Core, la pupilla, era dunque sulla soglia di uno sguardo in cui avrebbe visto se stessa. Stava stendendo la mano per cogliere quello sguardo in cui avrebbe visto se stessa. Ma irruppe Ade. E Core fu colta da Ade. Per un attimo, lo sguardo di Core dovette distogliersi dal narciso e incontrarsi con l&#8217;occhio di Ade. La pupilla della Pupilla fu accolta da un&#8217;altra pupilla, in cui vide se stessa. E quella pupilla apparteneva all&#8217;invisibile&#8221;.</em></address>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/11/vertov_kino_eye.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-740 colorbox-737" title="vertov_kino_eye" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/11/vertov_kino_eye-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" /></a>Entrando dunque nel merito la mia frase da fuggitivo si ornava degli aggettivi: retrogrado, anacronistico, superficiale, banale, maccheronico. Oltre a giustificarli, tengo soprattutto a criticare l&#8217;impostazione dell&#8217;articolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel discorso intrapreso, è decisamente riduttivo ed erroneo associare i termini di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a> e popolulismo. Questo perché, scrivendo del rapporto del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a> con gli effetti che crea sul pubblico, bisogna prima di tutto considerare che qui ‘<a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a>&#8217; sta per un termine di più ampia portata che è &#8216;il racconto&#8217;. E piuttosto che al populismo, credo che le intenzioni fossero di associarlo ad un altro termine che si presta in miglior modo alle tematiche esposte, cioè la &#8216;demagogia&#8217;. La mia critica principale è alla prospettiva con cui tutto questo è stato condotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando parliamo di ‘racconto&#8217;, parliamo di un espediente, un&#8217;entità, che fa parte della storia stessa dell&#8217;uomo. E&#8217; sempre stato presente in esso un radicale bisogno di affabulazione, una pretesa inconscia che ha saldato la consapevolezza dell&#8217;homo ludens a quella dell&#8217;illudens. Tutti inventiamo delle storie, e proviamo un esasperato piacere nell&#8217;ascoltarne di altri, penetrando il loro alter ego che ibidem è sublimato ed esorcizzato. Questo meccanismo ha il nome preciso di &#8216;mitopoiesi&#8217; (il pensarsi miticamente). Non a caso tra le prime trattazioni critiche di cinema fioccano i collegamenti con il meccanismo del sogno (Metz, Luckacs ecc.). L&#8217;unico collegamento (ed è tanto basilare quanto scontato) che si può concedere tra il cinema e il populismo è che il cinema è populismo. E&#8217; un&#8217;arte nata per il popolo, che vive del popolo e lavora per e con il popolo. Meglio di ‘popolo&#8217; oggi diremmo ‘gente&#8217;. La componente della percezione estetica, è stata affrontata troppo superficialmente perchè è una fronda estremamente relativa che oltre a meritare libri a se, non si può chiudere nell&#8217;avvertimento hic et nunc. L&#8217;errore principale e confessato, sta nel parlare di &#8216;moderno&#8217;, quando da qualche decennio ormai si deve sottolineare invece il &#8216;postmoderno&#8217;. Proprio per questo, l&#8217;aspetto della serializzazione (tipicamente postmoderno) non può essere liquidato come un deprezzamento della percezione artistica. <a href="http://www.filosofico.net/benjamin.htm">Walter Benjamin</a> parlava &#8216;dell&#8217;aura&#8217; dell&#8217;opera d&#8217;arte riferita all&#8217;unicità dell&#8217;oggetto, ma lo faceva negli anni &#8217;30, riferendosi ad un periodo di produzione a cavallo tra l&#8217;800 e i primi del &#8217;900 quindi ancora affezionata ad una tradizione aristocratica dell&#8217;arte. Oggi bisogna fare i conti con l&#8217;esigenza della serializzazione legata alla richiesta di massa.  Chiaramente non è una richiesta estetica (non tutti sono capaci di elaborarla e se fosse diversamente non avremmo l&#8217;apologia del brutto che c&#8217;è allo stato attuale), ma una richiesta indiscriminata di consumo. Il cinema è serializzazione, non esiste il film unico. Anche per questo, fin dalla nascita è stato irrimediabilmente legato all&#8217;industria. L&#8217;opera cinematografica nasce per essere riprodotta e diffusa. E quello che ne era un aspetto peculiare, diverrà come vedremo più avanti una prova di corruzione.  In questo quadro si colloca la condizione odierna del racconto, esibendo però un concetto diverso di unicità. Non è una velleità la mia apertura con il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/mito/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con mito">mito</a> del ratto di Core. Le strutture ‘tipiche&#8217; di cui è scritto nell&#8217;articolo precedente, hanno in sé la loro giustificazione. Il racconto è prima di tutto un&#8217;officina i cui attrezzi sono talmente banali che richiedono una elaboratissima riflessione. Questi attrezzi si chiamano appunto ‘tipi&#8217; e il loro continuo richiamo è dovuto all&#8217;intenzione di stimolare in quanti più spettatori possibili una condizione comune. Non si tratta qui dell&#8217;inconscio collettivo junghiano ma di una vera e propria corrispondenza, una somiglianza in cui il racconto (cinematografico e non) pesca a mani stracolme. <a href="http://www.giornalismi.info/aldovincent/articoli/art_796.html">Propp</a>, <a href="http://www.riflessioni.it/enciclopedia/eliade.htm">Eliade</a>, <a href="http://www.lituanus.org/1990_3/90_3_02.htm">Greimas</a>, hanno riempito dissertazioni rielaborando le figure comuni il primo alla maggior parte delle fiabe russe, il secondo ai miti e quindi alle religioni, l&#8217;ultimo rielaborando più accuratamente lo schema del primo. Dunque la ricerca dell&#8217;unicità non va dallo spettatore all&#8217;opera (intesa nella sua concezione) , ma dall&#8217;opera allo spettatore. E&#8217; un confronto costante nel quale &#8216;il canto popolare&#8217; (dem-agogia) che segue certo cinema è appunto &#8216;l&#8217;unico&#8217; perché substrato comune a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aspetto amoralizzante che ha colpito il cinema da alcuni decenni, fa parte di un piano più accurato di degrado il cui araldo fu la televisione.  Parliamo di un mezzo che diversamente dal cinema, si immedesima nella quotidianità, insinuando in maniera pervasiva l&#8217;immaginario di ogni individuo, senza peraltro richiedere un minimo di attenzione o preparazione. Il suo trionfo è stato direttamente proporzionale al decadimento di strutture educative, sociali e intellettuali. Il risultato finale è stato un indebolimento generale delle coscienze che ha portato all&#8217;affermazione contenuta nell&#8217;articolo secondo la quale se non c&#8217;è immedesimazione al film sorge il dubbio di essere ‘sbagliato&#8217;. A ben vedere è anacronistico perché a questo punto l&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/identita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con identità">identità</a> non è in vendità&#8230;è già sparita da un bel pezzo. Facendo crollare le difese intellettive degli individui è ovvio che le strategie di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/marketing/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con marketing">marketing</a> abbiano gioco facile. Raramente sono strategie articolatissime, il più delle volte sono come sono dei veri e propri ‘tricks&#8217; senza misteri neppure per un bambino. E questo rinforza la mia constatazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco perché ci ritroviamo nelle trasmissioni ‘la signora che piange raccontando le proprie vicende&#8217;. Il cinema equiparava un certo livello di qualità perché di qualità (anche bassa ma sempre qualità) era il pubblico. La televisione fa lo stesso con la mediocrità. La ragazzina che non esce se non ha le scarpe di Hallo Kitty è appunto una ragazzina, ergo costitutivamente debolissima. Così come la casalinga e tutti gli altri anelli debolissimi del postmoderno. La <a href="http://www.liberareggio.org/tag/donna/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con donna">donna</a> piange perché il mezzo televisivo esige il sacrificio dell&#8217;umiliazione, è una macchina di tortura silenziosa a tutti gli effetti. Per ognuno di noi è umiliante stare a guardare certi spettacoli che ormai inondano persino i tg. Ma c&#8217;è un&#8217;altra insospettabile peculiarità umana che rende possibile tutto ciò e che aumenta tanto più che la mente è libera da barriere di coscienza, ed è la morbosità. La diminuzione di introspezione lascia vaste corsie all&#8217;eterospezione. La morbosità crea il desiderio di ‘essere come nei film&#8217;, di immedesimarsi, pena l&#8217;anormalità. Non è il film che crea il nostro senso, ma è un mezzo che lo risucchia e ce lo risputa fuori. La porcata di ‘3 metri sopra il cielo&#8217; ha avuto il successo che ha avuto perché i ragazzini che l&#8217;hanno comprato/visto si sono rispecchiati pienamente in esso, tra l&#8217;altro avallato da intellettuali decerebrati che vi hanno visto un incentivo all&#8217;incremento dell&#8217;attività della lettura nella fascia adolescenziale. Invece quel film/libro-film ha svolto solo la funzione per il quale era stato creato, abbassare senza confini le aspettative di un ragazzino davanti ad un libro e quindi scoraggiarlo da testi più impegnativi e magari molto più redditizi creando facilissime delusioni. E&#8217; il nostro senso che li ha costruiti, non viceversa. Il cinema è ancora più che mai la nostra identità. E mi permetto di biasimare chi l&#8217;ha definito maccheronico per eccellenza in qualche post. <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=4696">Moretti</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=1865">Ferreri</a>, il primo <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=4923">Salvatores</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?a=3637">Garrone</a>, <a href="http://www.mymovies.it/biografia/?r=17257">Sorrentino</a> e altri, sono  autori straordinariamente europei e quello che deve far pensare è la costrizione elitaria in cui essi sono stati relegati.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero mandante è da ricercarsi nelle onnipresenti politiche policiciennes prima e commerciali poi. Quando Berlusconi si presentò negli anni &#8217;80 con la sua canale 5, non ripropose i vecchi varietà- qualità o film d&#8217;autore o programmi scientifici. Aveva il chiaro intento di bombardare gli anelli deboli con Hazzard e Colpo grosso, assopendo definitivamente gli ultimi residui di coscienza attiva di quelle persone e mirando al ‘decadimento estetico realizzato&#8217; <a href="http://italiadallestero.info/archives/1514">di cui parla Tabucchi</a> su Le Monde del 10/10.</p>
<p style="text-align: justify;">Non abbiamo bisogno di immedesimarci in due poliziotti della stradale di Los Angeles o in un uomo con la macchina che parla o in una prostituta del Nevada. Questi richiamano i nostri miti interiori, il nostro stesso essere non più solo con il fine di raccontare, ma con il chiaro obiettivo di stravolgerlo. C&#8217;è in tutto ciò una chiarissima gerarchia, a cui l&#8217;unica rivoluzione che si può portare era e sarà sempre quella della coscienza non contro ‘i piani alti&#8217; della comunicazione bensì prima di tutto contro noi stessi, per distruggerci prima e poi finalmente poterci ri-pensare.</p>
<address style="text-align: left;"><em>&#8220;Ci fu chi sentì un grido, in quel momento. Ma che cosa significava quel grido? Era soltanto il terrore di una fanciulla rapita da un ignoto? O fu il grido di un riconoscimento irreversibile? Alcuni poeti antichi hanno insinuato che Persefone provò ‘ un funesto desiderio&#8217; di essere rapita, che si legò con ‘patto d&#8217;amore&#8217; al re della notte, che si espose senza ritegno al contagio dell&#8217;Ade. Riconobbe nell&#8217;occhio che guarda se stesso l&#8217;occhio di un invisibile altro. Riconobbe di appartenere a quell&#8217;altro. Varcò in quel momento la soglia che già stava per varcare mentre guardava il narciso. Era la soglia di Eleusi&#8221;</em></address>
<address style="text-align: right;"><em>(fonte mito: ‘Le nozze di Cadmo e Armonia&#8217; di R. Calasso Milano, Adelphi, 1988)</em></address>
<p style="text-align: right;"><strong>Giovanni Modaffari</strong></p>

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		<title>L&#8217;identità in vendita</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Nov 2008 12:10:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[hollywood]]></category>
		<category><![CDATA[identità]]></category>
		<category><![CDATA[marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[In genere il cinema &#8211; hollywoodiano e non &#8211; predilige il populismo. Esso deve fornire al pubblico un supporto plausibile alla sua identità frammentata e incerta: uno stereotipo idealmente vicino, che gli dia l&#8217;opportunità di essere qualcosa. Qualcosa che gli somigli. Fornendo una categoria il più onnicomprensiva possibile, tanto più vasta quanto più adattabile ai diversi tipi umani &#8211; neanche troppo diversi, se ricondotti all&#8217;unico comun denominatore del populismo*.
Uso forse impropriamente questo termine per riferirmi alla standardizzazione dell&#8217;essere umano in seno all&#8217;industria cinematografica**.
Ma come, non trattavasi di arte?
Eppure l&#8217;arte eccedente se stessa, l&#8217;arte...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/11/vuoto-di-cinema.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-718 colorbox-717" title="vuoto-di-cinema" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/11/vuoto-di-cinema-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></a>In genere il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/cinema/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con Cinema">cinema</a> &#8211; hollywoodiano e non &#8211; predilige il populismo. Esso deve fornire al pubblico un supporto plausibile alla sua <a href="http://www.liberareggio.org/tag/identita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con identità">identità</a> frammentata e incerta: uno stereotipo idealmente vicino, che gli dia l&#8217;opportunità di <em>essere qualcosa</em>. Qualcosa che gli somigli. Fornendo una categoria il più onnicomprensiva possibile, tanto più vasta quanto più adattabile ai diversi tipi umani &#8211; neanche troppo diversi, se ricondotti all&#8217;unico comun denominatore del populismo*.</p>
<p style="text-align: justify;">Uso forse impropriamente questo termine per riferirmi alla standardizzazione dell&#8217;essere umano in seno all&#8217;industria cinematografica**.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come, non trattavasi di arte?</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure l&#8217;arte eccedente se stessa, l&#8217;arte intesa come quella cosa che avverti subito essere arte , senza poterne spiegare il perché &#8211; riconoscendo questo non poterne dire il perché come facente esso stesso parte del fatto che sì, è di arte che si tratta &#8211; ha come cifra costitutiva l&#8217;unicità, la specialità sacra che reca con sé il fatto di essere <em>uno, e quello</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; quella tela, <em>quella</em> poesia, <em>quello</em> spartito eseguito da <em>quel</em> musicista, <em>in quello speciale modo</em>. La ripetizione, la riproduzione seriale di quella tela, quella poesia, quello spartito, quel film, dà vita ad un&#8217;autentica usurpazione. Ad un tradimento).</p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene, il fatto che la sua stessa esistenza debba dipendere da un&#8217;industria, fa sì che il film corrompa se stesso all&#8217;origine. Esso, infatti, proporrà un cast condizionato dal bilancio bugdet/audience e inquinerà la trama con l&#8217;obiettivo che la produzione (ovvero ciò che lo rende possibile) ha imposto. Il film &#8211; e chi lo guarda &#8211; è la vittima della nuova identità fra regia e produzione. E&#8217; un&#8217;identità dei fini: assumono entrambi lo stesso scopo. Quello scopo che diventerà l&#8217;essenza ultima del film. Nonché, a ben guardare, <em>il nostro stesso senso</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">La trama deve necessariamente ricalcare un cliché.</p>
<p style="text-align: justify;">La felicità sta nel sapersi accontentare, la crisi psicologica del protagonista precede la redenzione data dall&#8217;amore, il dubbio esistenziale di Hugh Grant alle prese con una irreprensibile Julia sfocerà in una finale certezza. E se io pur accontentandomi non sono felice, se la mia crisi psicologica non troverà la sua redenzione nell&#8217;amore che non ho mai trovato, se il mio dubbio esistenziale si risolve in una progressiva e vertiginosa irresolutezza, non troverò asilo mentale in quel film che, nell&#8217;atto stesso di presentarmi le vicende secondo quella successione, afferma la giustizia e l&#8217;universalità delle stesse. Starò <em>fuori</em> dal cliché. Inevitabilmente, sentirò che in me c&#8217;è qualcosa di sbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il personaggio deve necessariamente ricalcare un cliché.</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile, in un film, non imbattersi nella Casalinga, nell&#8217;Intellettuale, nell&#8217;Adolescente scontrosa, nel Ventenne in crisi, nella Cinquantenne con la voglia di cambiare, nel Marito annoiato o nella <a href="http://www.liberareggio.org/tag/donna/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con donna">Donna</a> in carriera. Ognuno di noi è perfettamente riconducibile ad uno dei suddetti schemi, sicché ognuno di noi è l&#8217;oggetto di un investimento che scommette sul fatto che ci si identificherà necessariamente con essi. E che, quindi, si trarrà <em>necessariamente</em> piacere dalla visione del film. Questo è il pensiero di chi paga per guadagnarci dopo, tramite film. Di chi ci scommette, sulle crisi d&#8217;identità dei promessi spettatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché investire su questa necessità di identificarsi in qualcosa? Anzi, perché questa necessità di aderire a un modello? Evidentemente, perché l&#8217;identità è l&#8217;ultima cosa di cui siamo stati finalmente derubati, a scopo <a href="http://www.liberareggio.org/tag/marketing/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con marketing">marketing</a>. L&#8217;identità è in vendita. La signora che va in televisione a raccontare la sua vita con le lacrime agli occhi e la ragazzina che senza vestirsi da capo a piedi di capi rigorosamente Hallo Kitty non esce di casa, sono complici e ignare vittime dello stesso meccanismo aziendale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; il marketing la verità nascosta che definisce il nostro senso ultimo nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">E le file chilometriche davanti ai botteghini dei vari Odeon e Aurora sono l&#8217;esempio compiuto di un&#8217;umanità presa per mano e condotta alla morte, con l&#8217;ammaliante gentilezza di chi fa del farti sentire speciale un modo per assimilarti alla anonima massa di chi-guarderà-il-film,  euro alla mano. Paradossalmente.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Denise Celentano</strong></p>
<p>* Cioè del marketing.<br />
**Come suona male, la parola &#8220;industria&#8221; accanto a quell&#8217;aggettivo.</p>

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