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	<title>www.LiberaReggio.org &#187; quotidiani</title>
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	<description>Il Magazine dei Giovani Reggini</description>
	<lastBuildDate>Tue, 31 Jan 2012 13:49:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
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		<title>Il futuro dei quotidiani: analisi di una crisi</title>
		<link>http://www.liberareggio.org/2009/07/02/il-futuro-dei-quotidiani-analisi-di-una-crisi/</link>
		<comments>http://www.liberareggio.org/2009/07/02/il-futuro-dei-quotidiani-analisi-di-una-crisi/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 08:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessio Neri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità & Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Costume & Società]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Media & Tecnologie]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[Citizenjournalism]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
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		<description><![CDATA[Giornalisti licenziati a centinaia, diminuzione della pubblicità e dei lettori, giornali che chiudono (e dei giornali che nascono non si preoccupa nessuno?), copyright che va a farsi strabenedire, crisi economica globale e concorrenti agguerriti e differenziati su tutti i fronti dell&#8217;informazione. Questa è la situazione difficilissima che sta vivendo il mondo del giornalismo professionale, soprattutto nel campo dei quotidiani cartacei.
Le conseguenze pratiche di tutto ciò colpiscono pesantemente l&#8217;industria dell&#8217;informazione di tutto il mondo. L&#8217;informazione, però, non è solo industria ma è uno dei pilastri della democrazia, quando questa è reale.
E&#8217; necessario che questo pilastro non crolli, anche per...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.adnkronos.com/IGN/Esteri/?id=3.0.3153813331"><img class="alignleft size-medium wp-image-2475 colorbox-2466" title="1101090216_400" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/1101090216_400-225x300.jpg" alt="1101090216_400" width="225" height="300" />Giornalisti licenziati</a> a centinaia, diminuzione della <a href="http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=51806&amp;sez=HOME_ECONOMIA">pubblicità e dei lettori</a>, giornali che <a href="http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=337504">chiudono</a> (e dei <a href="http://www.primaonline.it/2009/03/26/70025/editoria-dal-28-marzo-nuovo-quotidiano-modena-qui/">giornali che nascono</a> non si preoccupa nessuno?), <a href="http://punto-informatico.it/2114831/PI/News/mosca-copyright-far-tacere-dissenso.aspx">copyright</a> che va a farsi strabenedire, <a href="http://www.liberareggio.org/tag/crisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con crisi">crisi</a> economica globale e concorrenti agguerriti e differenziati su tutti i fronti dell&#8217;informazione. Questa è la <a href="http://blog.debiase.com/2009/03/basta-con-il-panico-dei-giorna.html">situazione difficilissima </a>che sta vivendo il mondo del <a href="http://www.liberareggio.org/tag/giornalismo/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con giornalismo">giornalismo</a> professionale, soprattutto nel campo dei <a href="http://www.liberareggio.org/tag/quotidiani/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con quotidiani">quotidiani</a> cartacei.</p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze pratiche di tutto ciò colpiscono pesantemente l&#8217;industria dell&#8217;informazione di tutto il mondo. L&#8217;informazione, però, non è solo industria ma è uno dei pilastri della democrazia, quando questa è reale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; necessario che questo pilastro non crolli, anche per questo in tutto il mondo è in atto un <a href="http://journalism.nyu.edu/pubzone/weblogs/pressthink/2009/03/26/flying_seminar.html">grande dibattito</a> su quello che sarà il futuro della carta stampata e dei quotidiani in relazione al suo rapporto con il <a href="http://www.liberareggio.org/tag/web/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con web">web</a>. <a href="http://www.pandemia.info/post/2207394.html">Anche in Italia</a> questo dibattito è molto acceso e, dato che la mia t<a href="http://www.scribd.com/doc/4092251/Vecchie-redazioni-e-weblog-convivenza-possibile-tesi-intera">esi di laurea </a>si occupava proprio di come le redazioni giornalistiche possano interrelarsi col fenomeno di internet, della blogosfera, degli user generated content e dei social network, ho deciso di dire anche la mia. Sperando che il mio possa essere un utile contributo che aiuti ad arricchire la discussione  su quale sia la condizione attuale di un mondo in crisi e quali possano essere gli sbocchi futuri di questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">I momenti di crisi si sa che possono portare allo sfacelo totale dei soggetti maggiormente coinvolti ma portano con se, sempre, infinite opportunità e <a href="http://blog.debiase.com/2009/03/il-prof-riassume-il-dibattito.html">stimoli di cambiamento e innovazione</a>. Chi vuole sopravvivere ad una crisi economica, organizzativa, qualitativa &#8211; che promette di stravolgere tutti i parametri delle attività commerciali che attualmente conosciamo (lo stravolgimento è già in atto da un po&#8217;) &#8211; deve per forza di cose attivarsi nella ricerca di cambiamenti radicali del proprio modo di fare e di essere. Altrimenti, si muore.</p>
<p style="text-align: justify;">I quotidiani da quasi 100 anni ormai hanno vissuto sugli allori della loro necessità all&#8217;interno di tutte le società (garanzie di libertà nelle democrazie compiute, strumenti di promozione delle libertà nei paesi in via di democratizzazione, strumenti di controllo e propaganda nelle dittature) in quanto unico media in grado di affrontare tematiche approfondite e differenziate &#8220;da un  giorno all&#8217;altro&#8221;. Il monopolio dell&#8217;informazione di qualità (che raramente viene intaccato da programmi televisivi e sempre più di rado anche da quelli radiofonici) di cui ha goduto la carta stampata per così tanti anni è ai suoi sgoccioli. Metteciti anche la crisi economica che impoverisce tutte le imprese commerciali e che ancora deve dispiegarsi con tutta la sua forza e il dramma è compiuto. La <a href="http://www.ejo.ch/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1826&amp;Itemid=43">crisi dei giornali </a>è vera e pesante. Le cause di questa crisi sono diverse ma tutte di importanza non indifferente. Proviamo a farne una breve <a href="http://www.liberareggio.org/tag/analisi/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con analisi">analisi</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="alignnone size-medium wp-image-2476 colorbox-2466" title="giornali" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/giornali-300x224.jpg" alt="giornali" width="300" height="224" /></p>
<ul>
<li><strong>Aspetti economici</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2477 colorbox-2466" title="9788860361042g" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/9788860361042g-192x300.jpg" alt="9788860361042g" width="192" height="300" />I quotidiani hanno diverse fonti di guadagno: le vendite, gli abbonamenti, la pubblicità, la vendita dei contenuti ad altri media; in Italia anche le &#8220;donazioni&#8221; statali. Ma i quotidiani hanno anche tantissime spese: i giornalisti con i loro stipendi, i loro strumenti, i viaggi, ecc; le tipografie e la carta (la spesa di gran lunga più grande per un giornale), la distribuzione, la burocrazia, le infra/strutture. Nel momento in cui la fonte di maggiori entrate, la pubblicità, <a href="http://www.pasteris.it/blog/2009/02/11/scenari-sistemi-produttivi-e-transizioni-del-giornalismo/">diminuisce a vista d&#8217;occhio</a>, a causa della crisi economica della scarsa attravittiva dei quotidiani e del calo dei lettori, e la spesa maggiore rimane pressocchè invariata è logico che nascano pesanti problemi di gestione di bilancio. Per far fronte a questa situazione fino ad ora sono stati cambiati i formati (tutti i giornali si sono rimpiccioliti se ci avete fatto caso) diminuendo la spesa in carta, vengono licenziati giornalisti prospettando una diminuzione della qualità e dei temi trattati, vendendo beni materiali (come il <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/nyt-pubblicita/nyt-vende-sede/nyt-vende-sede.html?rss">New York Times che ha venduto il grattacielo</a> della sua nuova sede, disegnato da Renzo Piano), aumentando le pagine dedicate alla pubblicità e differenziando le pubblicazioni, accollando al quotidiano numerosissimi &#8220;gadget editoriali&#8221;; a volte di gran qualità, altre volte inutili e ripetuti. Il tutto al fine di aumentare le vendite che altrimenti non arriverebbero a livelli decenti. Scarso, soprattutto in Italia, è stato il ricorso al web come stumento di pubblicazione e fonte di ricavi che ancora sono <a href="http://www.techcrunch.com/2009/02/25/online-ads-even-the-evangelists-turning-bearish/">lontani dal coprire le spese</a>. Qualcuno sta riproponendo i contenuti a pagamento (abbonamenti annuali che ti permettono di leggere tutti i contenuti) o i <a href="http://www.webgol.it/2009/03/10/mandami-un-sms-o-comprami-un-giornale/">micropagamenti </a>stile iTunes (se vuoi leggere un articolo o una ribrica paghi una cifra molto bassa). Chi naviga su internet, però, tende a cercare solo contenuti gratuiti e immediatamente consultabili (chi è disposto a pagare, riconoscendone l&#8217;utilità, per contenuti online è comunque una netta minoranza di persone), questo scompiglia parecchi piani.</p>
<ul>
<li><strong>Il problema degli strumenti</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2478 colorbox-2466" title="mediasharing" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/mediasharing-300x225.jpg" alt="mediasharing" width="300" height="225" />Internet, i social network, gli stumenti digitali sono i media che hanno invaso la nostra società. Il <a href="http://www.pasteris.it/blog/2009/03/26/un-cartoon-per-difendere-il-computer/">computer</a>, volenti o nolenti, è uno strumento che ha un&#8217;infinità di utilità e internet è una sua  &#8220;protuberanza&#8221; con la quale si può fare quasi tutto.<br />
Le industrie dei giornali sono ancora molto indietro nella presenza su internet. Pochi contenuti, scarsa interattività (spesso legata alla compilazione di form che rallentano le procedure di interattività), grafiche che lasciano a desiderare, pochissima multimedialità e rarissimi link di rimando esterni al sito in questione (il che è sinonimo di scarsa apertura all&#8217;esterno). Essere in grado di maneggiare con esperienza tutti gli strumenti digitali, le utilities web e una serie di software, muoversi con divinvoltura su internet riconoscendo contenuti di qualità, vere informazioni e fonti affidabili diventa necessario in un mondo in cui tutti i media stanno cambiando e si stanno diffondendo. La conseguenza di tutto ciò è che i media di diverso tipo sono sempre più intrecciati. Ogni linguaggio ha bisogno dell&#8217;altro perchè la comunicazione attuale è fortemente multimediale. Le redazioni dei quotidiani sono ancora molto ingessate nelle grafiche e nelle innvoazioni visuali e non sfruttano a pieno gli strumenti del web.<br />
Il motivo principale è che molti giornalisti non conoscono bene questi strumenti di cui stiamo parlando. Su internet sanno fare poco; sanno maneggiare un solo linguaggio (scrittura, audio, audiovisivo, fotografia) e ognuno fa il suo piccolo compito senza sconfinare dalle proprie competenze. La ricerca delle fonti spetta quasi sempre alle agenzie, si prendono per buoni tutti i comunicati stampa, i fotografi fanno le foto, i titolisti i titoli e i reporter scrivono le loro 2 cartelle, fanno telefonate e cercano gli indirizzi sullo stradario e non su google maps. Di più, è ancora diffusissima la concezione per cui internet sia un giocatto che rovina il giornalismo e quindi tutti coloro che cercano di utilizzarlo come uno strumento utile e prezioso vengono guardati con diffidenza.<br />
Uno dei principali ferri del mestiere del giornalista sono le pubbliche relazioni  e i socialnetwork sono un fortissimo strumento per costruire relazioni. Meglio ancora se basate su questioni legate a contenuti e sostegno pratico. Pochissimi usano i socialnetwork per cercare fonti dirette e interresere relazioni di tipo lavorativo. Tra due generazioni è molto probabile che sarà il contrario. Ma noi viviamo adesso e in questo tempo ci sarebbe bisogno di numerosi corsi di formazione per buona parte della categoria dei giornalisti.</p>
<ul>
<li><strong>I contenuti</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2479 colorbox-2466" title="time_person_of_year_2006" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/time_person_of_year_2006-225x300.jpg" alt="time_person_of_year_2006" width="225" height="300" />Questa arretratezza, nella conoscenza delle infinite possibilità che un giornalista ha a disposizione, ricade come un macigno nella qualità dei contenuti proposti dai quotidiani. La tremenda pigrizia nella ricerca di notizie e contenuti originali, di andare a ricercare le fonti e di dare spazio all&#8217;inventiva e al fiuto individuale, che vengono sempre relegati in pagine oscure e interne, a scapito delle ripetute e straripetute notizie della prima pagina: quelle che sono identiche su tutti i giornali, che raramente offrono scoop e punti di vista e cercano fonti alternative al punto di vista ufficiale. Le fonti sono le stesse per tutti: agenzie, comunicati stampa, istituzioni, interviste sempre agli stessi personaggi, interesse smodato sempre per gli stessi argomenti, inseguendo le agende della politica di palazzo e della telvisione. Offrire ai propri lettori pagine e pagine di dichiarazioni, senza un documento o una fonte ufficiale o diretta, usando tantissime formule linguistiche impersonali hanno fatto di molti quotidiani un passatempo noioso e non una fonte di arricchimento personale e culturale, oltre che di servizio pubblico.<br />
<a href="http://www.lsdi.it/2009/03/22/informazione-usa-2009/">I lettori diminuiscono</a> soprattutto per questo, la qualità si abbassa terribilmente nei quotidiani anche se tiene molto bene nei settimanali e nei periodici. I contenuti che non si trovano sulla carta stampata ogni lettore li può trovare su internet. Anche lì dove tutti possono offrire di tutto, le redazioni giornalistiche offrono sempre le stesse cose arricchendo gli articoli, in cui trattano sempre i soliti argomenti, di gallerie fotografiche e video di gnocche da copertina e stranezze alla Paperissima per attirare il maggior numero possibile di lettori. Su internet, si sa, le parole più cercate continuano ad essere quelle legate al sesso o ai personaggi da copertina.</p>
<ul>
<li><strong>I lettori &#8220;fanno la loro parte&#8221;</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2480 colorbox-2466" title="citizen_journalism_4" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/citizen_journalism_4-262x300.jpg" alt="citizen_journalism_4" width="262" height="300" />A concorrere contro i quotidiani tradizionali non ci sono solo i media di massa e il web. Ci si sono messi anche i lettori che con una facilità incredibile sono in grado, tramite internet e tutte le sue sfaccettature, di creare contenuti, diventare fonti, offrire punti di vista d<a href="http://www.agoravox.it/Giornalismo-partecipativo-contro.html">iversi dai giornali</a>. Questo perchè gli strumenti digitali e informatici sono diffusissimi nella società che li impara ad usare ogni giorno sempre di più. Se i giornalisti non si adegueranno rimarranno indietro rispetto a coloro i quali producono contenuti e li rendono pubblici. Questi cittadini vengono definiti &#8220;reporter diffusi&#8221; ma molto più semplicemente, tanto per fare un esempio banale, sono persone che si trovavano sotto le torri gemelle al momento dell&#8217;attacco aereo dell&#8217;11 settembre, avevano una telecamerina o un cellulare che poteva fare riprese, e hanno registrato tutto. Uno scoop che neanche la CNN!<br />
Le immagini  di quegli eventi che noi tutti abbiamo in mente sono state prodotte da cittadini comuni. Lo stesso vale per lo Tzunami in indonesia, gli attentati terroristici a Madrid e a Londra. Citando solo qualche fatterello. Le immagini più significanti che abbiamo impresse nella memoria sono state tutte prodotte da cittadini-reporter. Pensate la forza di questa attività in ogni ambito della vita pubblica. Internet è strapiena di notizie e informazioni (lo chiamano overload) perchè sono sempre di più i cittadini che le producono e sempre più spesso superano i giornali per velocità, precisione, differenziazione dell&#8217;offerta mediale, rimando diretto alle fonti.<br />
I quotidiani non riescono a fronteggiare in maniera costruttiva questo fenomeno. I cittadini vogliono spazi nell&#8217;informazione e hanno gli strumenti per procurarseli da soli. Lo spazio per i contenuti prodotti dai lettori, sui quotidiani, è ridotto alla paginetta delle lettere a centro giornale. Lettere che vengono accuratamente selezionate.<br />
L&#8217;agenda setting la fa il giornale, i punti di vista sono quelli del giornale e della sua proprietà editoriale. Il lettore? Compra il giornale. E&#8217; vero può scegliere quale giornale comprare &#8211; bisogna dire che il pluralismo della carta stampata è abbastanza vasto &#8211; ma si può anche scegliere di non comprare nessun giornale. Ed è quello che sta succedendo, mentre il pubblico di internet cresce a dismisura.</p>
<ul>
<li><strong>La fruizione</strong></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-2481 colorbox-2466" title="pew" src="http://www.liberareggio.org/blog/wp-content/uploads/2009/03/pew-292x300.jpg" alt="pew" width="292" height="300" />Questo è uno degli assi nella manica dei quotidiani. Il loro modello di fruizione è unico e peculiare. Richiede spazi, posizioni e situazioni ben precise sebbene strettamente individuali; come la modalità di fruizione di internet, caratteristica che gli ha permesso di avere così tanto successo. Caratteristica questa, della soggettività della fruizione del quotidiano, su cui l&#8217;industria di settore dovrebbe puntare per il suo riscatto.<br />
Quando leggiamo il giornale spesso sappiamo già quasi tutto riguardo le notizie principali. A meno che non ci sia uno scoop in agguato, ogni mattina che leggiamo un quotidiano le prime 15 pagine le conosciamo già perchè abbiamo letto le notizie sui siti internet dei giornali, sui <a href="http://www.liberareggio.org/tag/blog/" class="st_tag internal_tag" rel="tag" title="Post taggati con blog">blog</a>, alla tv e al radiogiornale mentre tornavamo a casa dal lavoro (per chi lavora e ha la macchina ovviamente). Molti poi guardano i tg della mattina; per cui l&#8217;informazione del quotidiano quando ci arriva in mano è già vecchia. L&#8217;attualità dei quotidiani è già sorpassata quando siamo al bar a prendere il caffè cercando di ritardare il più possibile l&#8217;ingresso a lavoro. Per questo motivo è nata anche la freepress pomeridiana per i mezzi pubblici in diverse città (che ha rispolverato la &#8220;vecchia istituzione&#8221; del giornale della sera): tutto quello che è successo durante la giornata ce lo hai pronto, scritto e stampato, all&#8217;ingresso della metro alle 6 di pomeriggio quando esci dal lavoro. A maggior ragione i quotidiani tradizionali devono trovarsi una collocazione più precisa nell&#8217;arco della differenziazione dell&#8217;informazione.<br />
I quotidiani non sono più i monopolisti della novità ma possono mantenere il compito dell&#8217;approfondimento, dell&#8217;opinione consapevole e documentata, delle inchieste sui temi di attualità. Senza inseguire e riportare le frasi e le dichiarazioni uscite al TG1 delle venti o a Porta a Porta. La lettura favorisce un approfondimento coscienzioso e ha bisogno di tempo. Per chi corre da una parte all&#8217;altra ci sono le brevi notizie della free press, per chi non corre invece c&#8217;è una gran predisposizione a leggere e rimunginare su ciò che si è letto. In ufficio, in vacanza, in viaggio, al bar, in casa il quotidiano può difendere i suoi spazi di fruizione mantenendo degli standard qualitativi alti. Il problema è che gli standard tendono ad abbassarsi perchè le proprietà puntano a velocizzare tutto il processo produttivo delle notizie, riducendo le spese tagliando lavoratori e formato, dando più spazio alla pubblicità e al marketing piuttosto che puntare alla risorsa più importante del giornalismo: la qualità, senza voltare le spalle all&#8217;innovazione.</p>
<p style="text-align: center;"><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/z27yPxDuGA4&amp;hl=it&amp;fs=1" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/z27yPxDuGA4&amp;hl=it&amp;fs=1" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object>
</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Alessio Neri</strong></p>
<p>Fonti:<br />
- Internazionale, n. 787<br />
- Internazionale, n. 786<br />
- <a href="http://technorati.com/search/futuro+giornalismo?type=search&amp;authority=a4&amp;language=n">Blogosfera (Technorati)</a><br />
- <a href="http://www.liquida.it/search/futuro-giornalismo/">Blogosfera (Liquida)</a></p>
<p>Vecchie redazioni e weblog: convivenza possibile? (la mia tesi di laurea)<br />
- <a href="http://www.scribd.com/doc/6241052/Primo-cap-Il-giornalismo-online-come-sta-diventando-linformazione-dei-quotidiani">I giornali online. Come sta diventando l&#8217;informazione dei quotidiani</a><br />
- <a href="http://www.scribd.com/doc/6241136/Secondo-Cap-I-giornalisti-online-il-presente-e-il-futuro-della-professione">I giornalisti online. Il presente e il futuro della professione</a></p>

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