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	<title>www.LiberaReggio.org &#187; Citizenjournalism</title>
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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 31 Jan 2012 13:49:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>Il futuro dei quotidiani: analisi di una crisi</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/07/02/il-futuro-dei-quotidiani-analisi-di-una-crisi/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2009/07/02/il-futuro-dei-quotidiani-analisi-di-una-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 08:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Media & Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Citizenjournalism]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[quotidiani]]></category>
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		<description><![CDATA[Giornalisti licenziati a centinaia, diminuzione della pubblicità e dei lettori, giornali che chiudono (e dei giornali che nascono non si preoccupa nessuno?), copyright che va a farsi strabenedire, crisi economica globale e concorrenti agguerriti e differenziati su tutti i fronti dell&#8217;informazione. Questa è la situazione difficilissima che sta vivendo il mondo del giornalismo professionale, soprattutto nel campo dei quotidiani cartacei.
Le conseguenze pratiche di tutto ciò colpiscono pesantemente l&#8217;industria dell&#8217;informazione di tutto il mondo. L&#8217;informazione, però, non è solo industria ma è uno dei pilastri della democrazia, quando questa è reale.
E&#8217; necessario che questo pilastro non crolli, anche per...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=3.0.3153813331"><img class="alignleft size-medium wp-image-2475 colorbox-2466" title="1101090216_400" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/1101090216_400-225x300.jpg" alt="1101090216_400" width="225" height="300" />Giornalisti licenziati</a> a centinaia, diminuzione della <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=51806&amp;sez=HOME_ECONOMIA">pubblicità e dei lettori</a>, giornali che <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=337504">chiudono</a> (e dei <a href="http://www.primaonline.it/2009/03/26/70025/editoria-dal-28-marzo-nuovo-quotidiano-modena-qui/">giornali che nascono</a> non si preoccupa nessuno?), <a href="http://punto-informatico.it/2114831/PI/News/mosca-copyright-far-tacere-dissenso.aspx">copyright</a> che va a farsi strabenedire, <a href="http://www.liberareggio.org/tag/crisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi">crisi</a> economica globale e concorrenti agguerriti e differenziati su tutti i fronti dell&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/informazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con informazione">informazione</a>. Questa è la <a href="http://blog.debiase.com/2009/03/basta-con-il-panico-dei-giorna.html">situazione difficilissima </a>che sta vivendo il mondo del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/giornalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giornalismo">giornalismo</a> professionale, soprattutto nel campo dei <a href="http://www.liberareggio.org/tag/quotidiani/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con quotidiani">quotidiani</a> cartacei.</p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze pratiche di tutto ciò colpiscono pesantemente l&#8217;industria dell&#8217;informazione di tutto il mondo. L&#8217;informazione, però, non è solo industria ma è uno dei pilastri della democrazia, quando questa è reale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; necessario che questo pilastro non crolli, anche per questo in tutto il mondo è in atto un <a href="http://journalism.nyu.edu/pubzone/weblogs/pressthink/2009/03/26/flying_seminar.html">grande dibattito</a> su quello che sarà il futuro della carta stampata e dei quotidiani in relazione al suo rapporto con il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/web/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con web">web</a>. <a href="http://www.pandemia.info/post/2207394.html">Anche in Italia</a> questo dibattito è molto acceso e, dato che la mia t<a href="http://www.scribd.com/doc/4092251/Vecchie-redazioni-e-weblog-convivenza-possibile-tesi-intera">esi di laurea </a>si occupava proprio di come le redazioni giornalistiche possano interrelarsi col fenomeno di internet, della blogosfera, degli user generated content e dei social network, ho deciso di dire anche la mia. Sperando che il mio possa essere un utile contributo che aiuti ad arricchire la discussione  su quale sia la condizione attuale di un mondo in crisi e quali possano essere gli sbocchi futuri di questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">I momenti di crisi si sa che possono portare allo sfacelo totale dei soggetti maggiormente coinvolti ma portano con se, sempre, infinite opportunità e <a href="http://blog.debiase.com/2009/03/il-prof-riassume-il-dibattito.html">stimoli di cambiamento e innovazione</a>. Chi vuole sopravvivere ad una crisi economica, organizzativa, qualitativa &#8211; che promette di stravolgere tutti i parametri delle attività commerciali che attualmente conosciamo (lo stravolgimento è già in atto da un po&#8217;) &#8211; deve per forza di cose attivarsi nella ricerca di cambiamenti radicali del proprio modo di fare e di essere. Altrimenti, si muore.</p>
<p style="text-align: justify;">I quotidiani da quasi 100 anni ormai hanno vissuto sugli allori della loro necessità all&#8217;interno di tutte le società (garanzie di libertà nelle democrazie compiute, strumenti di promozione delle libertà nei paesi in via di democratizzazione, strumenti di controllo e propaganda nelle dittature) in quanto unico media in grado di affrontare tematiche approfondite e differenziate &#8220;da un  giorno all&#8217;altro&#8221;. Il monopolio dell&#8217;informazione di qualità (che raramente viene intaccato da programmi televisivi e sempre più di rado anche da quelli radiofonici) di cui ha goduto la carta stampata per così tanti anni è ai suoi sgoccioli. Metteciti anche la crisi economica che impoverisce tutte le imprese commerciali e che ancora deve dispiegarsi con tutta la sua forza e il dramma è compiuto. La <a href="http://www.ejo.ch/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1826&amp;Itemid=43">crisi dei giornali </a>è vera e pesante. Le cause di questa crisi sono diverse ma tutte di importanza non indifferente. Proviamo a farne una breve analisi.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-2476 colorbox-2466" title="giornali" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/giornali-300x224.jpg" alt="giornali" width="300" height="224" /></p>
<ul>
<li><strong>Aspetti economici</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2477 colorbox-2466" title="9788860361042g" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/9788860361042g-192x300.jpg" alt="9788860361042g" width="192" height="300" />I quotidiani hanno diverse fonti di guadagno: le vendite, gli abbonamenti, la pubblicità, la vendita dei contenuti ad altri media; in Italia anche le &#8220;donazioni&#8221; statali. Ma i quotidiani hanno anche tantissime spese: i giornalisti con i loro stipendi, i loro strumenti, i viaggi, ecc; le tipografie e la carta (la spesa di gran lunga più grande per un giornale), la distribuzione, la burocrazia, le infra/strutture. Nel momento in cui la fonte di maggiori entrate, la pubblicità, <a href="http://www.pasteris.it/blog/2009/02/11/scenari-sistemi-produttivi-e-transizioni-del-giornalismo/">diminuisce a vista d&#8217;occhio</a>, a causa della crisi economica della scarsa attravittiva dei quotidiani e del calo dei lettori, e la spesa maggiore rimane pressocchè invariata è logico che nascano pesanti problemi di gestione di bilancio. Per far fronte a questa situazione fino ad ora sono stati cambiati i formati (tutti i giornali si sono rimpiccioliti se ci avete fatto caso) diminuendo la spesa in carta, vengono licenziati giornalisti prospettando una diminuzione della qualità e dei temi trattati, vendendo beni materiali (come il <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/nyt-pubblicita/nyt-vende-sede/nyt-vende-sede.html?rss">New York Times che ha venduto il grattacielo</a> della sua nuova sede, disegnato da Renzo Piano), aumentando le pagine dedicate alla pubblicità e differenziando le pubblicazioni, accollando al quotidiano numerosissimi &#8220;gadget editoriali&#8221;; a volte di gran qualità, altre volte inutili e ripetuti. Il tutto al fine di aumentare le vendite che altrimenti non arriverebbero a livelli decenti. Scarso, soprattutto in Italia, è stato il ricorso al web come stumento di pubblicazione e fonte di ricavi che ancora sono <a href="http://www.techcrunch.com/2009/02/25/online-ads-even-the-evangelists-turning-bearish/">lontani dal coprire le spese</a>. Qualcuno sta riproponendo i contenuti a pagamento (abbonamenti annuali che ti permettono di leggere tutti i contenuti) o i <a href="http://www.webgol.it/2009/03/10/mandami-un-sms-o-comprami-un-giornale/">micropagamenti </a>stile iTunes (se vuoi leggere un articolo o una ribrica paghi una cifra molto bassa). Chi naviga su internet, però, tende a cercare solo contenuti gratuiti e immediatamente consultabili (chi è disposto a pagare, riconoscendone l&#8217;utilità, per contenuti <a href="http://www.liberareggio.org/tag/online/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con online">online</a> è comunque una netta minoranza di persone), questo scompiglia parecchi piani.</p>
<ul>
<li><strong>Il problema degli strumenti</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2478 colorbox-2466" title="mediasharing" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/mediasharing-300x225.jpg" alt="mediasharing" width="300" height="225" />Internet, i social network, gli stumenti digitali sono i media che hanno invaso la nostra società. Il <a href="http://www.pasteris.it/blog/2009/03/26/un-cartoon-per-difendere-il-computer/">computer</a>, volenti o nolenti, è uno strumento che ha un&#8217;infinità di utilità e internet è una sua  &#8220;protuberanza&#8221; con la quale si può fare quasi tutto.<br />
Le industrie dei giornali sono ancora molto indietro nella presenza su internet. Pochi contenuti, scarsa interattività (spesso legata alla compilazione di form che rallentano le procedure di interattività), grafiche che lasciano a desiderare, pochissima multimedialità e rarissimi link di rimando esterni al sito in questione (il che è sinonimo di scarsa apertura all&#8217;esterno). Essere in grado di maneggiare con esperienza tutti gli strumenti digitali, le utilities web e una serie di software, muoversi con divinvoltura su internet riconoscendo contenuti di qualità, vere informazioni e fonti affidabili diventa necessario in un mondo in cui tutti i media stanno cambiando e si stanno diffondendo. La conseguenza di tutto ciò è che i media di diverso tipo sono sempre più intrecciati. Ogni linguaggio ha bisogno dell&#8217;altro perchè la comunicazione attuale è fortemente multimediale. Le redazioni dei quotidiani sono ancora molto ingessate nelle grafiche e nelle innvoazioni visuali e non sfruttano a pieno gli strumenti del web.<br />
Il motivo principale è che molti giornalisti non conoscono bene questi strumenti di cui stiamo parlando. Su internet sanno fare poco; sanno maneggiare un solo linguaggio (scrittura, audio, audiovisivo, fotografia) e ognuno fa il suo piccolo compito senza sconfinare dalle proprie competenze. La ricerca delle fonti spetta quasi sempre alle agenzie, si prendono per buoni tutti i comunicati stampa, i fotografi fanno le foto, i titolisti i titoli e i reporter scrivono le loro 2 cartelle, fanno telefonate e cercano gli indirizzi sullo stradario e non su <a href="http://www.liberareggio.org/tag/google/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con google">google</a> maps. Di più, è ancora diffusissima la concezione per cui internet sia un giocatto che rovina il giornalismo e quindi tutti coloro che cercano di utilizzarlo come uno strumento utile e prezioso vengono guardati con diffidenza.<br />
Uno dei principali ferri del mestiere del giornalista sono le pubbliche relazioni  e i socialnetwork sono un fortissimo strumento per costruire relazioni. Meglio ancora se basate su questioni legate a contenuti e sostegno pratico. Pochissimi usano i socialnetwork per cercare fonti dirette e interresere relazioni di tipo lavorativo. Tra due generazioni è molto probabile che sarà il contrario. Ma noi viviamo adesso e in questo tempo ci sarebbe bisogno di numerosi corsi di formazione per buona parte della categoria dei giornalisti.</p>
<ul>
<li><strong>I contenuti</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2479 colorbox-2466" title="time_person_of_year_2006" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/time_person_of_year_2006-225x300.jpg" alt="time_person_of_year_2006" width="225" height="300" />Questa arretratezza, nella conoscenza delle infinite possibilità che un giornalista ha a disposizione, ricade come un macigno nella qualità dei contenuti proposti dai quotidiani. La tremenda pigrizia nella ricerca di notizie e contenuti originali, di andare a ricercare le fonti e di dare spazio all&#8217;inventiva e al fiuto individuale, che vengono sempre relegati in pagine oscure e interne, a scapito delle ripetute e straripetute notizie della prima pagina: quelle che sono identiche su tutti i giornali, che raramente offrono scoop e punti di vista e cercano fonti alternative al punto di vista ufficiale. Le fonti sono le stesse per tutti: agenzie, comunicati stampa, istituzioni, interviste sempre agli stessi personaggi, interesse smodato sempre per gli stessi argomenti, inseguendo le agende della politica di palazzo e della telvisione. Offrire ai propri lettori pagine e pagine di dichiarazioni, senza un documento o una fonte ufficiale o diretta, usando tantissime formule linguistiche impersonali hanno fatto di molti quotidiani un passatempo noioso e non una fonte di arricchimento personale e culturale, oltre che di servizio pubblico.<br />
<a href="http://www.lsdi.it/2009/03/22/informazione-usa-2009/">I lettori diminuiscono</a> soprattutto per questo, la qualità si abbassa terribilmente nei quotidiani anche se tiene molto bene nei settimanali e nei periodici. I contenuti che non si trovano sulla carta stampata ogni lettore li può trovare su internet. Anche lì dove tutti possono offrire di tutto, le redazioni giornalistiche offrono sempre le stesse cose arricchendo gli articoli, in cui trattano sempre i soliti argomenti, di gallerie fotografiche e video di gnocche da copertina e stranezze alla Paperissima per attirare il maggior numero possibile di lettori. Su internet, si sa, le parole più cercate continuano ad essere quelle legate al sesso o ai personaggi da copertina.</p>
<ul>
<li><strong>I lettori &#8220;fanno la loro parte&#8221;</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2480 colorbox-2466" title="citizen_journalism_4" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/citizen_journalism_4-262x300.jpg" alt="citizen_journalism_4" width="262" height="300" />A concorrere contro i quotidiani tradizionali non ci sono solo i media di massa e il web. Ci si sono messi anche i lettori che con una facilità incredibile sono in grado, tramite internet e tutte le sue sfaccettature, di creare contenuti, diventare fonti, offrire punti di vista d<a href="http://www.agoravox.it/Giornalismo-partecipativo-contro.html">iversi dai giornali</a>. Questo perchè gli strumenti digitali e informatici sono diffusissimi nella società che li impara ad usare ogni giorno sempre di più. Se i giornalisti non si adegueranno rimarranno indietro rispetto a coloro i quali producono contenuti e li rendono pubblici. Questi cittadini vengono definiti &#8220;reporter diffusi&#8221; ma molto più semplicemente, tanto per fare un esempio banale, sono persone che si trovavano sotto le torri gemelle al momento dell&#8217;attacco aereo dell&#8217;11 settembre, avevano una telecamerina o un cellulare che poteva fare riprese, e hanno registrato tutto. Uno scoop che neanche la CNN!<br />
Le immagini  di quegli eventi che noi tutti abbiamo in mente sono state prodotte da cittadini comuni. Lo stesso vale per lo Tzunami in indonesia, gli attentati terroristici a Madrid e a Londra. Citando solo qualche fatterello. Le immagini più significanti che abbiamo impresse nella memoria sono state tutte prodotte da cittadini-reporter. Pensate la forza di questa attività in ogni ambito della vita pubblica. Internet è strapiena di notizie e informazioni (lo chiamano overload) perchè sono sempre di più i cittadini che le producono e sempre più spesso superano i giornali per velocità, precisione, differenziazione dell&#8217;offerta mediale, rimando diretto alle fonti.<br />
I quotidiani non riescono a fronteggiare in maniera costruttiva questo fenomeno. I cittadini vogliono spazi nell&#8217;informazione e hanno gli strumenti per procurarseli da soli. Lo spazio per i contenuti prodotti dai lettori, sui quotidiani, è ridotto alla paginetta delle lettere a centro giornale. Lettere che vengono accuratamente selezionate.<br />
L&#8217;agenda setting la fa il giornale, i punti di vista sono quelli del giornale e della sua proprietà editoriale. Il lettore? Compra il giornale. E&#8217; vero può scegliere quale giornale comprare &#8211; bisogna dire che il pluralismo della carta stampata è abbastanza vasto &#8211; ma si può anche scegliere di non comprare nessun giornale. Ed è quello che sta succedendo, mentre il pubblico di internet cresce a dismisura.</p>
<ul>
<li><strong>La fruizione</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2481 colorbox-2466" title="pew" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/pew-292x300.jpg" alt="pew" width="292" height="300" />Questo è uno degli assi nella manica dei quotidiani. Il loro modello di fruizione è unico e peculiare. Richiede spazi, posizioni e situazioni ben precise sebbene strettamente individuali; come la modalità di fruizione di internet, caratteristica che gli ha permesso di avere così tanto successo. Caratteristica questa, della soggettività della fruizione del quotidiano, su cui l&#8217;industria di settore dovrebbe puntare per il suo riscatto.<br />
Quando leggiamo il giornale spesso sappiamo già quasi tutto riguardo le notizie principali. A meno che non ci sia uno scoop in agguato, ogni mattina che leggiamo un quotidiano le prime 15 pagine le conosciamo già perchè abbiamo letto le notizie sui siti internet dei giornali, sui blog, alla tv e al radiogiornale mentre tornavamo a casa dal lavoro (per chi lavora e ha la macchina ovviamente). Molti poi guardano i tg della mattina; per cui l&#8217;informazione del quotidiano quando ci arriva in mano è già vecchia. L&#8217;attualità dei quotidiani è già sorpassata quando siamo al bar a prendere il caffè cercando di ritardare il più possibile l&#8217;ingresso a lavoro. Per questo motivo è nata anche la freepress pomeridiana per i mezzi pubblici in diverse città (che ha rispolverato la &#8220;vecchia istituzione&#8221; del giornale della sera): tutto quello che è successo durante la giornata ce lo hai pronto, scritto e stampato, all&#8217;ingresso della metro alle 6 di pomeriggio quando esci dal lavoro. A maggior ragione i quotidiani tradizionali devono trovarsi una collocazione più precisa nell&#8217;arco della differenziazione dell&#8217;informazione.<br />
I quotidiani non sono più i monopolisti della novità ma possono mantenere il compito dell&#8217;approfondimento, dell&#8217;opinione consapevole e documentata, delle inchieste sui temi di attualità. Senza inseguire e riportare le frasi e le dichiarazioni uscite al TG1 delle venti o a Porta a Porta. La lettura favorisce un approfondimento coscienzioso e ha bisogno di tempo. Per chi corre da una parte all&#8217;altra ci sono le brevi notizie della free press, per chi non corre invece c&#8217;è una gran predisposizione a leggere e rimunginare su ciò che si è letto. In ufficio, in vacanza, in viaggio, al bar, in casa il quotidiano può difendere i suoi spazi di fruizione mantenendo degli standard qualitativi alti. Il problema è che gli standard tendono ad abbassarsi perchè le proprietà puntano a velocizzare tutto il processo produttivo delle notizie, riducendo le spese tagliando lavoratori e formato, dando più spazio alla pubblicità e al marketing piuttosto che puntare alla risorsa più importante del giornalismo: la qualità, senza voltare le spalle all&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/innovazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con innovazione">innovazione</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/z27yPxDuGA4&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/z27yPxDuGA4&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p>Fonti:<br />
- Internazionale, n. 787<br />
- Internazionale, n. 786<br />
- <a href="http://technorati.com/search/futuro+giornalismo?type=search&amp;authority=a4&amp;language=n">Blogosfera (Technorati)</a><br />
- <a href="http://www.liquida.it/search/futuro-giornalismo/">Blogosfera (Liquida)</a></p>
<p>Vecchie redazioni e weblog: convivenza possibile? (la mia tesi di laurea)<br />
- <a href="http://www.scribd.com/doc/6241052/Primo-cap-Il-giornalismo-online-come-sta-diventando-linformazione-dei-quotidiani">I giornali online. Come sta diventando l&#8217;informazione dei quotidiani</a><br />
- <a href="http://www.scribd.com/doc/6241136/Secondo-Cap-I-giornalisti-online-il-presente-e-il-futuro-della-professione">I giornalisti online. Il presente e il futuro della professione</a></p>

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		<title>Giornalismo in Festival &#8211; Online è bello (2)</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/04/27/giornalismo-in-festival-online-e-bello-2/</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2009 12:18:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8230;CONTINUA&#8230;
Dopo un paio di giri di spiegazioni e racconti di come si svolgono le diverse esperienze online presentate, che ricordo erano: Business Week, Weblogssl e Nòva, si è passati a parlare di esperienze web in senso più lato o, per meglio dire, più social.
Luca Conti ha spiegato brevemente cosa è Twitter e visto che una piccola parte dei presenti conosceva e &#8220;praticava&#8221; questo social network ha chiesto ai relatori cosa ne facessero loro di questo strumento e come lo usassero ai fini della loro attività editoriale.
John Byrne, direttore di Business Week Online, ha raccontato come Twitter sia utile per aumentare e sviluppare qualitativamente l&#8217;apporto dei propri lettori al miglioramento dei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/2009/04/24/giornalismo-in-festival-online-e-bello-1/"><strong>&#8230;<em>CONTINUA&#8230;</em></strong></a></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2908 colorbox-2902" title="img_21311" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/img_21311-300x225.jpg" alt="img_21311" width="300" height="225" />Dopo un paio di <a href="http://www.liberareggio.org/2009/04/24/giornalismo-in-festival-online-e-bello-1/">giri di spiegazioni e racconti</a> di come si svolgono le diverse esperienze <a href="http://www.liberareggio.org/tag/online/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con online">online</a> presentate, che ricordo erano: <a href="http://www.businessweek.com/">Business Week</a>, <a href="http://www.weblogssl.com/">Weblogssl</a> e <a href="http://nova.ilsole24ore.com/">Nòva</a>, si è passati a parlare di esperienze <a href="http://www.liberareggio.org/tag/web/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con web">web</a> in senso più lato o, per meglio dire, più<em> social.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lucaconti.it/">Luca Conti</a> ha spiegato brevemente cosa è <a href="http://twitter.com/timeline/home">Twitter</a> e visto che una piccola parte dei presenti conosceva e &#8220;praticava&#8221; questo social network ha chiesto ai relatori cosa ne facessero loro di questo strumento e come lo usassero ai fini della loro attività editoriale.</p>
<p style="text-align: justify;">John Byrne, direttore di Business Week Online, ha raccontato come <a href="http://www.liberareggio.org/tag/twitter/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con twitter">Twitter</a> sia utile per aumentare e sviluppare qualitativamente l&#8217;apporto dei propri lettori al miglioramento dei contenuti. BW chiede regolarmente ai propri followers (così si chiamano quelli che su <a href="http://www.liberareggio.org/tag/twitter/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con twitter">Twitter</a> si iscrivono agli aggiornamenti di un determinato account, un po&#8217; come gli &#8220;amici&#8221; di FB, diciamo&#8230;) cosa ne pensano degli argomenti già trattati dal sito e quali argomenti vorrebbero che fossero presi in considerazione. La &#8220;conversazione&#8221; di 140 caratteri a volte viene usata in maniera molto social in quanto è controproducente usare <a href="http://www.liberareggio.org/tag/twitter/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con twitter">Twitter</a> solo per diffondere i link dei nuovi articoli. Gli spazi di conversazione online vanno usati e sfruttati in base alle loro peculiarità e rispettando tutti gli altri utenti in quanto si è tutti sullo stesso piano. In questo contesto, i messaggi non possono essere unidirezionali ma bisogna adattarsi ad un sistema paritario di rapporti che possono, non solo migliorare la qualità e l&#8217;apprezzabilità dei contenuti ma, anche, fidelizzare gli utenti dimostrando trasparenza nell&#8217;esercizio della propria attività.</p>
<p style="text-align: justify;">Nòva, invece, usa Twitter diffondendo i link degli aggiornamenti dei <a href="http://www.liberareggio.org/tag/blog/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con blog">blog</a> di nòva100 e con le uscite settimanali della rivista. L&#8217;aspetto social, ha spiegato Luca De Biase, caporedattore del Sole24Ore e responsabile del progetto Nòva, viene portato avanti dai singoli redattori della rivista e dei blogger che twittano individualmente. www.LiberaReggio.org usa twitter in tutti i modi possibili. Diffondiamo i link di tutti gli articoli domandando cosa ne pensano i nostri followers e cercando di stimolare discussioni riguardo gli argomenti dei pezzi. Twittiamo personalmente, nel senso che a volte ci sono anche i<em> fatti miei </em>e prendiamo un sacco di contatti con persone di ogni parte del mondo, calabresi e non.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-2909 colorbox-2902" title="lancio_pubblico" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/lancio_pubblico.jpg" alt="lancio_pubblico" width="277" height="220" />Parlare con la propria audience, i propri lettori/utenti abbatte le barriere dell&#8217;accessibilità ai contenuti prodotti. Questo è un aspetto positivo che in nessun altro <a href="http://www.liberareggio.org/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a> è riscontrabile, come il fatto che &#8220;l&#8217;utente ti può sputtanare come niente&#8221; online e può farlo dimostrando quello che dice, in quanto sul web ci sono migliaia e migliaia di alternative a quello che un determinato sito pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questi motivi, in rete avere contenuti di qualità e non approssimativi è importante in quanto è una sorta di &#8220;difesa&#8221; dal lettore attivo che quindi ha modo di apprezzare di più quel che trova pubblicato. Anche perchè, online ogni giorno succede una cosa nuova e ci si mette davvero poco a perdere un lettore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed è sempre &#8220;lui&#8221; al centro di tutti i discorsi: il lettore che sul web assume connotati completamente diversi. E&#8217; attivo, può partecipare e rendere la vita difficile a chi pubblica contenuti. Capite perchè molto giornalisti &#8220;tradizionali&#8221; hanno paura di entrare in maniera convinta nella rete, sanno che rischiano di essere smentiti, criticati e sputtanati come mai gli è successo nella loro esperienza lavorativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma con il lettore che cambia è necessario ridefinire tutti i ruoli dei mittenti delle informazioni. La piattaforma da cui vengono diffuse le informazioni è diversa nelle modalità di espressione e di fruizione, questo obbliga alla ridefinizione del ruolo dell&#8217;editore che non deve essere più necessariamente un grande agglomerato di capitali. Infine, la conseguenza di tutto ciò è che gli autori materiali delle informazioni possono smarcarsi di più dal potere esercitato dagli editori ed essere più autonomi e indipendenti. C&#8217;è addirittura la possibilità che un &#8220;autore&#8221; diventi &#8220;autore di se stesso&#8221;, e a volte di altri. www.LiberaReggio.org ne è un esempio più che evidente. Certo, resta da capire quali modelli di business possono mettere in pratica gli editori per riuscire a sostenere (e fare guadagni) le proprie imprese. Su questo punto il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/futuro/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con futuro">futuro</a> è ancora molto incerto e c&#8217;è molto da sperimentare e da capire. I giornalisti sono lenti e costosi. E&#8217; difficile, dunque, per il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/giornalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giornalismo">giornalismo</a> fronteggiare la produzione di contenuti degli utenti che sono diventati dei veri e propri concorrenti.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aggregazione dei contenuti degli utenti conbinata ad un accurato lavoro redazionale possono essere davvero le basi per lo sviluppo dei nuovi prodotti editoriali del prossimo futuro. Per avere successo e per evitare che gli utenti di internet allontanati dalla scarsa qualità dell&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/informazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con informazione">informazione</a> si dedichino solo ai FaceBook vari, sarà necessario sviluppare in maniera onesta e trasparente un rapporto di fedeltà con il &#8220;pubblico&#8221; che è diventato potentissimo. Prima, infatti, era l&#8217;offerta che creava la domanda di informazioni mentre adesso è l&#8217;esatto opposto: è l&#8217;utente (domanda) che influenza l&#8217;offerta. Sul web i lettori/utenti si ritrovano spesso in &#8220;comunità d&#8217;interessi&#8221; che producono valore conoscitivo davvero di qualità nei campi di cui si interessano. Numerosi esperti di una determinata materia, accompagnati da aspiranti esperti, senza dubbio produrranno contenuti di maggiore qualità rispetto ad un giornalista che deve scrivere un pezzo e ne viene a conoscenza poco tempo prima senza avere il tempo necessario per prepararsi a dovere. In questo senso si dice che su internet le distanze tra gli utenti non sono di Km ma di interessi (e di lingua aggiungo io).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2910 colorbox-2902" title="carlucci" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/carlucci-300x200.jpg" alt="carlucci" width="300" height="200" />Sembra che il futuro dell&#8217;informazione in generale, e dell&#8217;online in particolare, sia davvero molto incerto sebbene ci siano dei punti fermi come quelli di cui ho parlato fino ad ora (il necessario rapporto peer to peer con i lettori). A limitare la crescita e lo sviluppo delle nuove modalità di produzione delle notizie ci si mette anche la legge, i conflitti d&#8217;interesse e l&#8217;ignoranza di chi si trova a legiferare sulla rete.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello spazio dedicato alle domande del pubblico a De Biase è stata posta una domanda riguardo le ultime proposte di legge sulla limitazione alla libertà di pubblicazione su internet. La domanda gli è stata posta identica l&#8217;anno precedente sempre al <a href="http://www.liberareggio.org/tag/festival/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con festival">Festival</a> Internazionale (indice questo del fatto che i governanti di tutti i colori necessitano di censura nei confronti della diffusa libertà di espressione e che non sappiano realmente come porla in essere) del giornalismo e la risposta è stata pressocchè identica: i legislatori sono ignoranti in materia; in più vedono un serio pericolo nella libertà di espressione quando è così diffusa, perchè se i giornali sono addomesticabili i cittadini lo sono molto meno, soprattutto quando gli viene data <img class="alignright size-full wp-image-2911 colorbox-2902" title="free-blogger" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/free-blogger.bmp" alt="free-blogger" />la possibilità di esprimersi. Dunque, mentre la questione della <a href="http://www.scribd.com/doc/2881281/Proposta-di-Legge-CarlucciBarbareschi">legge cosiddetta Carlucci &#8211; Barbareschi</a> (il cui nome fa già molto ridere), riguarda essenzialmente la pubblicazione di video e foto (stiamo parlando, per es di YouTube, <a href="http://www.liberareggio.org/tag/google/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con google">google</a>, flickr, facebook, ecc) che non possono più essere pubblicate in forma anonima ed è frutto di una blindatura estrema del diritto d&#8217;autore (di cui, per altro, pare che se ne occupi in prima persona il marito della Carlucci nella sua attività di avvocato&#8230;), la <a href="http://www.difesadellinformazione.com/ultime_notizie/100/disegno-di-legge-cassinelli-quando-dalla-stretta-si-passa-alla-farsa/">legge Cassinelli </a>(riproposizione della prodiana &#8220;legge Levi&#8221;) è un serio rischio all&#8217;indipendenza e alla libertà di espressione la cui diffusione  con ogni mezzo deve essere garantita dalla repubblica. Non lo dico io, ma la<a href="http://www.senato.it/istituzione/29375/131289/131290/131299/articolo.htm"> Costituzione della Repubblica Italiana.</a></p>
<p style="text-align: justify;">A fine panel l&#8217;impressione che ho avuto è stata molto positiva. Non solo ho appreso diverse idee che si svilupperanno prossimamente ma ho provato una forte soddisfazione pensando che tutto quello che fanno questi grandi prodotti editoriali lo facciamo anche noi di LiberaReggio nel nostro piccolo. Senza soldi, è vero, in maniera più spartana, di sicuro, ma sulla passione che ci mettiamo non invidiamo nessuno. E questa passione ci porta automaticamente a sviluppare rapporti online e non con i nostri lettori/utenti cercando di fidelizzare le nostre &#8220;relazioni&#8221; online con la massima trasparenza possibile e il massimo di apertura che gli strumenti e il tempo a nostra disposizione ci permettono!</p>
<p style="text-align: justify;">A proposito, avete notato che in fondo alla pagina in uno spazio che, prima, era vuoto adesso ci sono i nostri aggiornamenti in tempo reale su <a href="http://twitter.com/LiberaReggio">Twitter</a>?</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: justify;">

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		<title>Giornalismo in Festival &#8211; OnLine è bello! (1)</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/04/24/giornalismo-in-festival-online-e-bello-1/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 08:34:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Small is beautyful&#8221; titola il programma in inglese dello scorso Festival Internazionale del Giornalismo ma di small c&#8217;è ben poco mi viene da dire. Infatti, il titolo in italiano era più corretto: &#8220;Piccolo è bello. Anche per i grandi&#8221;. Chissà perchè questa differenza&#8230;
Sto parlando dell&#8217;incontro al quale hanno preso parte Julio Alonso CEO di weblogssl.com, sito di nano-pubblishing spagnolo; John Byrne direttore del Business Week online, uno dei settimanali più letti negli Stati Uniti; Luca De Biase, blogger, capo-redattore del Sole24Ore e curatore del laboratorio di sperimentazione giornalista e di giornalismo dell&#8217;innovazione: Nòva100 nella blogosfera, Nòva24 sul web, Nòva su carta e Nòva...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.journalismfestival.com/festivaldelgiornalismo.php?article690"><strong><img class="alignleft size-medium wp-image-2768 colorbox-2751" title="img_2130" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/img_2130-300x225.jpg" alt="img_2130" width="300" height="225" />&#8220;Small is beautyful&#8221;</strong></a> titola il programma in inglese dello scorso <a href="http://www.festivaldelgiornalismo.com/">Festival Internazionale del Giornalismo</a> ma di small c&#8217;è ben poco mi viene da dire. Infatti, il titolo in italiano era più corretto: &#8220;Piccolo è bello. Anche per i grandi&#8221;. Chissà perchè questa differenza&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Sto parlando dell&#8217;incontro al quale hanno preso parte <a href="http://www.merodeando.com/">Julio Alonso</a> <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Amministratore_delegato">CEO </a>di <a href="http://www.weblogssl.com/">weblogssl.com</a>, sito di <a href="http://www.nanopub.net/">nano-pubblishing</a> spagnolo; <a href="http://blogs4biz.libero.it/2009/tre-domande-a-john-byrne-direttore-businessweekcom/">John Byrne</a> direttore del <a href="http://www.businessweek.com/">Business Week online</a>, uno dei settimanali più letti negli Stati Uniti; <a href="http://blog.debiase.com/">Luca De Biase</a>, blogger, capo-redattore del <a href="http://www.ilsole24ore.com/">Sole24Ore </a>e curatore del laboratorio di sperimentazione giornalista e di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/giornalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giornalismo">giornalismo</a> dell&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/innovazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con innovazione">innovazione</a>: <a href="http://www.nova100.ilsole24ore.com/">Nòva100</a> nella blogosfera, <a href="http://www.novaonline.ilsole24ore.com/nova24/">Nòva24</a> sul <a href="http://www.liberareggio.org/tag/web/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con web">web</a>, Nòva su carta e Nòva review, quaderno bimestrale sull&#8217;innovazione. A presentare e guidare l&#8217;incontro interessantissimo è stato <a href="http://www.lucaconti.it/">Luca Conti</a>, una &#8220;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/blog/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con blog">blog</a> star&#8221; italiana, collaboratore e consulente di numerosi progetti sul web in italia, nonchè autore del seguitissimo e davvero interessante <a href="http://www.pandemia.info/">blog Pandemia.</a></p>
<p style="text-align: justify;">Devo dire che oltre ad essere stato molto interessante, questo panel è stato organizzato in ottima maniera perchè ha consentito a tutti di avere un certo tempo per esprimere la propria opinione e raccontare la propria esperienza professionale. Anche la sessione delle domande, aperta da un altro &#8220;guru&#8221; del web italiano <a href="http://yoriah.tumblr.com/">Alessio Jacona</a>, è stata molto proficua sia perchè i relatori hanno rispettato i loro tempi, concedendone un po&#8217; agli spettatori che, così, sono stati anche un po&#8217; attivi e anche perchè tutte le domande sono state molto interessanti e attuali. Mi è dispiaciuto non filmare nessun intervento, sarebbe stata una chicca. In compenso nel fondo del pezzo troverete il video originale di tutto il panel (La forza del web).</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2769 colorbox-2751" title="img_2128" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/img_2128-300x225.jpg" alt="img_2128" width="300" height="225" />Il primo a parlare è stato Byrne che ha descritto a grandi linee l&#8217;esperienza web del settimanale Business Week che ha puntato molto sull&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/online/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con online">online</a> dato che la carta è in <a href="http://www.liberareggio.org/tag/crisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi">crisi</a> nera negli Stati Uniti. La multimedialità la fa da padrona sia tra i contenuti che tra i servizi offerti e, tra le altre cose, la versione <a href="http://www.liberareggio.org/tag/online/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con online">online</a> è ricca di contenuti esclusivi rispetto al cartaceo. Ormai nella stampa periodica non si aspetta più che esca il numero cartaceo per pubblicare uno scoop.</p>
<p style="text-align: justify;">Spesso, pubblicare prima sul web e successivamente online attiva un meccanismo di discussione e di rimandi da parte di altri <a href="http://www.liberareggio.org/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a> che accrescono l&#8217;attesa per il cartaceo e ne incrementano sensibilmente le vendite.</p>
<p style="text-align: justify;">Altra cosa fondamentale per il B. W. oneline, a detta del suo direttore, è stata la creazione di una community il più vasta e attiva possibile. Il tutto al fine di creare buone relazioni e sviluppare contatti e fidelizzare il pubblico consentendogli di partecipare parecchio alla produzione di contenuti. Questo genere di lettore non fa parte solo dell&#8217;audience ma risulta essere un vero e proprio partner per la testata. I contenuti sul web sono tutti esclusivamente gratuiti ed è per questo che mantenere rapporti vivi con i lettori può portare a risolvere qualche problemino economico.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2770 colorbox-2751" title="img_2129" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/img_2129-300x225.jpg" alt="img_2129" width="300" height="225" />Prende la parola Alonso di weblogssl.com che onestamente non conoscevo come gruppo di blog professionali e che punta ad essere il primo network di blog informativi in lingua spagnola. Infatti, vanta oltre 46 milioni di visitatori al mese di media. Secondo il creatore di questo network, il momento è molto favorevole per l&#8217;online perchè in rete si sta spostando sia la grande massa degli spettatori sia, soprattutto, la pubblicità. Anche i costi dell&#8217;online sono molto ridotti ma vanno affrontati in maniera completamente diversa dal modello tradizionale, soprattutto perchè quello che ne paga le conseguenze è sempre il lettore che riceve <a href="http://www.liberareggio.org/tag/informazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con informazione">informazione</a> di bassa qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Alonso, come  Byrne, sottolinea l&#8217;importanza di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/google/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con google">google</a> e del meccanismo della ricerca per parole chiave. Il nocciolo della questione è che chi cerca qualcosa sul web sa cosa cerca ma non sa chi gliela può offire. E&#8217; l&#8217;esatto opposto del cartaceo, quando la consuetudine  tradizionale prevede che l&#8217;individuo si rechi in edicola a comprare il giornale che preferisce (e quindi CHI racconta le notizie) mentre nella consuetudine web quando si cerca qualcosa sul motore di ricerca si sa quello che si vuole  ma non chi ha prodotto quella informazione che si cerca, questo diventa quindi decisamente meno importante. In un contesto del genere, secondo lo spagnolo, l&#8217;audience si può fidelizzare raggiungendo un&#8217;alta qualità dei contenuti proposti (che sono i presupposti per poter fare qualune buon lavoro) e la creazione di una community interattiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2771 colorbox-2751" title="img_2131" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/04/img_2131-300x225.jpg" alt="img_2131" width="300" height="225" />Per ultimo parla Luca De Biase che per prima cosa sottolinea il conflitto d&#8217;interessi tra il presentatore dell&#8217;incontro e lui. Si, perchè Luca Conti oltre a curare il blog e le altre mille cose che fa scrive anche per Nòva cartaceo e cura un blog in Nòva100. Questa condizione di &#8220;conflitto&#8221; porta il conduttore del panel a far parlare il suo &#8220;capo&#8221; per ultimo quando ormai le cose principali di base sono state già dette dagli altri 2 interlocutori.</p>
<p style="text-align: justify;">De Biase, infatti, passa subito a spiegare in cosa consiste il progetto Nòva del Sole24Ore. Nòva, nella molteplici forme mediali in cui si esprime, è il laboratorio di sperimentazione voluto dall&#8217;editore della testata giornalistica economica italiana. Nòva, con la sua crossmedialità, si occupa di innovazione e chiede agli innovatori italiani di farlo per lei tramite post, articoli e saggi. Per il suo responsabile, dunque, Nòva non è solo carta ma non è solo un sito; bensì, in essa è rintracciabile lo spirito del giornale di carta portato avanti con gli strumenti del web. Principio cardine di tutto ciò è il rapporto con quello che De Biase chiama &#8220;pubblico attivo&#8221;. Ripete spesso queste 2 parole durante i suoi discorsi rendendo evidente, se non lo fosse già, che l&#8217;informazione sul web non può fare assolutamente a meno dell&#8217;apporto del pubblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo non è mai solo un&#8217;audience, ognuno è un individio  davanti al suo computer che sul piano della scelta e la proposizione dei contenuti sul web ha le stesse potenzialità di qualunque produttore professionista di contenuti. C&#8217;è chi lo chiama prosumer (produttore-consumatore), c&#8217;è chi lo chiama audience attiva, c&#8217;è chi lo apostrofa lettore-utente, li chiamano reporter diffusi o giornalisti cittadini ma ci sono anche quelli che li definiscono cazzari.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi li definisce così, non si rende conto che quando si parla di gente che produce contenuti partecipando attivamente alla costruzione della conoscenza e del senso dato ai fatti da una comunità, si parla di noi. Tutti noi.</p>
<p style="text-align: center;"><object width="320" height="240" data="http://fdg.ilcannocchiale.tv/js/player.swf" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="flashvars" value="config=http://fdg.ilcannocchiale.tv/fdgconfig.xml&amp;file=http://fdg.ilcannocchiale.tv/xml/video/238" /><param name="src" value="http://fdg.ilcannocchiale.tv/js/player.swf" /></object>
</p>
<p style="text-align: center;"><em><strong>&#8230;continua&#8230;</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>Le foto dell&#8217;articolo sono state scattate dall&#8217;autore. Se volte vedere le altre foto scattate al <a href="http://www.liberareggio.org/tag/festival/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con festival">Festival</a> Internazionale del Giornalismo di Perugia, 2009, potete visitarle nel <a href="http://www.flickr.com/photos/32130896@N07/"><strong>nostro album su Flickr</strong></a></em></p>

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		<title>L&#8217;informazione fatta dal cittadino, anche in Italia</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2008/10/03/linformazione-fatta-dal-cittadino-anche-in-italia/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Oct 2008 15:19:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Nuovo Cinema Aquila, ai bordi del quartiere Pigneto di Roma è un&#8217;immobile sequestrato agli esponenti della banda della Magliana. Adesso è gestito da una cooperativa sociale che si occupa del re-inserimento dei detenuti nella nostra società. E&#8217; un luogo da forte valore simbolico e sociale.
Il 3 ottobre verso le 11.30 di mattina il Nuovo Cinema Aquila ha ospitato la conferenza di presentazione del sito di giornalismo partecipativo AgoravoxItalia. Il sito è attivo in lingua italiana da agosto 2008 mentre è nato in Francia nel marzo 2005 dall&#8217;iniziativa del suo fondatore Carlo Rovelli, e si è subito espanso in Belgio e Inghilterra. Adesso è sbarcato nel nostro paese sotto la &#8220;supervisione&#8221; di un giovanissimo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="size-full wp-image-92 alignleft colorbox-91" title="Agoravox Italia" src="http://liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/10/arton908-e23f5.jpg" alt="" width="300" height="55" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il Nuovo Cinema Aquila, ai bordi del quartiere Pigneto di Roma è un&#8217;immobile sequestrato agli esponenti della <a href="http://www.misteriditalia.it/banda-magliana/">banda della Magliana</a>. Adesso è gestito da una cooperativa sociale che si occupa del re-inserimento dei detenuti nella nostra società. E&#8217; un luogo da forte valore simbolico e sociale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/10/agoravox-006.jpg"><img class="size-medium wp-image-94 alignright colorbox-91" title="Presentazione Agoravox Italia" src="http://liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/10/agoravox-006-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><br />
</a>Il 3 ottobre verso le 11.30 di mattina il Nuovo Cinema Aquila ha ospitato la conferenza di presentazione del sito di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/giornalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giornalismo">giornalismo</a> <a href="http://www.liberareggio.org/tag/partecipativo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con partecipativo">partecipativo</a> <a href="http://www.agoravox.it/">AgoravoxItalia</a>. Il sito è attivo in lingua italiana da agosto 2008 mentre è nato in Francia nel marzo 2005 dall&#8217;iniziativa del suo fondatore Carlo Rovelli, e si è subito espanso in Belgio e Inghilterra. Adesso è sbarcato nel nostro paese sotto la &#8220;supervisione&#8221; di un giovanissimo project manager Francesco <a href="http://www.liberareggio.org/tag/piccinini/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con piccinini">Piccinini</a>.<br />
E&#8217; una data importante perchè <a href="http://www.liberareggio.org/tag/agoravox/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con agoravox">AgoraVox</a> è il primo sito di <a href="http://www.ejo.ch/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=108&amp;Itemid=158">giornalismo partecipativo</a> in Europa. La simbologia contribuisce ad accrescere il valore di un determinato evento e in questo caso la simbologia legata al luogo in cui è avvenuta la presentazione ha confermato la sua importanza. Insieme a Piccinini e Ravelli, hanno partecipato alla conferenza anche Pino Maniaci proprietario di una piccolissima emittente locale sicialiana con base a partinico e conosciuto per essere stato picchiato, dai figli quindicenni di un boss locale, per strada e per le continue intimidazioni e minacce sulla sua persona e sulla sua attività mediatica. Oltre a lui sul palco come ospiti c&#8217;erano anche Arnaldo Capezzuto e Luisa Maradei, giornalisti, curatori della prima inchiesta partecipativa sul rapporto tra camorra e rifiuti nel napoletano. L&#8217;inchiesta è stata solo presentata brevemente come modalità e contenuti ma verrà pubblicata interamente sul sito di AgoraVox. Capezzuto è un giornalista de &#8220;Il Napoli&#8221; che è noto alle cronache nazionali per essere stato aggredito e pestato da un gruppo di persone che manifestavano contro un gruppo di immigrati che non volevano essere sgomberati dalle proprie case fatiscenti nel quartiere di pianura. Sempre da quelle zone arrivava una rappresentante del movimento &#8220;ChiaiaNOdiscarica&#8221; che ha illustrato un po&#8217; la reale situazione del territorio ,del quartiere dove sta sorgendo una delle 10 nuove discariche regionali volute dal governo Berlusconi (per la cronaca sarà una <a href="http://www.liberareggio.org/tag/discarica/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con discarica">discarica</a> che per descreto ospiterà rifiuti &#8220;pericolosi&#8221;), ma soprattutto ha mostrato come un gruppo di persone che prendano nelle loro mani l&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/informazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con informazione">informazione</a> possano raccontare i fatti per come stanno. Questo riguarda gli ultimi scontri avvenuti nel quartiere napoletano durante la manifestazione Jatevenne e alcune verità sulla storia della &#8220;lotta ai rifiuti&#8221; in campania.<br />
Per ultimo, ma non per minore importanza, cito Giulio Cavalli. Cavalli è un attore di teatro nato a Lodi, con uno spiccato accento milanese, che, esortato dal sindaco di Gela, ha messo su uno spettacolo teatrale sulla mafia con un tono, diciamo, da presa in giro. La sera stessa della prima, a Lodi, fuori dal teatro sono apparse scritte minacciose; minacce che poi non si sono fermate alle scritte tanto che la questura della cittadina lombarda ha ritenuto opportuno seguire molto da vicino la situazione.
</p>
<p style="text-align: justify;">La simbologia di quel luogo adesso la collegate da soli all&#8217;esperienza Agoravox. La testata online è fortemente impegnata nelle tematiche che riguardano tutti quegli argomenti che nei mass media non vengono presi praticamente mai in considerazione. L&#8217;impegno è diretto ad informare le mafie del nostro paese. Agoravox non lo fa sono tramite inchieste giornalistiche vere e proprie ma lo fa lasciando la parola a chi abbia voglia di dire la propria e di scriverla. E&#8217; chiaro che in un paese dove nei media sono rispecchiate solo le opinioni &#8220;dominanti&#8221; in uno strumento di informazione aperta e partecipata le notizie più scritte e ricercate saranno quelle che riguardano fatti e opinioni che hanno meno spazi altrove. In un paese dove l&#8217;emergenza sicurezza si basa sul pericolo delle prostitute e non sulle mafie, che ce le mettono lì le prostitute, c&#8217;è bisogno di spazi nuovi dove esercità la libertà di informazione ed espressione. Agoravox si candida concretamente ad essere uno di questi spazi e l&#8217;importanza data ai temi della mafia, trattati in maniera non banale ne è una dimostrazione pratica.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/10/agoravox-012.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-96 colorbox-91" title="agoravox-012" src="http://liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/10/agoravox-012-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /><br />
</a>All&#8217;interno del sito e di un network di altri siti di informazione online va in onda, tutti i mercoledì, il programma radiofonico <a href="http://www.agoravox.it/Tutte-le-puntate-di-Radio.html">&#8220;Radio Mafiopoli&#8221;</a> condotto dall&#8217;attore G. Cavalli e da P. Maniaci che, sulla falsa riga di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radio_Aut">Radio Aut</a> di <a href="http://www.peppinoimpastato.com/">Peppino Impastato</a>, sbeffeggia le famiglie di mafia facendo nomi e cognomi e riferendosi a fatti realmente accaduti. Inoltre, come annunciato da Piccinini, a breve partirà un altro progetto all&#8217;interno di Agoravox, dal nome &#8220;Fronte Meridionale&#8221; all&#8217;interno del quale si tratteranno fatti ed eventi di mafia avvenuti in tutto il meridione. Queste informazioni arriveranno tramite una serie di blogger meridionali che sono stati contattati dalla redazione fissa della testata.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo me è un bell&#8217;inizio che colloca Agoravox come voce attendibile e che risponde ad una serie di esigenze di informazione che non vengono accolte dai media già esistenti.<br />
Per quel che riguarda il funzionamento del sito, della partecipazione aperta e della cronaca della giornata vi rimando al sito stesso <a href="http://www.chiaianodiscarica.it/">www.agoravox.it</a> dove troverete tutte le informazioni che cercate.
</p>
<p style="text-align: right;">Lisicere</p>

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