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	<title>www.LiberaReggio.org &#187; natura</title>
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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
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		<title>Il Sentiero del Brigante e il suo significato a 150 anni dall’Unità d’Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Feb 2011 08:23:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si parla spesso di turismo eco-compatibile, di turismo sostenibile, di nuove destinazioni diverse da quelle classiche, e allora ecco un esempio di come possa essere promosso e valorizzato un territorio “marginale”. In una regione che ha spesso ritenuto come fondamentali gli investimenti nel turismo balneare, esistono invece opportunità importanti nelle aree rurali. L’escursionismo e il turismo rurale sono caratterizzati da bassi impatti ambientali ed alto contenuto culturale, ed è per questo che vogliamo porre l’attenzione sui tanti sentieri che percorrono le nostre montagne, patrimonio sottovalutato e ai più sconosciuto. Uno di questi è il “Sentiero del Brigante”.
Tra le svettanti cime dell’acrocoro aspromontano e le Serre...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Si parla spesso di turismo eco-compatibile, di turismo sostenibile, di nuove destinazioni diverse da quelle classiche, e allora ecco un esempio di come possa essere promosso e valorizzato un <a href="http://www.liberareggio.org/tag/territorio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con territorio">territorio</a> “marginale”. In una regione che ha spesso ritenuto come fondamentali gli investimenti nel turismo balneare, esistono invece opportunità importanti nelle aree rurali. L’escursionismo e il turismo rurale sono caratterizzati da bassi impatti ambientali ed alto contenuto culturale, ed è per questo che vogliamo porre l’attenzione sui tanti sentieri che percorrono le nostre montagne, patrimonio sottovalutato e ai più sconosciuto. Uno di questi è il “Sentiero del Brigante”.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Junco.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11359 colorbox-11358" title="Junco" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Junco-300x203.jpg" alt="" width="300" height="203" /></a>Tra le svettanti cime dell’acrocoro aspromontano e le Serre vibonesi, lungo la linea di crinale, si sviluppa, in un alternarsi di aspetti naturali e ambientali di suggestiva bellezza e di emergenze storico-antropologiche, un sentiero per escursionisti di oltre cento chilometri.</p>
<p style="text-align: justify;">È il “Sentiero del Brigante”, individuato e “segnato” dal GEA-Gruppo Escursionisti D’<a href="http://www.liberareggio.org/tag/aspromonte/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con aspromonte">Aspromonte</a> (<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.gea-aspromonte.it/">www.gea-aspromonte.it</a></span>) alla fine degli anni ottanta dello scorso secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Parte da Gambarie d’Aspromonte, unico centro di turismo montano in provincia di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/reggio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con reggio">Reggio</a> Calabria, e si conclude a Serra San Bruno e a Stilo, dopo essersi biforcato presso la Ferdinandea, ex dimora di caccia di Caccia di Ferdinando II di Borbone.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire dal nome, il Sentiero del Brigante è fortemente evocativo, e lo diviene maggiormente quando, per interesse o semplice curiosità, si approfondiscono le ragioni di tale denominazione. Partendo dal centro dell’Aspromonte e dirigendosi, a nord, verso le Serre, un susseguirsi di designazioni toponomastiche raccontano di ribelli e <a href="http://www.liberareggio.org/tag/briganti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con briganti">briganti</a> che, in varie epoche storiche, hanno percorso queste montagna e in essa hanno trovato rifugio. Ma oltre ai toponimi, anche i racconti, le leggende e numerosi documenti d’archivio parlano di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/briganti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con briganti">briganti</a>, talvolta temuti altre volte protetti, considerati eroi, giustizieri, raramente criminali.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Laghetto-Zomaro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11360 colorbox-11358" title="Laghetto Zomaro" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Laghetto-Zomaro-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>A partire dallo schiavo ribelle Spartaco, delle cui gesta ci parlano i significativi resti di fortificazioni rinvenuti nei pressi dello Zomaro, sulla cosidetta “Dorsale Tabulare”, si ha notizia di molti altri personaggi, più o meno illustri, definiti briganti, che hanno trovato in Aspromonte rifugio e vie di fuga.</p>
<p style="text-align: justify;">Il più noto fu il leggendario Nino Martino, ubiquitario dell’Aspromonte e della Sila, la cui memoria ancora si tramanda nei racconti e nei numerosi toponimi che costellano l’Aspromonte. La suggestiva “Piazza di Nino Martino”, al centro dell’Aspromonte, con molta probabilità è ancora identica a quando il brigante vi si ritirava dopo i suoi assalti, giocando con i compagni a “ringhiareddha”, un gioco simile alla dama.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci fu poi la Banda Mittica di Platì, che insieme al generale Borjès, subito dopo l’Unità,  cercò di ripristinare il Regno Borbonico in Calabria, e che, dopo l’attacco a Platì, cercò rifugio nei pressi dello Zomaro.</p>
<p style="text-align: justify;">E poi il sanguinario Bizzarro, accompagnato sempre da feroci cani che scaraventava contro i nemici, e che per non essere scoperto dagli inseguitori, uccise atrocemente il figlio neonato, concepito dalla compagna che lo seguiva nelle avventure. Si dice si aggirasee tra i boschi di Rosarno, per risalire poi fino a Mongiana.</p>
<p style="text-align: justify;">O anche il brigante Sonnino, vendicatore di torti subiti, che durante le fughe si inoltrava fino ai boschi delle Serre.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminare lungo questo sentiero, dunque, significa camminare “sulle tracce dei Briganti”. La stessa “Via Grande”, antica via di origine preistorica, si dice fosse utilizzata come strada di commerci, di migrazioni, di transumanza e anche di fughe.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non è solo storico l’interesse che l’itinerario può suscitare nei visitatori.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Ambiente-rurale-al-piano-Mortelle.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11361 colorbox-11358" title="Ambiente rurale al piano Mortelle" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Ambiente-rurale-al-piano-Mortelle-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Caratteristica del Sentiero del Brigante è quella di legare e dare continuità e armonia al <a href="http://www.liberareggio.org/tag/paesaggio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con paesaggio">paesaggio</a> rurale e montano attraversato mettendo in relazione aree di grande interesse naturalistico e insediamenti rurali, centri abitati e foreste, emergenze architettoniche e archeologiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal suo punto iniziale al suo punto finale, il sentiero incontra numerosi siti interessanti, ma poco valorizzati e quasi dimenticati. Vecchie dimore nobiliari, strutture fortificate, resti archeologici, boschi ricchi di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/biodiversita/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con biodiversità">biodiversità</a>, viste emozionanti e villaggi caratteristici.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra tutte queste “emergenze”, un cenno particolare merita l’ex bacino minerario dello Stilaro. L’area è una delle ultime testimonianze esistenti di una passato di produzione e di lavoro, e fa comprendere come, per certi aspetti, l’Unità d’Italia non sia stata per la Calabria un grande affare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Mongiana-fabbrica-darmi-.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11362 colorbox-11358" title="Mongiana - fabbrica d'armi" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Mongiana-fabbrica-darmi--300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Tra i comuni di Mongiana, Serra San Bruno, Fabrizia, Stilo, Bivongi e Pazzano, fino all’avvento dell’Unità d’Italia, sorgeva uno dei più importanti centri siderurgici dell’intera Europa, all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, che dava lavoro a migliaia di persone e produceva le migliori armi e munizioni per il Regno delle Due Sicilie. Da quell’area, difficile a credersi oggi, proveniva il ferro per i primi ponti sospesi d’Italia e per la prima linea ferroviaria, la Napoli-Portici del 1836.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo l’Unità, il nuovo governo decise di dismettere in fretta quegli stabilimenti.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Ferdinandea-fonderia-retro.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-11363 colorbox-11358" title="Ferdinandea - fonderia, retro" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Ferdinandea-fonderia-retro-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Il Sentiero del Brigante, nell’attraversare e collegare anche questi siti di archeologia industriale, stabilisce connessioni fisiche ma anche logiche. Il processo unitario, infatti, nel creare le condizioni per un rapido tracollo dell’economia e per l’inizio della più grande migrazione mai avvenuta, generò anche l’insorgere del brigantaggio postunitario, quello di reazione e resistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le risorse che il Sentiero del Brigante attraversa, siano esse naturali, ambientali, culturali, storiche o antropologiche sono il patrimonio delle nostre montagne, un patrimonio, sconosciuto ai più, che merita di essere custodito e valorizzato. Valorizzare, promuovere e trasformare in occasioni di reddito e di turismo le aree rurali interne, fino ad oggi considerate “marginali”, potrebbe rappresentare il miglior simbolo di riscatto per la nostra terra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Passerella-sul-fiume-Allaro.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-11364 colorbox-11358" title="Passerella sul fiume Allaro" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2011/02/Passerella-sul-fiume-Allaro-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" /></a>Percorribile in entrambe le direzioni, il Sentiero del Brigante può rappresentare una esperienza giornaliera o un trekking di più giorni, una passeggiata tra i boschi o una escursione organizzata. Sin dalla sua prima “segnatura” è stato suddiviso in tappe, così che vi si può accedere da vari punti. Non è quindi necessario recarsi a Gambarie, a Serra San Bruno o a Stilo per percorrerne un tratto. Può essere percorso a piedi, in mountain bike o a cavallo, e si presta a iniziative didattiche indirizzate alle scolaresche.</p>
<p style="text-align: justify;">Le caratteristiche fisiche del tracciato, che non presenta particolari difficoltà o pericoli, fanno, del Sentiero del Brigante, un sentiero per escursionisti, turisti, famiglie, studenti. Un sentiero per tutti.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Nicola Casile</strong></p>
<p style="text-align: left;">Foto e Fonti:<br />
- <a href="http://www.gea-aspromonte.it/" target="_blank">GEA (Gruppo Escursionisti d&#8217;Aspromonte)</a></p>
<p>- Casile N., <em>Reti sentieristiche e itinerari tematici per la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/valorizzazione/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con valorizzazione">valorizzazione</a> del paesaggio montano in Calabria</em>, 2010</p>

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		<title>La settimana della Reggiosfera</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/02/09/la-settimana-della-reggiosfera-14/</link>
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		<pubDate>Mon, 09 Feb 2009 05:34:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
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		<category><![CDATA[reggina]]></category>
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		<category><![CDATA[tito]]></category>
		<category><![CDATA[waterfront]]></category>

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		<description><![CDATA[2 febbraio 2009 &#8211; News pontile
Aeroporto di Reggio Calabria
Pare che il pontile che dovrebbe permettere i collegamenti tra l&#8217;aeroporto Tito Minniti e il porto di Messina sia pronto ma ci sono i soliti contrattempi. Speriamo si risolvano presto!!!
3 febbraio 2009 &#8211; A Londra la firma del nuovo &#8216;Waterfront&#8217; di Reggio Calabria con Zaha Adid
Sindaco Giuseppe Scopelliti
La firma nero su bianco del progetto di rinnovo del lungomare di Reggio è sicuramente una grande notizia per la città. Il progetto sembra davvero molto bello, innovativo ed avveniristico. Nel post sul blog ci sono anche un po&#8217; di spiegazioni tecnico artistiche del progetto che non si limitano ai soliti, semplici elogi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-186 colorbox-1747" title="ReggioSfera" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2008/10/reggiosfera-300x159.jpg" alt="ReggioSfera" width="300" height="159" /></p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.aeroportoreggiocalabria.it/?p=394"><strong>2 febbraio 2009 &#8211; News pontile</strong></a><br />
<em>Aeroporto di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/reggio/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con reggio">Reggio</a> Calabria</em><br />
Pare che il pontile che dovrebbe permettere i collegamenti tra l&#8217;aeroporto <a href="http://www.liberareggio.org/tag/tito/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con tito">Tito</a> <a href="http://www.liberareggio.org/tag/minniti/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con minniti">Minniti</a> e il porto di Messina sia pronto ma ci sono i soliti contrattempi. Speriamo si risolvano presto!!!</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://blogscopelliti.reggiocal.it/public/post/a-londra-la-firma-del-nuovo-waterfront-di-reggio-calabria-con-zaha-hadid--247.asp#more"><strong>3 febbraio 2009 &#8211; A Londra la firma del nuovo &#8216;Waterfront&#8217; di Reggio Calabria con Zaha Adid</strong></a><br />
<em>Sindaco <a href="http://www.liberareggio.org/tag/giuseppe/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giuseppe">Giuseppe</a> Scopelliti</em><br />
La firma nero su bianco del progetto di rinnovo del lungomare di Reggio è sicuramente una grande notizia per la città. Il progetto sembra davvero molto bello, innovativo ed avveniristico. Nel post sul blog ci sono anche un po&#8217; di spiegazioni tecnico artistiche del progetto che non si limitano ai soliti, semplici elogi all&#8217;idea politica ma la spiegano da punto di vista architettonico e urbanistico. Le idee a mio parere sono molto belle, profonde e studiate; starà a noi reggini riuscire ad eseguirle rispettando i principi di progettazione e il semplice, seppur sempre difficile (non si sa perchè&#8230;) da praticare, senso civico di fronte ad una grande opera d&#8217;arte e d&#8217;ignegno come questa dell&#8217;architetto iraniano. Unica perplessità è che, forse, la vista spettacolare della Sicilia verrà un po&#8217; oscurata dal cemento, ma forse in questo caso ne vale la pena.</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://claudiocordova.wordpress.com/2009/02/04/cari-libri-libri-cari/"><strong>4 febbraio 2009 &#8211; Cari libri, libri cari</strong></a><br />
<em>Claudio Cordova &#8211; Blog Reggio Calabria</em><br />
&#8220;Nel libro di Ray Bradbury, Fahrenheit 451, pubblicato nel 1951, (trasposto sul grande schermo da Francois Truffaut nel 1966), ambientato in un ipotetico futuro, leggere libri è considerato un reato per contrastare il quale è stato istituito un apposito corpo di vigili del fuoco impegnato a bruciare ogni tipo di volume. Chi viene sorpreso in possesso di libri, passa guai seri&#8221;. Una bella riflessione, anche se un po&#8217; incompleta secondo me perchè non tocca l&#8217;argomento SIAE, sul mondo dell&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/industria/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con industria">industria</a> culturale&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://pinoamoruso.blogspot.com/2009/02/mode-forma-di-protesta-e-monumento.html"><strong>5 febbraio 2009 &#8211; Moda, forma di protesta e monumento</strong></a><br />
<em>Aschenazia</em><br />
La rivolta delle scarpe è già in atto. Americani, israeliani e cinesi ne hanno già subito i primi attacchi diretti e c&#8217;è da crederci che un gesto così significativo, come il lancio d una scarpa, verrà ripetuto ancora molte volte. Chissà quando entreranno in azione le &#8220;milizie&#8221; calabresi che sono dotate di ben altri armamenti. Una scarpa di gomma o di cuoio non è nulla in confronto ad un tradizionalissimo, pesantissimo e durissimo zoccolo di legno&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.antoninomonteleone.it/2009/02/06/reggio-ricorda-giuseppe-gati/"><strong>6 febbraio 2009 &#8211; Reggio ricorda Giuseppe Gatì</strong></a><br />
<em>Il blog di Antonino Monteleone</em><br />
Giuseppe <a href="http://www.liberareggio.org/tag/gati/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con gatì">Gatì</a> era un ragazzo siciliano che amava la sua terra e aveva deciso di difenderla pubblicamente contro quei politici che ne vogliono fare scempio. Un ragazzo con un coraggio e un senso civico come pochi. Se non conoscete questo nome andatelo a cercare, intanto a Reggio l&#8217;associazione CombAttivaMente ha deciso di ricordarlo affiggendo dei manifesti commemorativi. Di ragazzi così ne abbiamo bisogno come il pane&#8230;</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://www.malanova.it/malanews/48-malanoverie/108-il-malapino-adottalo-anche-tu.html"><strong>7 febbraio 2009 &#8211; Il MalaPino, adottalo anche tu</strong></a><br />
<em>www.malanova.it</em><br />
Solo la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/natura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con natura">natura</a> sa difendersi da se stessa e se vogliamo esserle amica dobbiamo imparare ad amare e proteggerla come vogliono fare i tipi di Malanova con un mitico pino: &#8220;l&#8217;albero che resiste ad ogni tipo di malanova&#8221; (di tempo). Adottalo anche tu!!!</p>
<p style="text-align: left;"><a href="http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/02/08/una-grande-reggina-sfiora-limpresa-a-san-siro-e-continua-la-rincorsa-verso-la-salvezza-ora-la-citta-ricomincia-a-sognare/#more-2810"><strong>8 febbraio 2009 &#8211; Una grande Reggina sfiora l&#8217;impresa a San Siro e continua la rincorsa verso la salvezza, ora la città ricomincia a sognare</strong></a><br />
<em>La Pagina &#8211; Peppe Caridi live news</em><br />
Gli amaranto hanno giocato bene ieri contro il Milan rischiando di vincere. Era dal 1999 che la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/reggina/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con reggina">Reggina</a> non tornava dal San Siro rossonero con qualche punticino in tasca per questo il risultato di ieri fa ben sperare. Peppe ha qualche parolina di critica riguardo il pubblico di Reggio che a suo dire non fa bene ad essere scontento della società. Se, però, siamo lì in classifica qualche motivo ci sarà e la colpa di qualcuno sarà. Chi paga il biglietto o l&#8217;abbonamento sky o chi, più semplicemente, vorrebbe sempre il meglio dalla sua squadra, ha il diritto di criticare anche aspramente senza mai dimenticare la è la speranza quella ci unisce tutti i tifosi della maGGica, ovvero la salvezza!
</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>ps. &#8211; se conoscete blog o blogger reggini attivi nell&#8217;ultimo mese non esistate a segnalarceli tramite i commenti!</em></p>

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		</item>
		<item>
		<title>Dossier Isola di spazzatura &#8211; Adesso tocca a noi!</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/01/09/dossier-isola-di-spazzatura-adesso-tocca-a-noi-2/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2009/01/09/dossier-isola-di-spazzatura-adesso-tocca-a-noi-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 10:00:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente & Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[chimica]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[garbage]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[isola]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[oceano]]></category>
		<category><![CDATA[patch]]></category>
		<category><![CDATA[spazzatura]]></category>

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		<description><![CDATA[Viviamo il rischio concreto di mangiare la plastica che noi stessi gettiamo in mare. Bisogna senza dubbio trovare una soluzione a questo problema.
Questo pericolo, però, non è riconosciuto dall&#8217;interezza della comunità scientifica mondiale. Diversi biologi, pur condividendo l&#8217;allarme, ritengono che il problema non sia così drammatico e quindi non ne parlano con toni critici. Secondo questi studiosi anche l&#8217;Albatros &#8220;ripieno di plastica&#8221; non digerita che fu usato nella campagna di sensibilizzazione di Greenpeace non è una prova del fatto che la plastica stia entrando nella piramide alimentare. Quell&#8217;uccello selvatico è generico simbolo delle minacce dell&#8217;inquinamento da plastica. Dicono loro. Ma...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Viviamo il rischio concreto di <a href="http://www.liberareggio.org/2009/01/08/dossier-isola-di-spazzatura-adesso-tocca-a-noi/"><strong>mangiare la plastica che noi stessi gettiamo in mare</strong></a>. Bisogna senza dubbio trovare una <strong>soluzione</strong> a questo problema.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1239 colorbox-1230" title="inquinamento-marino" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/inquinamento-marino-300x201.jpg" alt="inquinamento-marino" width="300" height="201" />Questo pericolo, però, <strong>non</strong> è r<strong>iconosciuto dall&#8217;interezza della comunità scientifica </strong>mondiale. Diversi biologi, pur condividendo l&#8217;allarme, ritengono che il problema non sia così drammatico e quindi non ne parlano con toni critici. Secondo questi studiosi anche l&#8217;Albatros &#8220;ripieno di plastica&#8221; non digerita che fu usato nella campagna di sensibilizzazione di Greenpeace non è una prova del fatto che la plastica stia entrando nella piramide alimentare. Quell&#8217;uccello selvatico è generico simbolo delle minacce dell<strong>&#8216;<a href="http://www.liberareggio.org/2009/01/06/dossier-isola-di-spazzatura-la-plastica-immortale/">inquinamento da plastica</a></strong>. Dicono loro. Ma cambiare le parole usate non sminuisce di un briciolo il fatto. Cioè che &#8220;l&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/inquinamento/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con inquinamento">inquinamento</a> da plastiche&#8221; è un cancro che abbiamo regalato al nostro pianeta e lo attestano i numerosissimi studi, sugli effetti dell&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/inquinamento/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con inquinamento">inquinamento</a> della plastica, pubblicati periodicamente sulle maggiori riviste scientifiche del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non è possibile eliminare tutti i rifiuti che sono in <a href="http://www.liberareggio.org/tag/mare/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con mare">mare</a></strong> perchè sarebbe un&#8217;operazione troppo costosa e che distruggerebbe ancora di più l&#8217;ecostema. Inoltre sarebbe necessaria una spesa folle per poterci riuscire e nessuno ha la volontà di spendere per una cosa del genere.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-full wp-image-1240 colorbox-1230" title="plastecol" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/plastecol.jpg" alt="plastecol" width="206" height="169" />Le <strong>uniche solizioni</strong> che possono essere prese se si vuole veramente ridurre il problema sono per forza di cose <strong>drastiche</strong> perchè <strong>imponente è la questione</strong>. Secondo Charles Moore gli uomini devono incominciare a fare dei sacrifici <strong>abbandonando</strong> le proprie &#8220;<strong>dipendenze da consumo</strong>&#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">Una delle soluzioni più concrete per far si che questo genere di fenomeni della civiltà non si aggravi potrebbe essere quello di <strong>cambiare</strong> completamente la produzione della <strong>plastica</strong>, utilizzado <strong>materiali biodegradabili</strong>. Esistono anche materiali <strong>molto simili alla plastica</strong> che possono disperdersi in maniera naturale nell&#8217;ambiente ma vengono <strong>usati pochissimo!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un <strong>primo passo</strong> importante già sarebbe quello di <strong>evitare di consumare plastica</strong>. Il meno possibile per lo meno e cercare di consumare qualche tipo di plastica per lo meno riciclabile visto che non tutte lo sono.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Consumare meno e meglio</strong> sono i modi migliori per estirpare alle radici i rischi derivanti da questo mare di rifiuti di plastica. <img class="alignleft size-medium wp-image-1241 colorbox-1230" title="plasticbag" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/plasticbag-300x300.jpg" alt="plasticbag" width="300" height="300" />Ma esistono anche città, come <strong>San Francisco</strong>, che si trova proprio su una delle coste più vicine al <a href="http://www.liberareggio.org/2009/01/07/dossier-isola-di-spazzatura-il-pacific-garbage-patch/"><strong>Pacific Garbage Patch</strong></a>, che vogliono <strong>vietare l&#8217;uso e la vendita delle buste di plastica</strong>. Non so se ci siano riusciti.</p>
<p style="text-align: justify;">Non bisogna sottovalutare di una virgola quello che <strong>ognuno di noi può fare</strong> e su cui può influire (anche in termini collettivi e sociali) e non solo individuali) per <strong>evitare di accelerare un processo che è pericolosissimo per la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/natura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con natura">natura</a> e l&#8217;umanità!</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<h3 style="text-align: center;"><strong>&#8230;fine.</strong></h3>
<p>Fonti:<br />
- <em><a href="http://www.mindfully.org/Plastic/Ocean/Pacific-Garbage-Patch27oct02.htm">Plastic turning vast area of Ocean into ecological nightmare</a></em>; Santa Barbara News-Press, 27oct02, Charles Moore<br />
- <em><a href="http://www.mindfully.org/Plastic/Ocean/Trashing-Oceans-Plastic4nov02.htm">Trashing the oceans</a></em>; U.S. News &amp; World Report, 04nov02, Thomas Hayden<br />
- <em><a href="http://www.greenpeace.org/international/campaigns/oceans/pollution/trash-vortex">The trash vortex</a></em>; Greenpeace International<br />
- <em><a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m1134/is_9_112/ai_110737008/pg_1?tag=artBody;col1">Across the Pacific Ocean, plastics, plastic, everywhere</a></em>; Natural History magazine, nov03, Charles Moore<br />
- <em><a href="http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=7970&amp;contenuto=Notizia">L’isola dei rifiuti</a></em>; La Nuova <a href="http://www.liberareggio.org/tag/ecologia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ecologia">Ecologia</a><br />
- <em><a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/ambiente/isola-rifiuti/isola-rifiuti/isola-rifiuti.html">Nel pacifico l’isola della spazzatura per l’80 per cento formata di plastica</a></em>; laRepubblica.it, Luigi Bignami<br />
- <em><a href="http://www.independent.co.uk/environment/the-worlds-rubbish-dump-a-garbage-tip-that-stretches-from-hawaii-to-japan-778016.html">The world’s rubbish dump: a garbage tip that stretches from Hawaii to Japan</a></em>; The Indipendent, 05feb08, Kathy Marks &#8211; Daniel Howden<br />
- <em><a href="http://www.nytimes.com/2008/06/22/magazine/22Plastics-t.html">Sea of trash</a></em>; The New York Times, 22jun08, Donovan Hohn</p>
<p>Per saperne di più:<br />
- <a href="http://www.idroplax.com/homeita.htm">Plastiche biodegradabili</a><br />
- <a href="http://www.liberareggio.org/2008/12/22/i-limiti-dello-sviluppo-sostenibile/">I limiti dello sviluppo sostenibile</a></p>

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		</item>
		<item>
		<title>Dossier Isola di spazzatura &#8211; &#8230;Aggiungi un posto a tavola&#8230;</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/01/08/dossier-isola-di-spazzatura-adesso-tocca-a-noi/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2009/01/08/dossier-isola-di-spazzatura-adesso-tocca-a-noi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 11:48:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente & Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[chimica]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[garbage]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[isola]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[oceano]]></category>
		<category><![CDATA[patch]]></category>
		<category><![CDATA[spazzatura]]></category>

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		<description><![CDATA[I frammenti di plastiche di cui è composta questa &#8220;isola di spazzatura&#8221; nel Pacifico non solo fanno schifo a vedersi ma rischiano di cambiare determinati habitat naturali. Secondo l&#8217;Encyclopedia of Coastal Process &#8220;i problemi creati sono cronici e potenzialmente globali&#8221;. Cronici, perchè le plastiche commerciali non sono biodegradabili nell&#8217;acqua di mare; globali, perchè le acque inquinate non stanno ferme ma si muovo in base alle correnti.
Vi dico di più, queste porcherie fluttuando in mare accumulano su di se tutta una serie di veleni e sostanze chimiche nocive che non sono solubili in acqua. A scoprirlo sono stati, nel 2001, dei ricercatori giapponesi i quali sostengono, in base alle loro ricerche, che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1215 colorbox-1205" title="plastica-2" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/plastica-2.jpg" alt="plastica-2" width="230" height="180" />I <strong><a href="http://www.liberareggio.org/2009/01/06/dossier-isola-di-spazzatura-la-plastica-immortale/">frammenti di plastiche</a></strong> di cui è composta questa <strong>&#8220;<a href="http://www.liberareggio.org/2009/01/07/dossier-isola-di-spazzatura-il-pacific-garbage-patch/">isola di spazzatura</a>&#8220;</strong> nel <strong>Pacifico</strong> non solo fanno schifo a vedersi ma rischiano di <strong>cambiare determinati habitat natural</strong>i. Secondo l&#8217;Encyclopedia of Coastal Process <strong>&#8220;i problemi creati sono cronici e potenzialmente globali&#8221;</strong>. Cronici, perchè le plastiche commerciali non sono biodegradabili nell&#8217;acqua di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/mare/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con mare">mare</a>; globali, perchè le acque inquinate non stanno ferme ma si muovo in base alle correnti.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi dico di più, queste porcherie fluttuando in mare <strong>accumulano</strong> su di se tutta una serie di <strong>veleni</strong> e sostanze chimiche nocive che non sono solubili in acqua. A scoprirlo sono stati, nel 2001, dei ricercatori giapponesi i quali sostengono, in base alle loro ricerche, che i detriti di plastica funzionano <strong>come delle spugne</strong> per <strong>sostanze tossiche</strong> disperse nelle acque in minuscole particelle come ad esempio, i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diclorodifeniltricloroetano">DDT</a>, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Policlorobifenili">PCB</a>,  <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diclorodifeniltricloroetano">DDE</a> e la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diossine">diossina</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Inoltre, diverse specie di <strong>animali scambiano questi frammentini per cibo</strong> e lo ingurgitano. Un esempio sono circa il 90% delle <strong>tartarughe</strong> che nidificano <img class="alignright size-medium wp-image-1216 colorbox-1205" title="carcassfull" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/carcassfull-300x225.jpg" alt="carcassfull" width="300" height="225" />alle isole Hawaii e che scambiano questi rifiuti per cibo, mangiandoli. Lo stesso è stato scoperto per alcune specie di <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Diomedeidae">Albatross</a></strong>, e di altri uccelli che vivono e si nutrono per i mari, i quali sorvolano l&#8217;immensa <strong>discarica oceanica</strong> alla ricerca di <strong>cibo</strong>. <a href="http://www.greenpeace.org/italy/">Greenpeace</a> ha usato proprio l&#8217;immagine di un <strong>Albatros morto</strong> &#8211; che <strong>dentro lo stomaco</strong> aveva tantissimi <strong>pezzi di plastica</strong> e oggetti veri e propri ingurgitandoli e scambiandoli per pesci ma indigeribili &#8211; per una campagna mediatica diretta a sensibilizzare l&#8217;opinione pubblica sui <strong>danni</strong> alla <strong><a href="http://www.liberareggio.org/tag/natura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con natura">natura</a></strong> che comportano i rifiuti solidi di plastica.</p>
<p style="text-align: justify;">Greenpeace stima in oltre un milione gli uccelli marini e in migliaia di tartarughe marine che muoiono a causa di indigestione da plastiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1217 colorbox-1205" title="ht_jellyfish_entangled_080326_ms" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/ht_jellyfish_entangled_080326_ms-300x225.jpg" alt="ht_jellyfish_entangled_080326_ms" width="300" height="225" />Alcuni ricercatori giapponesi hanno scoperto diverse specie di p<strong>iccoli animali marini</strong> e diversi tipi di meduse, che fungono da <strong>nutrimento per animali marini più grandi</strong>, che hanno <strong>inglobato</strong> delle particelli di <strong>plastica</strong> e che stazionano nei mari del polo nord.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 2002 alcuni fotografi del Natural History Magazine hanno scattao delle immagini subaquee di <strong>meduse all&#8217;interno</strong> delle quali era possibile notare <strong>piccoli frammenti di plastiche</strong> che queste avevano inglobato durante la loro crescita. Molti di questi organismi che i sono uniti a particelle di plastica, le quali trasportano anche minuscole dosi di alcuni tra i peggiori veleni che l&#8217;uomo produce, fungono da <strong>nutrimento per numerose specie di pesci</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-1218 colorbox-1205" title="piramidecatenaalimentarwe9" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/piramidecatenaalimentarwe9-280x300.jpg" alt="piramidecatenaalimentarwe9" width="280" height="300" />Secondo <a href="http://www.corriere.it/Primo_Piano/Scienze_e_Tecnologie/2004/05_Maggio/07/scienze.shtml">molti ricercatori</a> &#8220;<strong>piccoli frammenti di plastica stanno entrando nella catena alimentare proprio dalla sua base</strong>&#8220;, ovvero dagli organismi marini. Non è dato sapere se siano già entrati anche ai massimi livelli della <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Catena_alimentare">catena alimentare</a></strong>, ovvero quelli che riguardano <strong>l&#8217;uomo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensate come è strana la vita. La maggior parte degli <strong>oggetti </strong>che noi <strong>usiamo</strong> quotidianamente sono fatti o contengono <strong>plastica</strong>. Che poi finisce negli oceani, <strong>si sgretola</strong> e viene <strong>mangiata da diversi animal</strong>i.</p>
<p style="text-align: justify;">Se questi animali  contaminati vengono poi <strong>mangiati dall&#8217;uomo </strong>(nell&#8217;ipotesi che i nostri stomaci siano in grado di sopportare tali nuovi &#8220;nutrienti&#8221;) che poi li fa diventare <strong>escrementi</strong>&#8230; Se la plastica che espelliamo dall&#8217;intestino è l&#8217;escremento dell&#8217;uomo, allora la <strong>plastica che l&#8217;uomo produce è l&#8217;escremento del nostro sistema produttivo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa è solo un&#8217;ipotesi&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">La storia delle cose Pt. 3</span></p>
<p style="text-align: center;"><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/WwAgiNbcsIg&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/WwAgiNbcsIg&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<h3 style="text-align: center;">&#8230;continua&#8230;</h3>
</p>
<p style="text-align: left;">Fonti:<br />
- <em><a href="http://www.mindfully.org/Plastic/Ocean/Pacific-Garbage-Patch27oct02.htm">Plastic turning vast area of Ocean into ecological nightmare</a></em>; Santa Barbara News-Press, 27oct02, Charles Moore<br />
- <em><a href="http://www.mindfully.org/Plastic/Ocean/Trashing-Oceans-Plastic4nov02.htm">Trashing the oceans</a></em>; U.S. News &amp; World Report, 04nov02, Thomas Hayden<br />
- <em><a href="http://www.greenpeace.org/international/campaigns/oceans/pollution/trash-vortex">The trash vortex</a></em>; Greenpeace International<br />
- <em><a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m1134/is_9_112/ai_110737008/pg_1?tag=artBody;col1">Across the Pacific Ocean, plastics, plastic, everywhere</a></em>; Natural History magazine, nov03, Charles Moore<br />
- <em><a href="http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=7970&amp;contenuto=Notizia">L’isola dei rifiuti</a></em>; La Nuova <a href="http://www.liberareggio.org/tag/ecologia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ecologia">Ecologia</a><br />
- <em><a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/ambiente/isola-rifiuti/isola-rifiuti/isola-rifiuti.html">Nel pacifico l’isola della spazzatura per l’80 per cento formata di plastica</a></em>; laRepubblica.it, Luigi Bignami<br />
- <em><a href="http://www.independent.co.uk/environment/the-worlds-rubbish-dump-a-garbage-tip-that-stretches-from-hawaii-to-japan-778016.html">The world’s rubbish dump: a garbage tip that stretches from Hawaii to Japan</a></em>; The Indipendent, 05feb08, Kathy Marks &#8211; Daniel Howden<br />
- <em><a href="http://www.nytimes.com/2008/06/22/magazine/22Plastics-t.html">Sea of trash</a></em>; The New York Times, 22jun08, Donovan Hohn</p>
<p style="text-align: left;">Per saperne di più:<br />
- <a href="http://www.unep.org/pdf/EcosystemBiodiversity_DeepWaters_20060616.pdf">Ecosystem and Biodiversity in deep waters and high seas, UNEP Regional Seas Report and Studies N° 178</a></p>

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		<title>Dossier Isola di spazzatura &#8211; Il Pacific Garbage Patch</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/01/07/dossier-isola-di-spazzatura-il-pacific-garbage-patch/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2009/01/07/dossier-isola-di-spazzatura-il-pacific-garbage-patch/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 14:32:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente & Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[chimica]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[garbage]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[isola]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[oceano]]></category>
		<category><![CDATA[patch]]></category>
		<category><![CDATA[spazzatura]]></category>

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		<description><![CDATA[Ci sono posti, nel mare, dove la spazzatura ce la mette direttamente e volontariamente l&#8217;uomo. Ce ne sono altri, invece, dove la spazzatura si raccoglie a causa di venti e correnti naturali. E&#8217; questo il caso del cosiddetto &#8220;Great Pacific Garbage Patch&#8221;; per gli amici non anglofoni: un&#8217;immensa area di spazzatura galleggiante nell&#8217;Oceano Pacifico, a due passi dalle isole Hawaii.
Fino ad una bella mattina dell&#8217;estate del 2000 esisteva una larga parte dell&#8217;Oceano Pacifico che quasi nessuno aveva mai visitato o attraversato e che gli esperti chiamano: Pacific central or sub-tropical gyre oppure North Pacific subtropical High.  Quest&#8217;area si stima sia grande più di 10 milioni di miglia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1197 colorbox-1186" title="este_29150325_03350" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/este_29150325_03350.jpg" alt="este_29150325_03350" width="280" height="205" />Ci sono posti, nel <a href="http://www.liberareggio.org/tag/mare/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con mare">mare</a>, dove la <a href="http://www.liberareggio.org/tag/spazzatura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con spazzatura">spazzatura</a> <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/ambiente/isola-pattumiera-maldive/isola-pattumiera-maldive/isola-pattumiera-maldive.html?ref=hpspr1"><strong>ce la mette</strong> direttamente e volontariamente <strong>l&#8217;uomo</strong></a>. Ce ne sono altri, invece, dove la spazzatura <strong>si raccoglie</strong> a causa di venti e correnti naturali. E&#8217; questo il caso del cosiddetto &#8220;<strong><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Great_Pacific_Garbage_Patch">Great Pacific Garbage Patch</a></strong>&#8220;; per gli amici non anglofoni: un&#8217;immensa area di <strong>spazzatura galleggiante nell&#8217;<a href="http://www.liberareggio.org/tag/oceano/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con oceano">Oceano</a> Pacifico</strong>, a due passi dalle isole <strong>Hawaii</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fino ad una bella mattina dell&#8217;estate del 2000 esisteva una larga parte dell&#8217;Oceano Pacifico che quasi nessuno aveva mai visitato o attraversato e che gli esperti chiamano: <strong>Pacific central or sub-tropical gyre</strong> oppure <strong>North Pacific subtropical High</strong>.  Quest&#8217;area si stima sia grande più di <strong>10 milioni di miglia quadrate</strong>, circa l&#8217;estensione di <strong>tutta l&#8217;Africa</strong> e si <img class="alignright size-full wp-image-1198 colorbox-1186" title="200px-oceanic_gyres" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/200px-oceanic_gyres.png" alt="200px-oceanic_gyres" width="200" height="131" />estende dal largo delle coste statunitensi sino a quelle asiatiche. Si chiama <em>gyre (giro in italiano) </em>perchè è caratterizzata da <strong>venti</strong> leggeri e lente <strong>correnti</strong> oceaniche circolari che formano <strong>una spirale</strong> al cui interno si crea un&#8217;area di alta pressione. Aree con queste particolarità atmosferiche si trovano <strong>in tutti gli oceani</strong> ma quella del Pacifico è la più vasta. A causa delle correnti circolari, gli oggetti (non troppo pesanti) che fluttuano in questa parte di oceano vengono spinti in superficie.</p>
<p style="text-align: justify;">I pescherecci evitano questa zona perchè le sue acque non sono ricche di elementi nutrizionali che attirano i pesci e i navigatori non vi passano attraverso a causa dell&#8217;insufficienza di venti forti per spingere le imbarcazioni a vela.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest&#8217;area del Pacifico che è anche la più vasta area di <strong>uniformità climatica</strong> della terra è anche la più grande zona di <strong>accumulazione degli scarti della &#8220;civilizzazione&#8221; umana</strong>. Ogni cosa che galleggia nel Pacifico finisce qui, anche dopo aver fluttuato nei mari per anni o decenni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Charles Moore</strong>, con io suo battello per ricerche marine <strong>Alguita</strong>, è stato il <strong>primo ricercatore</strong> a navigare letteralmente <strong>attraverso il North <img class="size-medium wp-image-1199 alignleft colorbox-1186" title="plastica" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/plastica-300x230.jpg" alt="plastica" width="300" height="230" />Pacific Gyre</strong> e ha scoperto <strong>milioni di tonnellate di plastica</strong> navigando per 10 miglia marine letteralemente in mezzo alla spazzatura. Si perchè, al contrario di quello che si può immaginare, la spazzatura che si raccoglie in questa enorme zona dell&#8217;Oceano non è sotto forma solida, bensì ha la <strong>consistenza</strong> di una &#8220;<strong>zuppa</strong>&#8220;. Una melma di <strong>schifezze</strong>, navigabile, nella quale ogni tanto è possibile imbattersi in oggetti ancora quasi intatti: buste di plastica, contenitori di shampoo, palloni da pallavolo o da basket, impermeabili plastificati, tubi catodici di vecchi televisori, reti da pesca, bottiglie di plastica e quant&#8217;altro. Tutto il resto è sminuzzato in minuscole parti che rendono l&#8217;acqua in questa zona molto più densa, come fosse una zuppa. Questo in base al processo di <strong>decomposizione</strong> in <strong>piccolissime parti</strong> di cui ho parlato nella <a href="http://www.liberareggio.org/2009/01/06/dossier-isola-di-spazzatura-la-plastica-immortale/">prima parte di questo dossier</a>. Infatti, dice Moore, per miglia e miglia di oceano quello che si poteva vedere da tutti i lati erano milioni e milioni di piccoli pezzi di plastica molti dei quali non più grandi di pochi millimetri. La comunità scientifica &#8211; che ha iniziato ad occuparsi della questione della spazzatura in queste aree particolari degli oceani solo nel finire degli anni &#8217;90 &#8211; ha chiamato questa <strong>immensa discarica</strong> in pieno oceano: <strong>Pacific <a href="http://www.liberareggio.org/tag/garbage/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con garbage">Garbage</a> <a href="http://www.liberareggio.org/tag/patch/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con patch">Patch</a></strong> (<em>letteralmente: appezzamento di spazzatura del Pacifico</em>). Si stima che l&#8217;area coperta da questa zuppa di <img class="alignright size-thumbnail wp-image-1200 colorbox-1186" title="texas" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/texas-150x150.jpg" alt="texas" width="150" height="150" />schifezze (per l&#8217;80% costituita da rifiuti plastici) sia di più di <strong>2.500 chilometri di diametro</strong>, più o meno il <strong>doppio</strong> della superficie del <strong>Texas</strong>, e che ad ogni decade diventa dieci volte più grande. Questa immensa discarica si trova a poche miglia a nord delle isole Hawaii che, proprio per fronteggiare il pericolo che la zuppa di plastiche raggiunga le loro coste, hanno attuato un programma di difesa delle acque rimuovendo enormi quantità (circa 500 tonnellate) di rifiuti mentre si stima che circa <strong>52 tonnellate</strong> di rifiuti &#8220;freschi&#8221; inondino lo specchio di mare al nord delle isole statunitensi <strong>ogni anno</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-1201 alignleft colorbox-1186" title="0119-03" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/0119-03-300x198.jpg" alt="0119-03" width="300" height="198" />Ma in mare, anche in quel tratto invaso dalla spazzatura, non esistono solo particelle di plastica ma <strong>anche organismi viventi</strong> generalmente chiamati <strong>Plankton</strong> o <strong>Phitoplankton</strong> (gli organismi multicellulari che crescono più velocemente nel pianeta). <strong>Greenpeace</strong> stima che nel Pacific Garbage Patch <strong>per ogni kilogrammo di plankton ci siano 6 kilogrammi di plastica</strong>. Questi due tipi diversi di &#8220;organismi&#8221;, naturali ed artificiali, si mischiano creando questa sorta di zuppa di plastica e di plankton anche tramite un vero e proprio inglobamento delle particelle della plastica in questi organismi marini multicellulari naturali. Il problema è che gli <strong>organismi naturali</strong> sono <strong>necessari</strong> alla <a href="http://www.liberareggio.org/tag/natura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con natura">natura</a> per svariati motivi che tratterò più avanti, gli <strong>organismi artificiali</strong> <strong>no</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che è veramente ironico è che i rifiuti, rientrando nell&#8217;oceano, tornano da dove sono venuti. Mi spiego. La plastica si produce dalla lavorazione di petrolio e <strong>idrocarburi</strong> che si sono formati nel corso dei millenni proprio dal <strong>plankton antico</strong> dei mari primordiali. Insomma, il <strong>plankton natulare</strong> si sta <strong>mischiando</strong> a dosi massicce di <em><strong>plankton civilizzato</strong></em>, come lo chiama Charles Moore. Il problema vero è che <strong>non si sa in che misura</strong> questo processo stia avvenendo perchè neanche gli oceanografi sono in grado di misurare in maniera abbastanza attendibile quanta plastica stia fluttuando nell&#8217;oceano.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">La storia delle cose Pt. 2</span></p>
<p style="text-align: center;"><object width="425" height="344" data="http://www.youtube.com/v/fRrpNgIG0jA&amp;hl=it&amp;fs=1" type="application/x-shockwave-flash"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/fRrpNgIG0jA&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<h3 style="text-align: center;">&#8230;continua&#8230;</h3>
</p>
<p style="text-align: left;">Fonti:<br />
- <em><a href="http://www.mindfully.org/Plastic/Ocean/Pacific-Garbage-Patch27oct02.htm">Plastic turning vast area of Ocean into ecological nightmare</a></em>; Santa Barbara News-Press, 27oct02, Charles Moore<br />
- <em><a href="http://www.mindfully.org/Plastic/Ocean/Trashing-Oceans-Plastic4nov02.htm">Trashing the oceans</a></em>; U.S. News &amp; World Report, 04nov02, Thomas Hayden<br />
- <em><a href="http://www.greenpeace.org/international/campaigns/oceans/pollution/trash-vortex">The trash vortex</a></em>; Greenpeace International<br />
- <em><a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m1134/is_9_112/ai_110737008/pg_1?tag=artBody;col1">Across the Pacific Ocean, plastics, plastic, everywhere</a></em>; Natural History magazine, nov03, Charles Moore<br />
- <em><a href="http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=7970&amp;contenuto=Notizia">L&#8217;isola dei rifiuti</a></em>; La Nuova <a href="http://www.liberareggio.org/tag/ecologia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ecologia">Ecologia</a><br />
- <em><a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/ambiente/isola-rifiuti/isola-rifiuti/isola-rifiuti.html">Nel pacifico l&#8217;isola della spazzatura per l&#8217;80 per cento formata di plastica</a></em>; laRepubblica.it, Luigi Bignami<br />
- <em><a href="http://www.independent.co.uk/environment/the-worlds-rubbish-dump-a-garbage-tip-that-stretches-from-hawaii-to-japan-778016.html">The world&#8217;s rubbish dump: a garbage tip that stretches from Hawaii to Japan</a></em>; The Indipendent, 05feb08, Kathy Marks &#8211; Daniel Howden<br />
- <em><a href="http://www.nytimes.com/2008/06/22/magazine/22Plastics-t.html">Sea of trash</a></em>; The New York Times, 22jun08, Donovan Hohn</p>
<p style="text-align: left;">Per saperne di più:<br />
- <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gyre">Oceanic Gyre<br />
</a>- <a href="http://www.greenpeace.org/international/campaigns/oceans/pollution/trash-vortex#">Greenpeace: come si formano le &#8220;isole di spazzatura&#8221; (animazione)</a></p>

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		<item>
		<title>Dossier Isola di spazzatura &#8211; La plastica immortale</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/01/06/dossier-isola-di-spazzatura-la-plastica-immortale/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2009/01/06/dossier-isola-di-spazzatura-la-plastica-immortale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 06 Jan 2009 14:51:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente & Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[chimica]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[garbage]]></category>
		<category><![CDATA[inquinamento]]></category>
		<category><![CDATA[isola]]></category>
		<category><![CDATA[mare]]></category>
		<category><![CDATA[natura]]></category>
		<category><![CDATA[oceano]]></category>
		<category><![CDATA[patch]]></category>
		<category><![CDATA[spazzatura]]></category>

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		<description><![CDATA[Siamo pieni di &#8220;cose&#8221;!
Ne aveva già parlato Nicola, nel suo pezzo &#8220;I limiti dello sviluppo sostenibile&#8221;, del fatto che l&#8217;uomo si sta riempiendo di oggetti che, seppur creati e studiati per esserci utili (non sempre&#8230;), si stanno impadronendo dei nostri spazi, distruggendoli.
Il punto è proprio questo. Per salvaguardare l&#8217;ambiente in cui viviamo non basta produrre e consumare di meno; è necessario cambiare tipo di materie usate per produrre gli oggetti di cui non possiamo fare a meno.
L&#8217;uomo ha creato una classe di prodotti con un materiale che nessun batterio in natura è in grado di distruggere e che è usato pressocchè ovunque: la plastica! Gli oggetti di questo materiale spesso...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1175 colorbox-1171" title="spazzatura" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/spazzatura-300x224.jpg" alt="spazzatura" width="300" height="224" />Siamo pieni di <strong>&#8220;cose&#8221;</strong>!</p>
<p style="text-align: justify;">Ne aveva già parlato Nicola, nel suo pezzo <strong><a href="http://www.liberareggio.org/2008/12/22/i-limiti-dello-sviluppo-sostenibile/">&#8220;I limiti dello sviluppo sostenibile&#8221;</a></strong>, del fatto che l&#8217;uomo si sta riempiendo di oggetti che, seppur creati e studiati per esserci utili (non sempre&#8230;), si stanno <strong>impadronendo dei nostri spazi, distruggendoli</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il punto è proprio questo. Per salvaguardare l&#8217;ambiente in cui viviamo non basta <strong>produrre e consumare di meno</strong>; è necessario <strong>cambiare tipo di materie</strong> usate per produrre gli oggetti di cui non possiamo fare a meno.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo ha creato una classe di prodotti con un materiale che <strong>nessun batterio</strong> in <a href="http://www.liberareggio.org/tag/natura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con natura">natura</a> è in grado di <strong>distruggere</strong> e che è usato pressocchè ovunque: <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Plastica">la plastica</a></strong>! Gli oggetti di questo materiale spesso sono molto utili e funzionali ma diventano micidiali quando il loro uso cessa ed entrano in contatto con i processi di &#8220;smaltimento&#8221; naturali.</p>
<p style="text-align: justify;">La plastica <strong>non si <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Biodegradabilit%C3%A0">biodegrada</a></strong> ma risponde ad un processo di smembramento delle sue parti per cui, sotto l&#8217;azione dei raggi solari e degli <img class="alignright size-medium wp-image-1176 colorbox-1171" title="g7f2" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/g7f2-300x77.jpg" alt="g7f2" width="300" height="77" />agenti atmosferici, si sminuzza in pezzi <strong>sempre più piccoli</strong>: i <strong><em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Polimero">polimeri </a>della plastica</em></strong> che possono diventare anche singole molecole di plastica ma che, comunque, sono <strong>troppo resistenti</strong> per essere &#8220;digeriti&#8221; da qualunque essere vivente. Neanche da quei <strong>batteri voraci</strong> che provvedono in natura a distruggere i rifiuti organici.</p>
<p style="text-align: justify;">I rifiuti di plastica &#8220;non sono solo un <strong>problema estetico</strong>&#8221; &#8211; spiega il biologo marino del <a href="http://www.antarctica.ac.uk/">British Antartic Survey</a>, <strong>David Barnes</strong> &#8211; &#8220;essi possono <strong>cambiare l&#8217;intero ecosistema</strong>&#8220;. Non c&#8217;è dubbio che il problema della plastica nell&#8217;ambiente sia estremamente difficile da risolvere perchè i motivi per cui questi materiali sono molto usati sono gli stessi per cui creano problemi alla terra e ai mari, ovvero la loro <strong>durabilità</strong> e la loro <strong>stabilità</strong>. </p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-1177 colorbox-1171" title="untitled" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/01/untitled.jpg" alt="untitled" width="164" height="317" />La plastica pare sia la <strong>compenente maggiore dei rifiuti</strong> che produciamo e, addirittura, pare costituisca una quota imponente (si aggira dal <strong>60 al 95 per cento</strong>) dei <strong>rifiuti che &#8220;fluttuano&#8221; nei nostri mari e nei nostri oceani</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Le plastiche&#8221; arrivano negli oceani dopo che le persone le buttano via dalle navi e dalle piattaforme marine, ma ci arrivano anche dalla terra ferma tramite i corsi dei fiumi, le fogne e i sistemi di smaltimento dei rifiuti. Così, tutta questa <em>monnezza</em> <em>immortale </em>tende a raccogliersi in precise zone degli oceani creando delle vere e proprie &#8220;<strong>isole di <a href="http://www.liberareggio.org/tag/spazzatura/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con spazzatura">spazzatura</a></strong>&#8221; in cui la plastica la fa da padrona e la <strong>puzza</strong> e lo <strong>schifo</strong> sono le nuove caratteristiche principali del <strong>nuovo <em><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ecosistema">ecosistema</a></em></strong> che si viene a creare in quelle aree.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono circa <strong>100 milioni le tonnellate</strong> di plastica che vengono prodotte <strong>ogni anno</strong> nel mondo e circa il <strong>10%</strong> di queste finisce nelle <strong>acque marine</strong>&#8230; Fatevi un po&#8217; di conti e rabbrividite pensando a come stiamo riducendo i nostri mari e i nostri oceani!</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="text-decoration: underline;">La storia delle cose Pt. 1<br />
</span><br />
<object width="425" height="344" type="application/x-shockwave-flash" data="http://www.youtube.com/v/18a1GQUZ1eU&amp;hl=it&amp;fs=1"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/18a1GQUZ1eU&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
<h3 style="text-align: center;">&#8230;continua&#8230;</h3>
<p>Fonti:<br />
- <em><a href="http://www.mindfully.org/Plastic/Ocean/Pacific-Garbage-Patch27oct02.htm">Plastic turning vast area of Ocean into ecological nightmare</a></em>; Santa Barbara News-Press, 27oct02, Charles Moore<br />
- <em><a href="http://www.mindfully.org/Plastic/Ocean/Trashing-Oceans-Plastic4nov02.htm">Trashing the oceans</a></em>; U.S. News &amp; World Report, 04nov02, Thomas Hayden<br />
- <em><a href="http://www.greenpeace.org/international/campaigns/oceans/pollution/trash-vortex">The trash vortex</a></em>; Greenpeace International<br />
- <em><a href="http://findarticles.com/p/articles/mi_m1134/is_9_112/ai_110737008/pg_1?tag=artBody;col1">Across the Pacific Ocean, plastics, plastic, everywhere</a></em>; Natural History magazine, nov03, Charles Moore<br />
- <em><a href="http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=7970&amp;contenuto=Notizia">L&#8217;isola dei rifiuti</a></em>; La Nuova <a href="http://www.liberareggio.org/tag/ecologia/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con ecologia">Ecologia</a><br />
- <em><a href="http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/ambiente/isola-rifiuti/isola-rifiuti/isola-rifiuti.html">Nel pacifico l&#8217;isola della spazzatura per l&#8217;80 per cento formata di plastica</a></em>; laRepubblica.it, Luigi Bignami<br />
- <em><a href="http://www.independent.co.uk/environment/the-worlds-rubbish-dump-a-garbage-tip-that-stretches-from-hawaii-to-japan-778016.html">The world&#8217;s rubbish dump: a garbage tip that stretches from Hawaii to Japan</a></em>; The Indipendent, 05feb08, Kathy Marks &#8211; Daniel Howden<br />
- <em><a href="http://www.nytimes.com/2008/06/22/magazine/22Plastics-t.html">Sea of trash</a></em>; The New York Times, 22jun08, Donovan Hohn</p>
<p>Per saperne di più:<br />
- <a href="http://istituto-arte-asti.scuole.piemonte.it/cassonet/plastica/chimica.html">Cassonetti: la plastica</a><br />
- <a href="http://mediterraneodiving.wordpress.com/2007/09/30/tempi-medi-di-degradazione-dei-rifiuti-in-mare/">Tempi medi di degradazione dei rifiuti in mare</a></p>

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