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	<title>www.LiberaReggio.org &#187; emancipazione</title>
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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
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		<title>Liberiamo le donne musulmane dal Burka in nome della modernità</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 08:21:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Lasciate che dica la mia su tutto il chiacchiericcio di quest’ultimo periodo in materia di veli, burca, libertà della donna e legalità. Fatemi esporre un punto di vista che probabilmente non sarà autorevole come le veline e gli opininionisti ospiti all’arena di Giletti, ma che sicuramente ha pari dignità rispetto a ogni altra opinione.
Non sono un fervente cattolico, non lo sono mai stato, nonostante abbia frequentato la scuola dalle suore e il catechismo. Non ho la fortuna di essere un fedele, non mi interessa la religione, se non da un punto di vista strettamente socio-antropologico e culturale ma posso dire di sentirmi vagamente cristiano, nella misura in cui cristo è considerato uno dei più grandi rivoluzionari.
Da qualche...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/burka1.png"><img class="alignleft size-full wp-image-8263 colorbox-8211" title="burka[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/burka1.png" alt="" width="187" height="175" /></a>Lasciate che dica la mia su tutto il chiacchiericcio di quest’ultimo periodo in materia di veli, burca, libertà della donna e legalità. Fatemi esporre un punto di vista che probabilmente non sarà autorevole come le veline e gli opininionisti ospiti all’arena di Giletti, ma che sicuramente ha pari dignità rispetto a ogni altra opinione.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sono un fervente cattolico, non lo sono mai stato, nonostante abbia frequentato la scuola dalle suore e il catechismo. Non ho la fortuna di essere un fedele, non mi interessa la religione, se non da un punto di vista strettamente socio-antropologico e culturale ma posso dire di sentirmi vagamente cristiano, nella misura in cui cristo è considerato uno dei più grandi rivoluzionari.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche tempo ormai ci si contorce in oziose discussioni sui modi dell’integrazione. E lo si fa alla televisione e alla radio, nei bar e nelle scuole,  denunciando in pieno il carattere provinciale di un’Italia che scopre improvvisamente la multiculturalità, i problemi (io direi le opportunità) dell’immigrazione e le dinamiche dell’integrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">E nel tentativo di fare chiarezza, come se il problema fosse la ricerca di una verità assoluta da imporre al pubblico, inevitabilmente si finisce per creare un’enorme confusione, soprattutto in anni in cui un’intera categoria di “stranieri”, ossia gli arabi, è diventata il nemico numero uno dell’occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">I più audaci e lungimiranti hanno da tempo preso la palla al balzo, generando migliaia di voti per ogni paura che quotidianamente continuano ad alimentare, grazie ad una capillare propaganda e al ricorso sistematico a immagini e suggestioni capaci di far vibrare i più intimo istinti dell’uomo comune.  Diffidenza, intolleranza, timore.</p>
<p style="text-align: justify;">I più progressisti invece sono i più acrobatici nell’esporre teorie che, se da una parte tendono la mano al nuovo, al diverso, allo scambio tra esperienze e culture, con l’altra mano sventolano la bandiera del modernismo, dei valori assoluti, indiscutibili, necessariamente condivisibili da tutta l’umanità, senza compromessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamoci la verità: in quanto a fede e a religione, noi Italiani abbiamo davvero poco da insegnare. Per la maggior parte di noi, e dicendo questo non credo di esagerare, essere cattolici significa rivendicare un’identità che è molto più culturale che spirituale. Oserei dire anche ideologica.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo i praticanti della domenica, i credenti del natale e del panettone, della pasqua e della colomba, del matrimonio e del divorzio. Qualcuno mi venga a dire che la nostra quaresima è paragonabile al ramadan.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo cosa è il Vangelo  e sappiamo cosa è la Bibbia, ma amiamo la religione <em>fai da te</em>, il rapporto <em>tu per tu</em> con Dio, la libera interpretazione delle scritture, l’elasticità nel culto, la discrezionalità nell’applicazione dei comandamenti alle nostre azioni quotidiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Basti considerare che portiamo la vanità, uno dei valori più negativi per un cattolico, anche e soprattutto nei luoghi di culto. Pensiamo a quante pellicce (di animale vero…) ci sono alla messa del 25 dicembre. E non mi si venga a dire che è solo per un fatto di temperatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo che il nostro modo di <em>praticare </em>è abbastanza approssimativo, forse perché la storia dell’occidente ci ha fatti gradualmente allontanare da quei principi, o forse perché noi siamo più moderni degli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">E c’è da dire che i cattolici, non tutti ma sicuramente la maggior parte, sono gli unici a concedersi un rapporto flessibile e part-time con la fede.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai buddisti non accade, ai musulmani neppure, o comunque è un fenomeno dalle dimensioni molto ma molto più ridotte.</p>
<p style="text-align: justify;">E in un simile contesto, nella nostra società in cui il ruolo dominante è svolto senza dubbio dall’economia e dalla finanza, capaci di gestire le sorti di intere nazioni, l’integrazione tra differenti culture mostra evidenti problemi di dialogo. E’ uno scontro tra principi, ed è dura proclamarsi dalla parte del giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">In nome della <a href="http://www.liberareggio.org/tag/modernita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con modernità">modernità</a>, della libertà &#8211; un concetto che gli occidentali amano, ma che si sta progressivamente svuotando di ogni contenuto – e della legalità (…), siamo tutti arruolati nella nuova crociata contro il Burka, discusso simbolo di limitazione della libertà della donna ma allo stesso tempo elemento fortemente rivendicato da una parte dei musulmani.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/burka_graduation1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-8258 colorbox-8211" title="burka_graduation[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/burka_graduation1.jpg" alt="" width="495" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Ho sentito troppe volte dire: “la nostra legge vieta di coprire il volto nei luoghi pubblici, dunque chi sta in Italia non può indossare il Burka”. Ma attenzione, c’è una grossa questione in ballo. E’ più importante la legge dell’uomo o la legge di Dio?</p>
<p style="text-align: justify;">Per un laico, per un non credente, per un ateo o per un semplice  strafottente la risposta sarebbe ovvia e immediata. Certamente viene prima la legge dell’uomo.<span style="text-decoration: underline;"> </span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma siamo davvero sicuri che sia per tutti così?</p>
<p style="text-align: justify;">Per me ad esempio non lo è. Io sono fermamente convinto che la spiritualità sia sovraordinata ad ogni altra struttura creata dall’uomo e dalla società. Le leggi, le istituzioni, le regole sociali e le norme civili sono i modi attraverso i quali conviviamo e interagiamo, ma la dimensione dell’anima, del trascendente, dell’intima e viscerale ricerca di un entità superiore ci elevano oltre quelle categorie, e non è un fatto di semplice religione. Nasce molto prima della religione.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ uno scontro tra prospettive radicalmente divergenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai nostri occhi, moderni, certe manifestazioni rappresentano solo una forma di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/estremismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con estremismo">estremismo</a>, un approccio radicale ad una religione ben più vasta di quanto non vogliano far credere i sostenitori di questa discutibile <a href="http://www.liberareggio.org/tag/tradizione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con tradizione">tradizione</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ inoltre un pratica che lede i diritti della donna, che limita la sua libertà, che la relega in uno stato, così ci piace definirlo, medievale. Ma parliamo del nostro o del loro Medio Evo?</p>
<p style="text-align: justify;">Ai loro occhi invece, come appaiono la società Italiana, e quella occidentale in <a href="http://www.liberareggio.org/tag/genere/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con genere">genere</a>?</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente come un popolo di pagani, peccatori, le cui <a href="http://www.liberareggio.org/tag/donne/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con donne">donne</a> si denudano in televisione nel disperato tentativo di arricchirsi, reclamando una libertà ed un <a href="http://www.liberareggio.org/tag/emancipazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con emancipazione">emancipazione</a> difficilmente decifrabili da chi, evidentemente, ha un’altra visione del ruolo della donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che per noi è libertà, per loro è quasi prostituzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed io non me la sento di dargli pienamente torto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Burka allora, ai loro occhi, può sembrare un importante simbolo di rivendicazione della propria identità. Una specie di gesto di resistenza contro la modernità, se la modernità è quella che vedono qui da noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il loro rapporto con Dio è un rapporto di dedizione e riverenza, mentre il nostro è quasi amichevole, come se dessimo per scontato che il nostro dio, il dio degli europei e dei bianchi, fosse un sostenitore della nostra modernità. In realtà non credo che sia così, e questa è la dimostrazione evidente di come da tempo abbiamo messo la fede in secondo piano. Sicuramente, per noi, viene prima il mercato, ad esempio. Il mercato per noi è uno dei più importanti simboli di libertà…il mercato libero naturalmente.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/belen11.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8259 colorbox-8211" title="belen1[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/belen11-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a> <a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/best-nude-body-art1.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8260 colorbox-8211" title="best-nude-body-art[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/best-nude-body-art1-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/fotovelinejpg1.png"><img class="alignnone size-medium wp-image-8261 colorbox-8211" title="fotovelinejpg[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/fotovelinejpg1-300x248.png" alt="" width="300" height="248" /></a> <a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/stor_10808294_193201.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-8262 colorbox-8211" title="stor_10808294_19320[1]" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2010/05/stor_10808294_193201-266x300.jpg" alt="" width="266" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Nicola Casile</strong></p>

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		<title>Le donne in TV: una falsa emancipazione</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 07:40:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Oggi nel corpo delle donne si condensano i modi dell&#8217;oppressione femminile. Esso è segregato nelle gabbie di un marketing massmediatico improntato al sessismo, ultimo insospettato erede della secolare cultura maschilista e patriarcale. Negli anni &#8217;60 il corpo era la sede della liberazione, quel crocevia ideale e reale a partire dal quale avviare l&#8217;emancipazione; le donne cominciavano a cercare il proprio piacere, a renderlo autonomo da quello dell&#8217;uomo, a conoscere il proprio corpo prima monopolizzato dai fini cui questi aveva deciso di destinarlo, come la procreazione e la seduzione; oggi torna ad essere la sede della mercificazione, della reificazione delle donne, ridotte ad appendici erotiche da annettere ad ogni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- 		@page { margin: 2cm } 		P { margin-bottom: 0.21cm } 		A:link { so-language: zxx } --></p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4135 colorbox-4114" title="donna" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/07/donna-255x300.jpg" alt="donna" width="255" height="300" />Oggi nel corpo delle <a href="http://www.liberareggio.org/tag/donne/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con donne">donne</a> si condensano i modi dell&#8217;oppressione femminile. Esso è segregato nelle gabbie di un marketing massmediatico improntato al sessismo, ultimo insospettato erede della secolare cultura maschilista e patriarcale. Negli anni &#8217;60 il corpo era la sede della liberazione, quel crocevia ideale e reale a partire dal quale avviare l&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/emancipazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con emancipazione">emancipazione</a>; le donne cominciavano a cercare il proprio piacere, a renderlo autonomo da quello dell&#8217;uomo, a conoscere il proprio corpo prima monopolizzato dai fini cui questi aveva deciso di destinarlo, come la procreazione e la seduzione; oggi torna ad essere la sede della mercificazione, della reificazione delle donne, ridotte ad appendici erotiche da annettere ad ogni trasmissione televisiva perché il pubblico maschile non venga perduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa resta oggi, nelle immagini televisive, nei cartelloni publicitari, nelle idee del femminile che circolano presso il senso comune, delle voci femministe &#8211; che avrebbero guardato con orrore a un simile fraintendimento, a una tale degenerazione del concetto di libertà femminile? Non indossiamo il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/burqa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con burqa">burqa</a>, da queste parti, ma forse pesa su di noi una patina più pesante, perché meno evidente ma decisiva: la patina del corpo inteso come insieme preconfezionato di forme aderenti al modello di bellezza femminile che l&#8217;industria culturale promuove assolutizzandolo, e quindi in qualche modo impone nel costume e nell&#8217;immaginario collettivo; ciò che a livello individuale si traduce nel rapporto alienato che molte donne bombardate da tanti imperativi estetici hanno col proprio corpo, nel senso di ansia e di inadeguatezza là dove ci si discosti da essi, nel ricorrere a correzioni d&#8217;ogni sorta per aderirvi con più successo.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; come se le donne facessero di tutto per nascondersi e così negare se stesse, e l&#8217;industria televisiva usasse tutte le sue energie per incoraggiarle in questa direzione: è, evidentemente, una vincente strategia di marketing. Forse molte accettano un tale stato di cose perché quella della seduzione è stata l&#8217;unica vera forma di potere che sia stata loro mai riconosciuta, l&#8217;unico modo con cui possono tenere il maschio sotto un giogo e così reagire all&#8217;oppressione facendone una specie di riscatto, o perché ancora durante la loro formazione non hanno conosciuto alternative a partire dalle quali costruire la propria identità, dei modelli altri di donna in cui ritrovarsi &#8211; ipotesi questa a mio avviso più che probabile. Lungi da me, però, dipingere le donne come mere &#8220;vittime&#8221;; esse sembrano rivelarsi infatti <a href="http://seiamontanelli.diludovico.it/2009/03/07/il-mio-primo-libro/"><strong>insospettabili complici</strong></a> ( inconsapevoli?)del sistema che le opprime.</p>
<p style="text-align: justify;">Una seduttività così intesa, una seduttività erta a modello normativo del femminile, diventa il luogo dell&#8217;alienazione: lei esiste solo per lui, in funzione del suo godimento, della sua approvazione, sino ad interiorizzarne lo sguardo e perdere così definitivamente se stessa, replicando dei paradigmi che si credevano definitivamente sepolti con la rivoluzione femminista. Ma dietro il gioco seduttivo, dietro la dinamica duale si nasconde un terzo artefice, il mercato televisivo e pubblicitario, che sfrutta gli stereotipi sessisti per fini commerciali. Il corpo delle donne è al suo servizio. Sembrerà retorico ricordare che mai come adesso la vecchia massima kantiana per la quale gli esseri umani andrebbero trattati come fini e mai come mezzi, pena la ricaduta nella barbarie, ha subito un radicale rovesciamento. Il mezzo del corpo femminile ridotto a strategia d&#8217;intrattenimento, a criterio privilegiato di attrazione del consumatore, funziona perché fa leva sulla parte più animale, primordiale, degli <a href="http://www.liberareggio.org/tag/uomini/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con uomini">uomini</a>; esso evoca &#8211; neanche allusivamente, ma in modo pornografico &#8211; il coito per far presa sulla parte più debole del maschio, gli promette un piacere che però, come diceva Adorno, è frustrazione, spingendolo così a dimenticare la sua dimensione civile, esistenziale, viva, e in definitiva reificando anche lui, attraverso una specie di ipnosi a sfondo sessuale che sembra cancellare le mediazioni della coscienza, e va dritta all&#8217;istinto, onde assicurarsi la fedeltà al programma.</p>
<p style="text-align: justify;">La deformazione dell&#8217;idea di bello, ridotto alla semplice adesione al modello mediatico femminile della presunta perfezione, al possesso di un paio di curve e di un sorriso sciocco, la sua subordinazione tanto alle logiche di mercato e alle statistiche dell&#8217;audience, quanto a un concetto di sessualità senza relazione, deformato e imperialista, morbosamente insistente e sempre decontestualizzato, forse non renderebbe l&#8217;idea dell&#8217;oppressione, se non si tenesse conto anche solo di alcuni aspetti importanti: in <a href="http://www.liberareggio.org/tag/tv/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con tv">tv</a> è quasi sempre l&#8217;uomo a parlare mentre la donna gli fa da contorno decorativo; se è la donna a condurre la trasmissione deve essere necessariamente bella, requisito che sembra non risultare essenziale per un uomo; la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/tv/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con tv">tv</a> non propone modelli alternativi di donna, non c&#8217;è diversificazione, ma è come bloccata nella proposta della sempre uguale polarità: bellaemuta/bellaeparlante (dove ovviamente la prima supera quantitativamente la seconda); abitualmente si fa slittare il discorso sugli <a href="http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/economia/industria-2/marcegaglia-velina/marcegaglia-velina.html"><strong>attributi fisici</strong></a> anche quando il contesto non lo richieda affatto, per criticare o approvare una donna; le regie delle più disparate trasmissioni preferiscono labbra, gambe, seni di una donna che magari in quel momento sta parlando della fame nel mondo, alle inquadrature del volto, in una sorta di sineddoche visiva incompiuta, perché la parte non rinvia al tutto, ma semplicemente lo ignora.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste e altre realtà reintroducono nel presente una sfilza di dicotomie a suo tempo aspramente contestate dalle femministe, ove l&#8217;uomo è il discorso, il pensiero, la cultura, e la donna istinto, natura, ma non già emozione, dato che l&#8217;attrazione sessuale che si vuole suscitare mediante l&#8217;esposizione bruta del suo corpo imbalsamato è ben anteriore alle emozioni: è pura e semplice brutalità. (Per farsene un&#8217;idea basta, non solo fare zapping in tv durante un qualunque pomeriggio della settimana, ma anche dare una scorsa a <a href="http://www.ilcorpodelledonne.blogspot.com "><strong>questo blog</strong></a> interamente dedicato al rapporto autocoscienza femminile/donne nei <a href="http://www.liberareggio.org/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a>, sondato anche attraverso l&#8217;analisi critica di alcuni famosi programmi televisivi).</p>
<p style="text-align: justify;">Gli uomini sono più rappresentati dai media, c&#8217;è, per così dire, più democrazia quando si tratta di loro. Al contrario, manca un pluralismo femminile, una rappresentanza adeguata delle donne: tutte le diverse donne esistenti vengono ridotte al solo monolitico stereotipo della belloccia senza cervello in balìa del maschio, dal quale è non di rado espressamente ridicolizzata suscitando magari presso di lei una per noi ributtante risata. Quella risata è il simbolo del &#8220;fallimento&#8221; del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/femminismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con femminismo">femminismo</a>, in essa si condensa l&#8217;ignoranza, la totale mancanza di autocoscienza femminile e di spirito critico, l&#8217;adesione passiva al diktat estetico e caratteriale di turno, la subordinazione cieca a logiche di mercato sessiste scambiata per libertà.<br />
Basta guardare 5 minuti di Sarabanda, quel grottesco programma che va in onda ad un orario diurno senza che nessuno abbia da ridire, in cui risulta impossibile trovare un nesso tra l&#8217;insistenza ossessiva delle inquadrature del corpo della velina e il format della trasmissione, che dovrebbe consistere in un quiz musicale: qui la decontestualizzazione.
</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-full wp-image-4136 colorbox-4114" title="donne_sfruttate" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/07/donne_sfruttate.jpg" alt="donne_sfruttate" width="300" height="225" /></p>
<p style="text-align: justify;">Le differenze vengono azzerate, in un caparbio esercizio di semplificazione e di uniformizzazione della realtà che si pretende di rappresentare e che a un tempo si crea. Così uno degli <a href="http://www.recensionifilosofiche.it/crono/2009-05/vassallo.htm"><strong>assi teorici portanti</strong></a> del pensiero femminista, la rivendicazione di identità femminili diverse e individuali contro le categorie essenzialiste d&#8217;ogni sorta e le facili equazioni che per secoli hanno dominato, vedi donna=madre, donna=sensualità, donna=debolezza/emotività, ecc. subisce l&#8217;ennesima dissoluzione: in questo caso è la categoria donna-corpo, donna-oggetto erotico a sopraffare, cancellandola, ogni individualità femminile.</p>
<p style="text-align: justify;">Considerando l&#8217;enorme potere educativo e di orientamento del costume della televisione, tutto ciò fa presto a tradursi nell&#8217;imbarbarimento generale delle nuove generazioni sin dalla tenera età educate a disprezzare le donne, mentre persiste il senso di umiliazione di quelle che non si riconoscono in quel modello, che non si sentono affatto rappresentate dalla tv, che provano un fastidio indicibile, segnato dalla mortificazione e dal disgusto, nel vedere così trattato il proprio sesso con l&#8217;approvazione di tutti e che &#8211; pensano &#8211; già da tempo avrebbe dovuto muoverci a un dissenso intransigente.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne risulta un&#8217;alienante condizione per cui da un lato chi non ha gli strumenti per criticare il sistema vi aderisce ciecamente così contribuendo al suo ulteriore successo , dall&#8217;altro chi questi strumenti li ha non trova altre possibilità che ripiegare verso se stesso/a, estraniandosi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-4139 colorbox-4114" title="lonzi" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/07/lonzi.jpg" alt="lonzi" width="91" height="130" />Una società così pervasivamente dominata dai media non fa nulla per promuovere nelle donne (e in tutti, aggiungerei, ma nelle donne in particolare dato lo stato di cose) l&#8217;intelligenza e lo spirito critico, dal momento che il suo scoraggiarli è proporzionale alle possibilità di guadagno; evidentemente la complessità non fa audience perché costringe le persone a pensare, a trascendere la pura animalità che invece ha una presa immediata sullo spettatore inerme. Pongo l&#8217;accento sull&#8217;aggettivo &#8220;immediato&#8221; non a caso, perché un aspetto cruciale è proprio quello dell&#8217;assenza di mediazioni culturali, le stesse che dovrebbero distinguere l&#8217;essere umano dall&#8217;animale. Dal momento che questa animalità viene evocata con la monopolizzazione dei modelli, attraverso la drastica decurtazione di tutte le alternative normative possibili, mi chiederei quanto spazio ci sia per la libertà, quel concreto e attuale poter scegliere fra più alternative, specie in fase di formazione, quando per la prima volta ci affacciamo al mondo e in modo ineluttabile ne assorbiamo i caratteri normativi?</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; come se ci fosse stato rubato il corpo, come se non fossimo più padrone delle nostre vere facce, come scrive Lorella Zanardo, in una parola delle nostre identità: come se non ci fosse più permesso di essere noi stesse.<br />
Ne parla meglio di me <a href="http://www.ilcorpodelledonne.net/documentario/index.html"><strong>questo video andato in onda su La7</strong></a> qualche mese fa, molto efficace e incisivo, perché va al nocciolo della questione, che fra le altre cose ha ispirato questo articolo e consiglio vivamente di guardare a tutti. Esso si conclude con un quesito cui non riesco a rispondere che con incertezza e confuse congetture: perché non ci arrabbiamo?
</p>
<p style="margin-bottom: 0cm; text-align: right;"><strong>Denise Celentano</strong></p>

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		<title>Libere e fiere! Una mimosa non basta&#8230;</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/03/08/libere-e-fiere-una-mimosa-non-basta/</link>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2009 12:49:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Lo stupro è infame, non contano le nazionalità!&#8221;
Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è espresso così, aprendo di fatto le celebrazioni per l&#8217;8 marzo, Festa delle donne. Il presidente ha denunciato anche la scarsissima presenza femminile nelle istituzioni e le disparità salariali nel mondo del lavoro. Quello che non ha detto, ma che è facile da dedurre, è che se negli stupri non conta la nazionalità sicuramente quel che conta è il sesso e gli stupratori sono tutti uomini! Le disparità salariali e la scarsa presenza di donne nelle istituzioni è, senza alcun dubbio, colpa degli uomini che detengono anche con i denti le loro posizioni di potere.
Ma questi sono solo punte estreme di una...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><object width="480" height="385" data="http://www.youtube.com/v/F0SKDXFHOoo&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/F0SKDXFHOoo&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/politica/napolitano-discorso-2008/stupro-infame/stupro-infame.html">Lo stupro è infame, non contano le nazionalità!</a>&#8220;</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2080 colorbox-2077" title="mazzo-di-mimosa-e-rosa-rossa267big" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/mazzo-di-mimosa-e-rosa-rossa267big-248x300.jpg" alt="mazzo-di-mimosa-e-rosa-rossa267big" width="248" height="300" />Ieri il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è espresso così, aprendo di fatto le celebrazioni per l&#8217;8 <a href="http://www.liberareggio.org/tag/marzo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con marzo">marzo</a>, <a href="http://www.liberareggio.org/tag/festa/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con festa">Festa</a> delle <a href="http://www.liberareggio.org/tag/donne/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con donne">donne</a>. Il presidente ha denunciato anche la scarsissima presenza femminile nelle istituzioni e le disparità salariali nel mondo del lavoro. Quello che non ha detto, ma che è facile da dedurre, è che se negli stupri non conta la nazionalità sicuramente quel che conta è il sesso e gli stupratori sono tutti <a href="http://www.liberareggio.org/tag/uomini/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con uomini">uomini</a>! Le disparità salariali e la scarsa presenza di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/donne/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con donne">donne</a> nelle istituzioni è, senza alcun dubbio, colpa degli uomini che detengono anche con i denti le loro posizioni di potere.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questi sono solo punte estreme di una cultura globale che si fonda sulla sottomissione di quello che ci piace chiamare il sesso debole. Sono davvero pochissimi i popoli e i paesi che rispettano le donne allo stesso modo degli uomini &#8211; anche dove esistono o sono esistite donne che hanno coperto le cariche più alte di potere (vedi Pakistan per esempio) tutte le altre hanno continuato a subire le angherie di società fatte su misura per soddisfare le voglie degli uomini. Anche laddove una <a href="http://www.liberareggio.org/tag/parita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con parità">parità</a> di fatto nei rapporti sociali è stata raggiunta tra sessi opposti, come nei paesi del nord europa per esempio, si è arrivati ad una situazione in cui ancora troppo spesso la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/parita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con parità">parità</a> viene misurata sulla base della propria libertà nel consumare la carta di credito facendo shopping. Non amo generalizzare e non lo faccio quasi mai ma a volte la speranza che un mondo di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/parita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con parità">parità</a> tra uomini e donne possa cambiare il mondo in meglio si infrange contro le vetrine di negozi che attirano le proprie facoltose acquirenti tramite massicce dosi di pubblicità veicolate attraverso trasmissioni televisive e prodotti editoriali dedicati al solo sesso femminile. In sostanza, credo che ognuno spenda il frutto del suo impegno e sudore come meglio crede ma le conseguenze rischiano di non essere la nascita di rapporti nuovi tra uomini e donne quanto semplicemente l&#8217;arricchimento dei soliti noti.</p>
<p style="text-align: justify;">Le mie speranze riguardo l&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/emancipazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con emancipazione">emancipazione</a> delle donne sono ben altre! Per fortuna di ragazze e donne ammirevoli ne ho incontrate davvero tante (ma mai troppe!) nei miei 26 anni di vita ed è forse per questo che ripongo una grande speranza e fiducia in tutte loro.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia esperienza personale mi ha permesso di conoscere una donna che nel suo lavoro è bravissima ed è considerata tale da tutti coloro che lavorano nello stesso ufficio. Il capo di questo ufficio è un signore &#8211; sicuramente una persone buonissima &#8211; che dovrebbe essere andato in pensione da diversi anni ormai ma che rimane seduto lì senza intenzione di abbandonare quella posizione. Lei ha 30 anni e risolve ogni problema che il &#8220;capo&#8221; ha bisogno di risolvere ma non può esserle riconosciuto questo compito perchè il dirigente è lui e non lei, anche se dimostra costantemente di avere le capacità per poterlo sostituire. Quell&#8217;ufficio si sta riempiendo di donne bravissime, ambiziose e volenterose. Io tifo per loro!</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo una professoressa di Comunicazione pubblica alla specialistica che in poco più di 40 anni di vita ha partorito 3 figli, li cresce all&#8217;interno di un matrimonio che dura anche se lei lavora veramente tantissimo ed è una delle studiose più affermate in Italia nel suo ambito didattico. Insegna in 3 università diverse ed è stata più volte consulente di diverse istituzioni nazionali per quel che riguarda il campo della comunicazione istituzionale. In più è una donna molto bella. Quest&#8217;ultima è la prima caratteristica che l&#8217;occhio umano nota ma nel parlare di lei mi sembrava l&#8217;ultima caratteristica da citare, ma non da tralasciare perchè il corpo è di proprietà unicamente di noi stessi ma è anche la nostra interfaccia con gli altri ed è parte integrante del nostro modo di rapportarci col mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche per questo penso che ognuno debba essere libero di poter decidere di cosa fare del proprio corpo ed è proprio alle donne che questa libertà viene più spesso negata.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2079 alignright colorbox-2077" title="donnaarabafrustata" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/donnaarabafrustata.jpg" alt="donnaarabafrustata" width="144" height="163" />Avrei tante altre donne da citare come esempi (tralascio volutamente le donne della mia <a href="http://www.liberareggio.org/tag/famiglia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con famiglia">famiglia</a> di cui, comunque, mi considero assolutamente orgoglioso) positivi ma è anche vero che ho avuto esperienze, in altri paesi e in altre parti del mondo in cui ho conosciuto donne che accettavano e promuovevano quegli &#8220;istituti culturali&#8221; e &#8220;sociali&#8221; che le rendono assoggettate alle volontà esclusivamente maschili.</p>
<p style="text-align: justify;">In tempi di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/violenze/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con violenze">violenze</a> orribili &#8211; che sempre sono esistite &#8211; perpetrate da degli uomini su delle donne e amplificate all&#8217;ennesima potenza dai mass <a href="http://www.liberareggio.org/tag/media/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con media">media</a> e dagli sciacalli che usano le sofferenze fisiche e sociali di un <a href="http://www.liberareggio.org/tag/genere/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con genere">genere</a> per alimentare i propri desideri di controllo e potere, preferisco ricordare i gran bei esempi che la mia esperienza di vita mi sta regalando, giorno dopo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra questi non posso tralasciare neanche l&#8217;esperienza di www.LiberaReggio.org ed è per questo che un grande saluto e augurio di un presente e di un futuro brillante, dignitoso e felice va a chi contribuisce alla crescita di questo magazine online: Laura, la nostra piccola grande Top-One psicologa e di gran simpatia; Denise, giovane filosofa, studentessa e mamma; Eliana, musicista di livello internazionale, impegnatissima tra flauti e voglia di aiutare i più piccoli; Kety, ingegnere ambientale, grande amica, lontana dagli affetti per il lavoro che sono sicuro le darà un gran futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Spero che questo post non sia troppo banale nè superficiale perchè è anche, e soprattutto, dedicato a loro!</p>
<p style="text-align: justify;">Senza mai scordarci che nel mondo ci sono un&#8217;infinità di donne in condizioni umane, sociali e culturali a dir poco pessime vi auguro di riuscire a mantenere vivi tutti i giorni dell&#8217;anno i sentimenti che l&#8217;8 marzo vuole rendere pubblici. Una sola mimosa non basta ma è pur sempre un punto di partenza!</p>
<p style="text-align: justify;">Divertitevi oggi, divertitevi domani, divertitevi sempre. Libere e fiere di voi stesse c&#8217;è davvero tanta gente che spera in voi, me compreso!</p>
<p style="text-align: center;"><object width="480" height="385" data="http://www.youtube.com/v/QLFQxS02XR4&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/QLFQxS02XR4&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object>
</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>

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		<title>La parità intelligente</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/02/17/la-parita-intelligente/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Feb 2009 08:21:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[capitalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi si conceda una superficiale ed ignorante analisi della realtà&#8230;
Diciamoci la verità, la parità dei sessi è stata definitivamente assorbita ed utilizzata dal sistema economico capitalista. Ci sono voluti secoli affinché la condizione femminile, in alcuni stati ed in alcune nazioni, potesse evolvere verso una condizione di reale emancipazione. Lotte difficili, tenaci, più o meno intense, che nel corso del novecento hanno trasformato radicalmente il ruolo della donna nella società&#8230;in alcune società.
Battaglie fatte sui principi, universali e largamente condivisi anche da chi, per estrazione politica, ideale o religiosa, con difficoltà è riuscito a comprenderli, nel tempo.
Il femminismo ha segnato un&#8217;epoca,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi si conceda una superficiale ed ignorante analisi della realtà&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-1846 alignleft colorbox-1779" title="or_dra492023" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/or_dra492023.jpg" alt="or_dra492023" width="300" height="300" />Diciamoci la verità, la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/parita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con parità">parità</a> dei sessi è stata definitivamente assorbita ed utilizzata dal sistema economico capitalista. Ci sono voluti secoli affinché la condizione femminile, in alcuni stati ed in alcune nazioni, potesse evolvere verso una condizione di reale <a href="http://www.liberareggio.org/tag/emancipazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con emancipazione">emancipazione</a>. Lotte difficili, tenaci, più o meno intense, che nel corso del novecento hanno trasformato radicalmente il ruolo della donna nella società&#8230;in alcune società.</p>
<p style="text-align: justify;">Battaglie fatte sui principi, universali e largamente condivisi anche da chi, per estrazione politica, ideale o religiosa, con difficoltà è riuscito a comprenderli, nel tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/femminismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con femminismo">femminismo</a> ha segnato un&#8217;epoca, ma non è morto tra gli slogan e gli striscioni di quegli anni, dato che resta vivo, serpeggia in ogni stanza delle decisioni, resta latente lì dove ancora le strutture maschiliste hanno il sopravvento, ma come un seme quiescente per anni ed anni, è pronto a sbocciare non appena un raggio di sole filtra dalla terra compatta che lo sovrasta.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-1847 colorbox-1779" title="opportunita" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/opportunita.jpg" alt="opportunita" width="341" height="284" />Per molti rappresenta una delle lotte sociali più importanti e significative, nonché uno dei pochi motivi di orgoglio per l&#8217;occidente.</p>
<p style="text-align: justify;">Al di la di ogni stupida frase fatta e di ogni banale enfatizzazione di chi ancora non ha ben compreso i tempi moderni, è risaputo che la donna su numerosi aspetti sia migliore dell&#8217;uomo&#8230;e viceversa.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi piace saperlo, ci piace prenderne atto, sia se siamo atei, poiché &#8220;la natura sa quello che fa&#8221;, sia se siamo cristiani, dato che &#8220;Dio non creerebbe mai una sperequazione sessuale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so se definire uomo e donna come complementari, piuttosto che autonomi, o ancora interdipendenti&#8230;ed in effetti si tratta di condizioni differenti tra loro, ma per me coesistono simultaneamente, da sempre, solo che per lunghissimo tempo l&#8217;uomo ha avuto la fortuna nei muscoli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco&#8230;in una concezione prettamente animalesca dell&#8217;umanità, le differenze fisiche sono le prime a farsi notare, non a caso negli ultimi decenni parecchie <a href="http://www.liberareggio.org/tag/donne/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con donne">donne</a> hanno ritenuto opportuno rivendicare la loro parità a livello di massa muscolare, snaturandosi inspiegabilmente in alcune pratiche tipo il body building.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, ecco!!</p>
<p style="text-align: justify;">Finalmente, dopo un lungo e sterile interludio, mi serviva un punto di aggancio per inoltrarmi nel fitto bosco delle contraddizioni post-moderne.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai, inutile fare finta che non sia vero, e che si tratti solo di un comune delirio che non trova nella realtà effettiva validi riscontri. La parità dei sessi oggi è forse la più grande opportunità per il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/capitalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con capitalismo">capitalismo</a> mondiale, dopo la povertà, naturalmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Me li immagino quei manager trentaseienni, arrivisti, con l&#8217;alito di caffè, vestiti di triste grigio, che mangiano un panino al volo all&#8217;ora di pranzo (se non sono ancora miliardari), sfregarsi le mani davanti ad un nuovo piano di marketing, preceduto da un accurato business plan!</p>
<p style="text-align: justify;">Analisi swot, opportunità: donna emancipata che vuole realizzarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">E i suddetti manager, maschilisti fino al midollo, ma compiaciuti per questa meravigliosa svolta di costume (a loro questo importa), se è vero che al mondo siamo circa metà e metà, e sottraendo tutti i paesi dove la donna è ancora schiava, praticamente hanno quasi raddoppiato il loro mega target. Forse sto sovrastimando il numero di donne libere nel mondo? Probabilmente si, dato che non mi è ben chiaro il concetto di libertà, a questo punto.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1848 colorbox-1779" title="donnamanager3" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/donnamanager3.jpg" alt="donnamanager3" width="250" height="180" />Cosa significa che la donna oggi vuole realizzarsi? Intanto è già un segno del progresso che possa farlo, dato che un secolo fa era impensabile, ma in cosa consiste questa realizzazione?</p>
<p style="text-align: justify;">Nel fatto che anche lei voglia lavorare, fare carriera, stare otto ore dietro una scrivania per guadagnarsi lo stipendio da portare in <a href="http://www.liberareggio.org/tag/famiglia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con famiglia">famiglia</a>?</p>
<p style="text-align: justify;">O che proprio non voglia saperne di famiglia, intraprendendo un&#8217;attività individuale, assumendo personale da inserire a tempo determinato nella sua azienda?</p>
<p style="text-align: justify;">Quando a lavorare era solo l&#8217;uomo, però, la donna non era libera di scegliere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando a lavorare era solo l&#8217;uomo, la donna accudiva ai figli, al marito, cucinava, faceva le pulizie, manteneva la casa efficiente e funzionale, svolgeva compiti peculiari, ma spesso era anche maltrattata, sottomessa, e l&#8217;idea di poter andare all&#8217;università (o al liceo) non le passava neppure per la testa.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-1849 colorbox-1779" title="donna-dizionario-cucina_923719" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/donna-dizionario-cucina_923719.jpg" alt="donna-dizionario-cucina_923719" width="291" height="320" />Oggi le donne che sanno davvero cucinare diventano sempre di meno, perché si lavora in due, ed il lavoro è cambiato, e se prima con un salario bene o male si campava una famiglia, oggi esistono casi, abbastanza frequenti, in cui con due stipendi non si riesce ad arrivare a fine mese.</p>
<p style="text-align: justify;">Saremmo ipocriti se non mettessimo in evidenza certe contraddizioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Dai, è innegabile che l&#8217;emancipazione femminile, in campo lavorativo, abbia accentuato gli effetti negativi del sistema capitalistico.</p>
<p style="text-align: justify;">E i bambini? Una volta le famiglie erano allargate, non mononucleari e isolate. I nonni, gli zii, avevano tutti un ruolo ben preciso, ed erano fondamentali per la crescita dei nipoti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, invece, queste creature vengono abbandonate giornate intere negli asili, nelle scuole, fino al pomeriggio inoltrato. E poi direttamente a scuola di danza, o in piscina, o a scuola di disegno, o peggio di tutte al catechismo! E naturalmente al doposcuola.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte cose, a parte la danza, che a me hanno insegnato mia madre e mio padre (dopo il lavoro), e che so fare meglio di tutti sti piccoli automi storditi dalle suonerie sonore dei telefonini e automatizzati dai videogiochi.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti già venticinque anni fa non era così.</p>
<p style="text-align: justify;">Mia madre e mio padre mi hanno insegnato a nuotare, ad arrampicarmi sugli alberi, a conoscere il mio corpo, i suoi limiti e le sue possibilità, a rapportarmi con le forme, con la natura, con l&#8217;ambiente circostante. Mi hanno insegnato ad andare in bicicletta senza rotelle ad un età impensabile, e a guidare la macchina a dieci anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Mia madre fino alla mia adolescenza, pur essendo laureata ed abilitata per l&#8217;insegnamento, non ha lavorato offrendo a me e a mio fratello tutto il tempo, le cure e gli insegnamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi decise di lavorare, per vari motivi, ma per fortuna io avevo fatto lo sviluppo&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Cari miei, ecco la dimostrazione di come l&#8217;emancipazione della donna faccia alzare il Pil.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1850 colorbox-1779" title="dolcecasa" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/dolcecasa-300x244.jpg" alt="dolcecasa" width="300" height="244" />Se mia madre a quattro anni mi insegnò le vocali, oggi i figli li si scarica negli asili, pagando una retta mensile, ed ottenendo dei benefici neanche lontanamente paragonabili a quelli dell&#8217;educazione in famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Se mia madre mi seguiva passo dopo passo, in ogni minuto della giornata, oggi le mamme lavorano, si realizzano, e le baby sitter vanno pagate, profumatamente, mentre i nonni, quando ci sono, assumono un ruolo marginale, anzi gli si mette la badante: doppio colpo sul pil.</p>
<p style="text-align: justify;">Per non parlare poi delle innumerevoli attività pomeridiane che affliggono questi poveri giovanotti, attività che nella maggior parte dei casi non hanno scelto loro, e che abbandoneranno pochi anni dopo, ma che le mamme in carriera ci tengono ad ostentare: mio figlio va in piscina, a danza, a piano forte, al catechismo&#8230;e la sera a casa bestemmia tutti i santi mentre gioca a bocca aperta col Nintendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimo punto, ma non per importanza, è quello dei consumi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-1851 colorbox-1779" title="vignetta" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/02/vignetta.jpg" alt="vignetta" width="200" height="224" />Ieri la donna sapeva benissimo cosa bisognava acquistare per mandare avanti una famiglia solida, e inoltre era tanto in gamba che l&#8217;autoproduzione di quasi tutto rendeva minima la spesa, ridotta dunque alle materie prime.</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso la donna in carriera vuole realizzarsi, vuole rivendicare il suo diritto di esistere, in parità, e siccome il magico mondo capitalista sa sempre come sfruttare le opportunità, la donna si è convinta che il modo più gratificante per affrancarsi sia acquistare, consumare, spendere.</p>
<p style="text-align: justify;">Vestiti, scarpe, telefonini, macchine fotografiche, creme, computer. Inoltre omogenizzati, latte sintetico, culle termoregolate se ha dei figli&#8230;che poi crescono malaticci, deboli e con il mucco sempre nel naso.</p>
<p style="text-align: justify;">Un delirio di consumi, una vera e propria libertà, definitiva e irreversibile, finalmente condivisa da uomo e donna in egual misura, mentre in parlamento continuano ad esserci meno tette che partiti e le donne in carriera rinnegano il femminismo: riflettiamoci gente, riflettiamoci.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Nicola Casile</strong></p>

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